lunedì 18 maggio 2009

19/05/09 - Dai tifosi la strada giusta. Quella che riparte dal Fila

TS - pag.13

Una voce fuori dal Toro

DI ALBERTO MANASSERO
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Per due volte, un liberatorio urlo di gioia ha cancellato una stagione di pena: intesa come sofferenza di classifica e come sofferenza di spettacolo. Stavolta, com’è logico, il Toro rischia ancora di più. Ma anche dovesse arrivare l’urlo liberatorio, questo non cancellerà un bel niente.
Ce lo fanno capire i tifosi, quelli più organizzati, che hanno scelto di unire il paziente sostegno alla squadra durante la ricerca della terza salvezza consecutiva alla battaglia per il Filadelfia. Ovvero per il ritorno alle origini, per riannodare il filo della vera vita granata, per ricostruire non tanto uno stadio, comunque non solo, quanto un modo di essere, di fare calcio, di giocare, di perdere e di vincere. Può in effetti apparire paradossale, addirittura assurdo, magari folle, che con un piede in serie B i tifosi si preoccupino dei ruderi, di un’area che resta gloriosa malgrado l’inglorioso stato in cui l’hanno precipitata amministratori pubblici e dirigenti privati, ma che è in quello stato da 12 anni. E invece no, questa scelta è la più giusta, anzi no: è l’unica.L’unica che può portare a ricostruire il vero Toro perché è l’unica che permette di ricominciare dal punto esatto in cui il Toro cominciò a morire, che è ben prima del fallimento. Retorica? Balle? Col cavolo! Metà Anni 90: dal ‘93-94 la squadra non si allena più al Filadelfia, nel 1997 lo stadio del Grande Torino viene demolito, intanto Calleri ridimensiona drasticamente il settore giovanile.Ebbene, da allora il Torino ha patito svariate retrocessioni, con 8 campionati di serie B in un decennio contro i due soltanto dei precedenti 90 anni, perdendo via via identità, faccia, cuore, moralità, dignità. Conclusione scontata, magari da qualcuno preventivata, è il fallimento, prima di questo triennio di faticosissima, pesantissima permanenza in A. Non servono altre prove a sostegno dell’incontrovertibile fatto: questo non è più il Torino, da molto tempo, e per far rinascere il vero Torino bisogna ricostruirlo pezzo dopo pezzo, nella casa (il Filadelfia), nella scuola (il vivaio) poi negli uomini (i maestri, prim’ancora dei giocatori; i dirigenti e gli allenatori, prim’ancora dei finanziatori). Solo in questo modo torneranno anche l’anima Toro, lo spirito Toro, e da ciò tutto il resto.
Dunque i tifosi, l’unica cosa ancora vera del Toro, sono sulla strada giusta nel dire «Riprendiamoci il Filadelfia». E domenica sarà fondamentale raccogliere il loro invito: «Alle 10 troviamoci tutti al Fila, c’è una “partita da vivere o morire” e c’è da far chiarire a tutti, Chiamparino e Cairo in testa, che sul Filadelfia non molleremo». E noi non vorremmo illuderci, ma persino la società sembra cominciare a capire, tant’è che oggi riaprirà i cancelli degli allenamenti: certo, troppo comodo farlo solo quando ne avete bisogno, cari signori, ma l’importante è cominciare. Cominciare a ricostruire.

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