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domenica 15 marzo 2009

16/07/92 - Duemilacinquecento tifosi e soliti cori anti Borsano salutano la nuova squadra granata

Il Toro alla carica contro gli scettici Mondonico: Il presidente si fa vedere solo in sede, sorride poco e sta zitto

STAMPA, TORINO, pag.30

TORINO. Quaranta tifosi a mezzogiorno, quando la squadra s'e' ritrovata in sede; duemilacinquecento nel pomeriggio, al FILADELFIA per il primo allenamento. Cosi' il Toro orfano di Lentini non piu' amato e figlio di Borsano sempre odiato e' stato accolto dalla sua gente. Accoglienza tranquilla, scandita dai soliti cori d' affetto per gli eroi nuovi e vecchi e da quelli, ormai altrettanto consueti d' insulto al presidente sino a pochi mesi fa osannato. Al FILADELFIA, la protesta era annunciata da uno striscione "Contro tutti... sempre con voi", dove il "voi" sono tecnico e giocatori e' stata gridata da gruppetti nel silenzio complice, e divertito, della folla. Alcuni cori, piu' che della contestazione avevano un sapore goliardico. Indirizzati a Bruno e a Mondonico, invitavano il terzino a picchiare Lentini e/o, a scelta, Borsano. L' Emiliano, invece, e' stato prima esortato a portare la Coppa Uefa al Toro e poi Gian Mauro Borsano al popolo. Della famiglia granata, l' allenatore e' il piu' amato, i tifosi credono ciecamente in lui. E lui ha loro promesso: "Non mi piace illudere, quindi garantisco solo il massimo impegno. Il nostro obiettivo: stupire quanti giudicano la squadra meno forte". Mondonico, pragmatico, serio e saggio, non s ' e' mai sbilanciato in proclami, mai ha peccato di ottimismo: pero' , una dichiarazione come quella appena riportata e' davvero il massimo della prudenza. Oppure, del realismo. Il tecnico e' tornato su Lentini per confessarsi sorpreso: "Sappiamo tutti perche' Gigi ha scelto il Milan. Nessuno di noi era preparato alla sua partenza, se soltanto avessimo pensato che il giocatore cullava anche la minima intenzione di andarsene non sarebbero stati ceduti gli altri". Ha ricordato, tanto per evitare che qualcuno pronunciasse la frase "La squadra e' stata smantellata" cara ai contesatori: "Due cessioni sono state fortemente volute dai diretti interessati" (Bresciani e Benedetti). Il tecnico s' e' ancora una volta schierato al fianco di Borsano: "S' e' sempre comportato bene con noi: per ora e' il nostro presidente e siamo molto contenti di averlo come tale. Ha garantito ai giocatori che non esistono problemi economici". Mentre i maligni subito mormoravano "Ecco perche' i prodi sono cosi' allegri", il Mondo dribblava la perfida domanda su chi tra Aguilera, Casagrande, Scifo e Martin Vazquez (il ghanese Gargo deve essere ancora tesserato) s' accomodera' in tribuna. Il dribbling riusciva in maniera perfetta: "Piu' la societa' e' forte e meno esistono di questi problemi". Societa', si badi bene, e non squadra: cioe', se la dirigenza del club ha il polso forte e sostiene l' allenatore nelle sue scelte, non c' e' pericolo che le eventuali polemiche dell' escluso abbiano qualche seguito e possano turbare l' ambiente. Intanto, nella sala attigua, i trenta fotografi avevano gia' deciso che il "forestiero in piu' " e' lo spagnolo: tutti ignoravano Rafa e sgomitavano per ritrarre insieme Aguilera, Casagrande, Scifo. Poco prima avevano sgomitato per bersagliare di flash un Borsano avaro di sorrisi e privo di parola mentre l' allenatore, appreso del Norrkoeping rivale in Uefa, era sincero: "Non dico nulla perche' non so nulla di questa squadra".

Claudio Giacchino



15/07/92 - "Il cuore resta piemontese ma non ho tempo da dedicare al prestigioso club"

Oggi il raduno, poi fino a sabato allenamenti al Filadelfia
Granata subito in campo Da Bruxelles, con una lettera aperta Ferrero ha ufficializzato il suo no
STAMPA, TORINO, pag.26
TORINO. Il Torino ricomincia oggi mettendo fine a vacanze lunghe piu' di un mese. La squadra si ritrova in sede a mezzogiorno e alle 18, al FILADELFIA, incontrera' i tifosi e la fatica del primo allenamento (niente pallone, solo lavoro muscolare). Nell' occasione, i sostenitori rinnoveranno la protesta contro Borsano e l' invito ad andarsene. Invito destinato, almeno a tempi medio brevi, a rimanere inascoltato. Per la semplice ragione che all' orizzonte di compratori non si profila neppure l' ombra. Da Bruxelles, Michele Ferrero ha ufficializzato il suo "no" all' appello lanciato domenica da 18 granata vip: "Prenda lei la societa' ". In una lettera aperta, il re del cioccolato ringrazia "quanti hanno pensato a me come presidente del Torino, squadra amata da tanti italiani" e afferma: "Da molti anni, ormai, anche se il cuore e' rimasto piemontese, sono residente all' estero, dove molteplici impegni di lavoro assorbono gran parte del mio tempo. Per questo motivo mi sarebbe impossibile dedicare alla societa' le attenzioni che il presidente di un cosi' prestigioso club dovrebbe riservarle" Insomma, per l' ennesima volta negli anni l' industriale albese che vive tra Bruxellese, ove ha trasferito la direzione del suo impero dolciario, e Montecarlo ha ribadito che non gli interessa il Toro. Gia' nel 1982, quando Orfeo Pianelli cedette il passo a Sergio Rossi era saltata fuori l' ipotesi Ferrero: anche allora, fondata sul nulla. Rispunto' pure, sempre da niente motivata, nella primavera ' 89, quando De Finis e Gerbi decisero di lasciare e arrivo' Gian Mauro Borsano.
...
(c. giac. )

13/07/92 - Un appello a Ferrero

DA UN GRUPPO DI TIFOSI VIP DEL TORINO

STAMPA, TORINO, pag.1

TORINO. Un appello a Michele Ferrero, l'industriale proprietario dell'omonima industria dolciaria, perche' diventi presidente del Torino e' stato lanciato da esponenti del mondo culturale, politico, sportivo, scientifico e industriale. Il documento e' stato firmato dagli ex calciatori Mazzola e Agroppi, dai giornalisti Del Noce, Mina', Ormezzano, Fini e Del Colle, dall'ex ministro Bodrato, dai pittori Gribaudo e Nespolo, dall'olimpionico di sci Gros, dai cardiochirurghi Brusca e Di Summa, dal letterato Barberi Squarotti, dagli ex sindaci di Torino Novelli e Porcellana, dal regista Scaglione e dal comico e presentatore tv Gnocchi. Il gruppo, prendendo spunto dalla cessione di Lentini al Milan, invita implicitamente l'attuale presidente Gianmauro Borsano a cedere il Torino. Si afferma nell'appello: "Ultimamente il nostro Torino, per ragioni che vanno dall'insipienza al calcolo troppo astuto, ha perso contatto non solo con un particolare grande calcio, ma anche, cosa piu' grave, con la piccola grande gente che lo ama". Prosegue lo scritto: "Il vistoso caso Lentini, calciatore-simbolo creato al campo di via FILADELFIA e poi perduto in un mercato che si muove su cifre e modi estranei alla tradizione granata, ha creato disagio e rabbia, stupore e vergogna, allarme e incertezza, aprendo un problema vasto e vitale". "Il Torino - si aggiunge - ha bisogno di un personaggio leader, come lei, che sappiamo di fede granata, ma soprattutto di forte sentimento piemontese, dove questo aggettivo va inteso nella sua forza storica di serieta' e nel suo valore spicciolo di simpatia". Da Borsano "no comment" circa l'appello, le cui motivazioni sono anche state spiegate da alcuni dei firmatari.

SERVIZI A PAGINA 2
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IL TESTO DELLA LETTERA
Al Toro serve un leader come lei di grande sentimento piemontese
Pagina 2
SIAMO un gruppo di persone sentimentalmente vicine al Torino, squadra di calcio che e' stata e deve rimanere emblema di entusiasmo popolare, di genuinita' cittadina, di tifo e di fede nel tifo, di fiducia nel vivaio, di senso orgoglioso e intanto umile di unicita' per storia e attualita', di grandi risultati ottenuti con mezzi modesti o comunque con mezzi saggi. Alla piemontese, diciamo, per chi sa capire il valore di un aggettivo, di una definizione. Ultimamente ci e' parso chiaro che il nostro Torino, il nostro Toro, per ragioni che possono andare dall'insipienza al calcolo troppo astuto, dalla pressione cosmica di un ambiente al quale i successi granata, che sanno di una certa Torino, danno noia, alla semplice umanissima frequentazione di errori, ha perso il contatto non solo con un particolare grande calcio, ma anche - cosa piu' grave - con la piccola grande gente che lo ama. Il vistoso caso di Lentini, calciatore-simbolo creato al campo di via FILADELFIA e poi perduto in un mercato che si muove su cifre e modi estranei alla tradizione granata, ha creato disagio e rabbia, stupore e vergogna, allarme e incertezza, aprendo un problema vasto, vitale. L'indagine dei perche' e dei percome e' stata condotta con ottiche diverse, su diversi livelli, e con indicazione di cure assortite. Ma noi pensiamo che, come in tanti casi simili, e non solo sportivi, tutto sia riconducicile, nel bene e nel male, al personaggio-leader. E pensiamo che il Torino, il Toro ha bisogno di un personaggio-leader come lei, che sappiamo di fede granata ma soprattutto di forte sentimento piemontese: dove questo aggettivo va inteso nella sua forza storica di serieta' e nel suo valore spicciolo di simpatia. Il Torino ha bisogno di uno dei nostri, di uno anzi che - lo ha provato la sua vita, la sua carriera - e' fra i migliori dei nostri, e puo' portare alla societa' una esperienza imprenditoriale mandata sempre avanti insieme con il culto dei migliori sentimenti, senza rumore, con dedizione, senza boria, con successo. In cambio il Torino puo' dare il calore di una tifoseria senza pari, una grande ribalta internazionale, una prima squadra ancora molto forte, ormai esperta di grandi scene europee, un vivaio sempre piu' ricco, e la possibilita' infine di unire il nome della compagine, della societa', attraverso una sponsorizzazione davvero prima morale che economica, al nome di una persona e casomai di un prodotto nati nella sua stessa regione. Signor Ferrero, perche' non diventa lei il presidente di un nuovo e vecchio Torino? Il nostro presidente? Aldo Agroppi, Giorgio Barberi Squarotti, Guido Bodrato, Antonio Brusca, Michele Di Summa, Beppe Del Colle, Fabrizio Del Noce, Massimo Fini, Gene Gnocchi, Ezio Gribaudo, Piero Gros, Sandro Mazzola, Gianni Mina', Ugo Nespolo, Diego Novelli, Gian Paolo Ormezzano, Giovanni Porcellana, Massimo Scaglione.

07/07/92 - Tanti i goleador cresciuti in granata,

ma finora un solo vero campione Vieri e' sulle orme di Pupigol.
Per tutti una buona carriera


STAMPA, TORINO, pag.42

Da Paolino Pulici a Christian Vieri, quante punte di valore ha prodotto (e continua a produrre) il vivaio granata. Da quella fabbrica di campioni e onesti lavoratori del pallone che si chiama FILADELFIA e' uscito un numero altissimo di ottimi o buoni attaccanti: i piu' bravi e fortunati hanno recitato a lungo sui palcoscenici della A, gli altri hanno svolto (o stanno svolgendo) dignitosa milizia nella cadetteria. Christian Vieri e', in ordine di tempo, l' ultimo gioiello delle giovanili del Toro. Figlio d' arte (il padre, l' eccentrico Bob che a cavallo tra gli Anni Sessanta e Settanta delizio' e fece dannare i tifosi di Sampdoria, Juve e Bologna), ventenne, un fisico da corazziere, e' stato l' artefice principale del secondo scudetto consecutivo conquistato dalla Primavera guidata da Rampanti. Secondo i tecnici, il centravanti potrebbe diventare il Gigi Riva di fine secolo: non per nulla il Milan ha offerto, a detta di Borsano, 10 miliardi: cifra strepitosa per un ragazzo che in A ha disputato solo alcuni spezzoni di partita riuscendo, pero', nell' impresa di segnare gia' un gol. Dall' aprile del ' 68, quando Puliciclone, a S. Siro contro l' Inter, realizzo' la prima delle 142 reti che mettera' a segno nella massima divisione, il FILADELFIA ha regalato al calcio professionistico ben 11 attaccanti. Il pezzo migliore e', indiscutibilmente, Pulici: per tredici stagioni ha fatto impazzire la Maratona, fini' la carriera a Firenze. I tifosi non hanno dimenticato la sua potenza, la caterva di gol messi a segno nelle situazioni piu' differenti (testa, piede, in acrobazia, di rapina, con gran tiri) tant' e' che sempre, quando l' attacco del Toro soffre di sterilita', dalla curva si leva il coro: . Nella tabella qui a fianco sono riportati i del vivaio torinista. Tutti giocatori che, nel campionato Primavera, hanno fatto sfracelli, vincendo classifica cannonieri, scudetti, Coppe Italia, tornei internazionali. Nessuno, pero', una volta fatto il salto in prima squadra, e' stato capace di ripetersi tanto alla grande, tranne Puliciclone. Chi prometteva di eguagliarne le gesta, Pietro Mariani, venne bloccato dalla malasorte: Mariani, che tra i giovani aveva segnato addirittura piu' di Paolino, in A ha segnato soltanto 10 volte. Due gravi incidenti gli hanno spezzato i sogni di gloria e cancellato il fiuto del gol. Lasciato il granata, l' ex bomber s' e' trasformato, prima a Brescia e adesso al Bologna in difensore. Lo stesso cammino a ritroso ha percorso Antonio Comi: castiga portieri in Primavera, divenne titolare in A nel 1985 86: pochi gol e un progressivo arretramento, sino al ruolo di libero nella Roma di Bianchi. Tutti gli altri attaccanti cresciuti al FILADELFIA, invece, hanno continuato a in area di rigore Tra coloro che hanno vissuto bella carriera, Claudio Pellegrini (38 reti in un quindicennio di A sotto diverse bandiere) e Giorgio Bresciani (26 centri con la maglia di Toro e Atalanta). Poco o nulla, rispetto alle attese, ha sinora combinato Franco Lerda, per il quale gli esperti stravedevano. Pero', la piccola punta di Centallo e' maturata, nel Foggia ha l' occasione di ripercorrere le orme di Baiano e Signori. Occhio anche a Benito Carbone (21 anni): oltre che, naturalmente, a Vieri.
Claudio Giacchino