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domenica 22 novembre 2009

24-12-2002, IL 2002 SOTTO L'ALBERO DI NATALE: IMPEGNI, PROGRAMMI, FESTEGGIAMENTI

STAMPA, TORINO, pag.42

Il Comunale al club granata. C'e' il via libera della giunta Lo STADIO Comunale di corso Sebastopoli sara' ceduto al Torino calcio in diritto di superficie per 99 anni. L'ha deciso la giunta comunale, nell'ultima riunione prenatalizia di ieri mattina. Il «si'» di sindaco ed assessori e' immediatamente successivo alla delibera con cui il Comune, venerdi' scorso aveva affidato lo STADIO Delle Alpi alla Rubentus. Entrambe le decisioni, dopo la pausa natalizia e di fine anno, saranno sottoposte all'approvazione del Consiglio comunale. Con quest'ultimo semaforo verde, la vicenda degli stadi torinesi giunge davvero in prossimita' del traguardo dopo anni di trattative spesso difficili. Ma proprio nel 2002 si e' giunti a un accordo gradito alla citta' e ad entrambe le societa' calcistiche. I lavori per la ristrutturazione del Comunale, STADIO costruito nei primi Anni Trenta, dovrebbero partire il primo luglio del 2003 e terminare entro il 30 giugno 2005. Dal prossimo agosto, invece, verra' aperto il cantiere nell'area del mitico STADIO granata di via FILADELFIA, ora quasi completamente abbattuto. E proprio l'acquisizione da parte del Torino calcio del FILADELFIA, di proprieta' della Sis del patron granata Franco Cimminelli, e' stata una condizione alla stipula del protocollo d'intesa tra il Club e l'amministrazione comunale. Dopo la firma del contratto con Palazzo Civico, il Torino avra' tempo 60 giorni per consegnare il progetto definitivo di ristrutturazione del Comunale, area nella quale sara' realizzato l'impianto per l'hockey su ghiaccio che verra' utilizzato nel corso dei Giochi olimpici invernali del 2006. E il Toroc, comitato organizzatore della kermesse a cinque cerchi, potra' accedere all'area STADIO dal primo marzo 2005 per gli allestimenti necessari. Entrambe le concessioni ora verranno esaminate in commissione, quindi, appena liberate (si pensa entro la meta' di gennaio) saranno discusse in Sala Rossa. Per l'area FILADELFIA e' comunque necessaria un'operazione urbanistica in piu' (che l'assessore Mario Viano sta predisponendo e che per la zona del Delle Alpi e' gia' stata approvata) per cambiare la destinazione d'uso di quei terreni.

22-12-2002, DEFINITO IL DESTINO DEGLI IMPIANTI TORINESI

STAMPA, TORINO, pag.38

E domani il Comune esamina la convenzione con il Torino Sbloccata la questione del passaggio di proprieta' dei terreni del mitico FILADELFIA, dalla Sis al Torino Calcio, e approvato lo schema di concessione dello STADIO Delle Alpi alla Rubentus, la giunta comunale domani mattina dovrebbe esaminare l'analogo provvedimento per assegnare alla societa' granata lo STADIO Comunale di corso Sebastopoli. Pure in questo caso il club di patron Cimminnelli otterra' l'impianto in concessione per 99 anni e dovra' pagare alla Citta' sei milioni di euro, circa 12 miliardi di lire. I granata, inoltre, potranno realizzare la loro sede sociale, il museo e un campo di calcio per la squadra Primavera, nell'area del vecchio STADIO FILADELFIA, oggi quasi interamente abbattuto. Area che, come detto, dopo i necessari chiarimenti, nei giorni scorsi e' stata trasferita dalla Sis, societa' di Cimminelli, al Torino Calcio, come era stato richiesto dall'amministrazione comunale. Con quest'ultimo atto, gli impegni assunti dal sindaco Sergio Chiamparino in campagna elettorale, dovrebbero trovare soluzione. La questione stadi, come si ricordera' era in ballo da circa otto anni, quando Rubentus e Torino avevano lamentato difficolta' a giocare in un manufatto poco razionale per il calcio, dotato di una pista di atletica voluta dal Coni che ancor oggi allontana eccessivamente «lo spettatore dallo spettacolo». Di li', si era all'avvio della prima amministrazione Castellani, furono tentate tante strade, senza mai arrivare ad una conclusione operativa. Ora, alla vigilia delle firme dei due contratti, i management di Rubentus e Torino, non nascondono la loro soddisfazione, peraltro condivisa dagli assessori municipali coinvolti nell'operazione: Paolo Peveraro, che ne ha affrontato gli aspetti economici, e Renato Montabone, sotto il profilo degli impianti sportivi operanti in citta'. Fra i quali, quello degli stadi era un nodo non certo facile da sciogliere.

20/12/02 - Risolta l' ultima querelle. Anche il Toro ha lo stadio

Repubblica — pagina 2

Sotto l' albero, Rubentus e Torino trovano anche le delibere del Comune che vende ai bianconeri l' area dello stadio delle Alpi e ai granata quella del Comunale. Oggi, in una riunione straordinaria della giunta, verranno approvati i provvedimenti confezionati fino ieri sera dall' assessore Paolo Peveraro e dal suo staff, uno per la Rubentus e uno per il Torino. I diritti di superficie del Delle Alpi e delle zone che lo circondano passeranno alla Rubentus per 99 anni dopo il pagamento di 25 milioni di euro, in varie tranche (un milione alla firma dell' atto, sei successivamente e gli altri diciotto in nove rate da due milioni). La società presieduta da Attilio Romero disporrà per gli stessi anni del Comunale (profondamente da ristrutturare) versando, in varie fasi, circa sei milioni. Le due delibere arriveranno anche in Consiglio comunale nelle riunione pomeridiana: la discussione ci sarà però dopo la pausa natalizia. Entro gennaio ci sarà la firma ufficiale degli atti di vendita con le due società, mettendo la parola fine a questa complessa e tormentata vicenda. Sul filo di lana, è stata anche risolta l' ultima querelle: quella del passaggio di proprietà al Torino calcio dell' area dello stadio Filadelfia, fino all' altro ieri nelle mani della Sis, del patron Franco Cimminelli. «Il Comune non può che trattare con le due società. Per questa vicenda non può avere rapporti con altri soggetti privati. Se non si chiarisce questo punto, l' operazione si blocca» aveva detto nei giorni scorsi l' assessore all' urbanistica Mario Viano. Ora tutto è risolto. La questione Filadelfia è uno dei tasselli del complesso puzzle messo a punto con il Torino. Che oltre, ad avere la disponibilità dello stadio Comunale dal 2006, ha ottenuto il via libera per interventi immobiliari e di riqualificazione nell' area ora occupata dalla macerie del glorioso impianto granata. Con il passaggio di proprietà, viene rafforzata la situazione finanziaria del club Risolti tutti gli inghippi burocratici, l' attenzione, dopo la firma degli atti, si concentra sui progetti e sui tempi di realizzazione degli interventi di ristrutturazione. La Rubentus conta di avviarli alla fine del campionato, in modo da cominciare la nuova stagione nel nuovo Delle Alpi, senza pista d' atletica e con tribune più vicine al campo da gioco. In seguito darà il via ai lavori di riqualificazioni delle aree vicine dove insedierà attività commerciali. Il Torino proporrà il suo Comunale personalizzato entro la prossima primavera (a realizzarlo sarà la Recchi). Sarà uno stadio da 30 mila posti, con accanto un suggestivo palazzetto per il ghiaccio pensato per le Olimpiadi e utilizzabile, dopo i giochi, come impianto polifunzionale.
- GINO LI VELI

17-12-2002, IN SALA ROSSA Delle Alpi Via libera alla Rube

STAMPA, TORINO, pag.37

Passo avanti per il progetto che prevede di affidare lo STADIO Delle Alpi alla Rubentus, «in diritto di superficie» per 99 anni: ieri il Consiglio comunale ha approvato con il si' di tutto il centro-sinistra, l'astensione del centro-destra e un solo «no» di Rifondazione comunista, la variante urbanistica numero 56, che cambia la destinazione d'uso dell'area della Continassa da «pubblica» a «privata d'interesse pubblico». In tal modo il Comune offre alla Rubentus la possibilita' di utilizzare i 54 mila metri quadrati dell'impianto non solo per il calcio, ma anche per attivita' complementari alla struttura sportiva: palestre, spogliatoi, magazzini, sede sociale bianconera. Una parte, ossia circa 17 mila metri quadri della suddetta superficie, potra' contenere iniziative connesse alle attivita' pedatorie: fans shop, promozioni e gadget per i tifosi, museo bianconero, oltre ad imprese commerciali, con un'area di vendita rivolta al pubblico che, secondo la variante, non potra' comunque superare i 10 mila metri quadrati. Il documento, proposto dall'assessore all'Urbanistica Mario Viano, da' via libera alla firma del protocollo d'intesa fra Comune e societa' bianconera, che dovrebbe ricevere l'area della Continassa entro gennaio. Positivi i commenti degli assessori allo Sport, Renato Montabone, e alle Attivita' economiche, Paolo Peveraro. Spiega Montabone: «Si tratta di un atto importante che speriamo possa chiudere una vicenda in ballo ormai da quasi 10 anni». E Peveraro: «Con la Rubentus siamo a buon punto. Comunque penso che a firmare, oltre alla Rube, ci sia anche il Torino Calcio, con il quale stiamo perfezionando gli accordi». Intese che prevedono la cessione del Comunale di corso Sebastopoli alla societa' granata, previo passaggio dei terreni dove sorgeva il FILADELFIA, dall'attuale proprietario - il patron del Toro, Cimminnelli - al Torino-Calcio. A quel punto i costi per ristrutturare il Comunale verrebbero coperti con mutuo stipulato dallo stesso Club, con la garanzia di una fidejussione del Comune.

09-12-2002, IL PATRON: CREDO ANCORA IN QUESTA SQUADRA Cimminelli: «Nulla da rimproverarmi»

STAMPA, NAZIONALE, pag.32

TORINO LA domenica senza calcio per il luttuoso evento che ha colpito l'Atalanta e' servita al Toro per una pausa di riflessione e per un'approfondita analisi sulla crisi che ha portato la squadra in piena zona retrocessione scatenando la contestazione della tifoseria nei confronti dei giocatori e della societa', colpevole di non aver adeguatamente potenziato l'organico. Ma che cosa risponde il patron Francesco Cimminelli ai fan delusi e non ancora rassegnati? Quali messaggi puo' trasmettere ai fedelissimi radunati al vecchio Fila? C'e' chi gli chiede di passare subito la mano, e chi, non vedendo all'orizzonte valide alternative, rilancia l'idea di varare un azionariato popolare. Cimminelli non chiude le porte in faccia a nessuno: «Se qualcuno e' interessato ad acquistare il Toro venga a trattare. E non solo per farsi pubblicita' o prendere esclusivamente la parte che riguarda gli stadi, ma per rilevare tutto. Per ora, sento solo parole». Eppure, la Carrefour avrebbe offerto circa 26 milioni di euro, 50 miliardi di vecchie lire. Anche la Robe di Kappa, con il concorso della Benetton, sarebbe disposta a sborsare la stessa cifra. L'azionista del Toro conferma che la Carrefour ha fatto un discorso di tipo commerciale legato allo STADIO e che Boglione gli ha telefonato per dirgli di non dare retta alle voci: «Quanto alle cifre che circolano sanno di presa in giro considerando che ho speso 80 miliardi di lire per ingaggiare i giocatori. Se poi stanno rendendo al di sotto della loro valutazione e' un'altra storia. Vero che la societa' e' colpevole di tutto ma non va in campo. Riteniamo di poterci guardare allo specchio senza vergognarci. Non ho nulla da rimproverarmi e pago di tasca mia gli errori». Domani, Cimminelli si rechera' alla Circoscrizione 9 per spiegare i suoi piani sulla ricostruzione del piccolo FILADELFIA e dello STADIO Comunale. Mercoledi', ci sara' l'incontro in Comune. E se un giorno dovra' lasciare, Cimminelli sogna di farlo all'apice, non al fondo della classifica. E' sempre convinto che il Toro si salvera': «Saro' un illuso ma ci credo». E ribadisce che a gennaio arriveranno due o tre rinforzi: «C'e' uno staff di tecnici che stanno guardando in Italia e all'estero per trovarli. Non dobbiamo seguire l'onda emotiva ne' nomi altisonanti e cercare elementi che rispondano ai nostri requisiti. Guai fare un passo indietro. Nella disgraziata ipotesi si retrocedesse allestirei una squadra in grado di risalire subito in A».

09-12-2002, Sit-in dei tifosi: «Non ci ruberanno anche i ricordi» Dai capi popolo torinisti un decalogo contro giocatori e societa'

STAMPA, NAZIONALE, pag.32

RADUNO MATTUTINO AL FILADELFIA TRA PROTESTE, INSULTI, PROCLAMI E LACRIME DI COMMOZIONE

TORINO «Riprendiamoci il Toro». Cosi' l'enorme striscione che ha accolto ieri mattina piu' di settecento irriducibili alle rovine del vecchio FILADELFIA, trascinati da una fede incrollabile e dalla convinzione che il Toro appartenga in primis ai tifosi. I cancelli dello STADIO «dei sogni e della gloria» granata si sono aperti con un leggero ritardo sulla tabella di marcia, che prevedeva per le 9 l'inizio del sit-in di protesta. Attimi di profonda commozione quando i tifosi sono potuti entrare nell'antiSTADIO, completamente ripulito dagli ultra' che hanno organizzato la lunga giornata granata. Volti rigati dalle lacrime, occhi arrossati dall'emozione di poter respirare nuovamente l'aria di quel tempio che rese invincibile e immortale la squadra italiana piu' forte di tutti i tempi. Qualcuno ha superato i cordoni che delimitavano l'antiSTADIO per recarsi in campo: letteralmente inghiottito dalle altissime sterpaglie quello che fu un terreno di gioco verdissimo. Gli onori di casa, ovviamente, spettavano agli ultra' che da una settimana, giorno e sera, hanno preparato l'appuntamento per dare voce al popolo torinista, il quale ha risposto con una presenza numerica al di sotto delle attese, ma assolutamente forte e dura nel trasmettere un decalogo comportamentale per tutti i club organizzati, della curva Maratona e non solo. Questi i nuovi comandamenti: 1. Sfilare ai giocatori il colore granata dalle maglie; 2. FILADELFIA al Torino Calcio; 3. No ad alberghi o centri commerciali; 4. Contestazione continua verso Cimminelli; 5. Se la classifica peggiorasse, avanti con la Primavera e Giacomo Ferri; 6. Ripulire anche senza permessi il FILADELFIA diventato un luogo di disperati; 7. Il Toro a Mazzola e Zaccarelli; 8. Basta invocare ancora Asta; 9. Contattare e invitare imprenditori di rovata fede granata ad intervenire subito; 10. Non andare piu' al «Delle Alpi» bensi' a Superga quando gioca questa squadra. Dictat durissimi. Ad aprire il dibattito, Paolo degli Ultras che ha subito spiegato il primo «comandamento»: «Tiferemo solo per le maglie e per il nome che portiamo, perche' il Toro e' e sara' sempre nostro. Nessun rispetto per quegli undici sacchi di m... che scendono in campo tutte le domeniche. Basta anche con il rievocare sempre Antonino Asta. Mica e' Paolo Pulici o Ciccio Graziani». Tocca poi a Renato (applauditissimo dai presenti): «Via immediatamente le maglie granata. Che si cerchino un altro colore, consiglierei un marroncino pallido, tanto per essere in tema, ma non piu' granata. Non sono degni di questa casacca, cosi' come l'attuale societa'. Sono venuti solo per prenderci per i fondelli. Aghemo ci disse che mai aveva visto un presidente con cosi' tanti soldi. E chi li ha visti sti soldi?». Una dolcissima signora ha provocato, con il suo intervento breve ma sincero e profondo, attimi di commozione: «Proporrei una forma di protesta civile e in sintonia con questo magnifico posto. Quando gioca questa squadra che non riconosciamo piu', non andiamo a seguirla allo STADIO ma tutti insieme rechiamoci a Superga: staremo 90' davanti alla lapide dei nostri eroi immortali, loro si' che meritano il nostro ricordo, non questi pseudogiocatori». Quindi tocca a Roby dei «Ragazzi della Maratona»: «Sara' contestazione durissima. Cimminelli e Romero se ne devono andare. Subito. Immediatamente. Sensibilizziamo gli imprenditori piemontesi, mobilitiamoci nei nostri limiti a cercare qualcuno che li sostituisca. Si', signori, preferisco la C2 che scomparire poco alla volta in questo modo. Meglio ripartire da zero ma da Toro. Via i ''gobbi''. Non li vogliamo in casa nostra». Il proscenio passa ad un anziano tifoso che al FILADELFIA ci andava per vedere Mazzola e Gabetto; adesso deve convivere con lo squallore che lo circonda: «Vorrei avere la vostra eta' per contestare. Cimminelli ci sta rubando anche i nostri ricordi. Mandiamolo via e rupuliamo tutti insieme questo tempio del calcio». Poi tutti a mangiare: carne alla brace e panini assortiti, bagnati da buon barbera. Infine il trasferimento al «Delle Alpi». Ai cancelli, pero', la notizia del rinvio: la tristezza aumenta, nella giornata dedicata ai ricordi.

Aurelio Benigno

08-12-2002, Tam tam ultra': «Tutti al Filadelfia». Parte dall'ex stadio della leggenda la marcia della speranza sul Delle Alpi

STAMPA, NAZIONALE, pag.31

TORINO Tutti al «Fila». Come una volta. Questa mattina (ore 9 spaccate) si riapre il mitico FILADELFIA, lo STADIO dei sogni rimasto intatto nei cuori granata. Perche' in quel campo continuano a giocare gli eroi di Superga, quell'eterna ultima partita contro il Benfica, per rimontare e ribaltare quel 4-3 che segno' il destino del popolo granata. Non e' un caso che questa mattina si spalanchino quei cancelli, perche' il FILADELFIA e' e rimarra' la «casa» del Toro. Sara' una vera e propria adunata di tutti i tifosi granata: quelli della Maratona ovvio, ma anche i club sparsi per tutta la penisola come Roma, Melfi, Pesaro, Faenza, Jesi, Milano, Pontremoli, La Spezia, Barberino del Mugello, Versilia e quelli del Centro-Sud rappresentati dai loro maggiori esponenti. Sono stati gli ultras a organizzare tutto, Danilo, Fausto e Tiziana in testa. Nomi che spesso vengono citati a causa di intemperanze da STADIO nelle cronache di tafferugli, spesso pero' sbagliando, perche' alla fine, come dall'ultima sentenza del Tribunale, vengono sempre «assolti per non aver commesso il reato». Per loro esiste solo la fede granata e infatti e' da una settimana che stanno lavorando al loro sogno, quello di riaprire le porte del FILADELFIA. Hanno ripulito il piazzale per ospitare oggi il popolo granata al gran completo. Hanno organizzato tutto nei minimi particolari, grigliata e pranzo compresi, che distribuiranno dopo il dibattito, cosi' come dolcetto e barbera, per scaldarsi un po' prima di trasferirsi al Delle Alpi, per «l'altra partita» contro un'Atalanta altrettanto disperata, e dunque fondamentale per i cuori granata. Ed e' proprio uno dei leader della curva, Danilo, a spiegare il motivo di questa grande giornata granata: «Subito dopo aver aperto il cancello leggeremo il comunicato e apriremo il dibattito sul tema: salviamo il salvabile. Vogliamo chiarezza sul FILADELFIA, la nostra casa che nessuno ci potra' toglierci. Tutti insieme daremo voce ai nostri cuori. Perche' il Toro non e' un cruscotto di plastica, il Toro e' una fede e guai a chi ce la tocca. Questa mattina dovra' partire, proprio dal FILADELFIA, il nostro grido di allarme, non solo sullo STADIO ma sul futuro di questa societa'. Lasceremo spazio a tutti, tifosi organizzati e non, perche' da oggi la nostra voce non smettera' mai piu' di farsi sentire». Anche Roby, il responsabile dei «Ragazzi della Maratona», si unisce al coro. Per lui la giornata di oggi e' storica: «Perche' il FILADELFIA deve tornare al Toro. Questa e' la nostra casa e oggi dimostreremo che da qui, da questo STADIO della storia, si sono moltiplicati i cuori granata che rivogliono soprattutto una societa', una sede e una squadra vere».
Aurelio Benigno

08/12/02 - I tifosi a raduno sulle rovine del Fila grigliata e vino contro Cimminelli

Repubblica — pagina 13

Memoria storica e protesta pacifica contro l' attuale gestione della società. Sotto questo segno i tifosi granata di tutta Italia si ritrovano questa mattina alle 9 al vecchio e ferito a morte stadio Filadelfia, il campo di gloria del Grande Torino, per difendere il «Fila» dalle speculazioni edilizio-commerciali e per cercare di salvare il Toro dal baratro in cui sta sprofondando. I club organizzati della Curva Maratona, che ieri hanno tagliato l' erba tra i ruderi dello stadio e collocato un palco, oltre a dare voce a chi vorrà dire la sua, assicurano grigliata e vino. Hanno aderito anche i quarantacinque club del Toro che, nei giorni scorsi, avevano sottoscritto e diffuso un appello contro il patron Cimminelli e soci.

03/12/02 - Nuova idea Azionariato popolare

Repubblica — 03 dicembre 2002 - pagina 9

Siccome di alternative a Cimminelli non ce ne sono, i tifosi ne stanno preparando una per conto loro: un gruppo di appassionati granata, infatti, ha studiato con molta attenzione la possibilità di acquistare il Torino attraverso lo strumento dell' azionariato popolare. Alcuni tifosi sono stati anche in Spagna per approfondire le conoscenze su Real Madrid e Barcellona, rette entrambe da un' assemblea che comprende circa centomila persone. Il progetto granata è stato presentato ufficialmente ieri sera. In passato, erano già stato tentate iniziative analoghe che però non avevano riscosso molto successo, tipo «Azione granata» di Goveani e «Un mattone per il Filadelfia» di Diego Novelli. Mai, però, lo spunto era venuto proprio dai tifosi. Si attendono sviluppi.

19-11-2002, Gli stadi ai privati, primo «si'» della Sala Rossa Ma e' polemica sulla variante dell'ex Filadelfia: «Un favore a Cimminelli»

STAMPA, TORINO, pag.39

DELLE ALPI E COMUNALE SUBIRANNO PROFONDI LAVORI DI RISTRUTTURAZIONE

«Votavevi voi la variante Cimminelli!». Esibendo questo polemico cartello ieri sera, in una Sala Rossa ristretta dai lavori in corso, i consiglieri di Forza Italia hanno abbandonato l'aula al momento di approvare le due maxi-delibere sul futuro degli stadi sotto la Mole. Dopo aver premesso che l'operazione FILADELFIA «e' qualcosa di inaccettabile, soprattutto da una giunta di sinistra, perche' quello era l'unico polmone verde della zona», il capogruppo degli azzurri in Sala Rossa ha scatenato una levata di 11 scudi (i cartelli, appunto, corrispondenti ai consiglieri presenti) contro «un regalo a base di cementificazione selvaggia al patron del Toro». Il capogruppo di An Ferdinando Ventriglia, il secondo partito di minoranza ha invece commentato: «Non siamo contrari a costruire, ma devono essere offerte le stesse opportunita' a tutti». La maggioranza ha subito risposto, attraverso i capigruppo dei ds Borgogno e della Margherita Borgione che l'area FILADELFIA «e' privata, per cui sarebbe stato possibile anche un intervento edificatorio di tre volte superiore a quello previsto in variante». Secondo la delibera passata ieri in Consiglio fra le vie Tunisi, Giovanni Spano, Giordano Bruno e FILADELFIA (dove un tempo giocavano i granata) nasceranno, insieme con il «nuovo FILADELFIA» nuovi negozi e condomini, ma anche parcheggi interrati, aree verdi e percorsi ciclabili. E' stato dunque targato Forza Italia l'unico colpo di scena di un'affaire-stadi che ieri e' stato licenziato in Consiglio comunale. Le due maxi-delibere (presentate dagli assessori all'Urbanistica Mario Viano e al Patrimonio Paolo Peveraro) per la variante al piano regolatore dell'ex-STADIO FILADELFIA e del Comunale sono state approvate. La prima, con 30 voti favorevoli (An, Rifondazione e Lega non hanno partecipato), la seconda con altrettanti voti favorevoli (Fi, Lega e Rifondazione non hanno partecipato e An si e' astenuta). Scongiurato il mancato appoggio dei Comunisti italiani (fino all'ultimo temuto dal sindaco Chiamparino) ieri la maggioranza si e' ritrovata compatta sul via libera agli stadi. Un «si'» che la citta' attendeva da almeno sei anni. Il capogruppo Gianguido Passoni ieri ha colto l'occasione per ripetere che le sue perplessita' non riguardavano l'aspetto «olimpico» degli stadi, ma la risistemazione del verde di piazza d'Armi. «Bisogna fare in modo - ha detto Passoni - che la gente possa sul serio viverlo questo parco». Apparivano invece profondamente lieti di aver superato una tappa importante della questione-stadi, i ds: «Abbiamo deliberato due documenti fondamentali - ha dichiarato Borgogno - con un accordo sul Comunale ''blindato'': se il Torino non dovesse rispettare quanto previsto, il Comune rientrerebbe nel pieno possesso dello STADIO». Soddisfatto anche il Verde Nigro che ha insistito «sulla necessita' di garantire, la massima fruibilita' dei 300 mila metri quadri di verde di piazza d'Armi». Intanto, mentre i consiglieri discutevano alla bouvette di indici e cubature, l'assessore Viano anticipava, nei corridoi, qualche dettaglio del progetto (fatto realizzare dal Toro) sul Comunale: «A coprire gli spalti ci sara' una tenso-struttura sostenuta da tralicci molto leggeri che permettera' di apprezzare l'architettura del vecchio STADIO». E anche se ieri sera non si e' parlato del «Delle Alpi» (quella variante era gia' stata approvata) vale la pena ricordare gli aspetti salienti dello storico «contratto» firmato il 18 giugno scorso a Palazzo civico. Per i prossimi 99 anni, la societa' bianconera giochera' in uno STADIO «Delle Alpi» di proprieta', da 45 mila posti, (costo 24 milioni di euro), mentre il Torino disputera' le sue partite in un «proprio Comunale» (spesa di 3 milioni e mezzo euro) che coincidera' con il cuore della citta' olimpica. La Rube si impegna a ospitare gli antagonisti sino al luglio 2006, quando il Comunale potra' essere inaugurato. La societa' bianconera avra' a disposizione l'impianto del «Delle Alpi» piu' di 25 mila metri quadri utilizzabili per attivita' commerciali, ricreative e sportive come prevede la variante al Prg gia' approvata in Consiglio. Di qui all'evento olimpico la societa' bianconera potra' realizzare alcuni lavori «senza personalizzare lo STADIO, mentre la curva Maratona del derby continuera' a essere a disposizione del Toro». Passiamo al Torino. Lo STADIO sociale granata sara' il Comunale. Per ristrutturarlo la societa' chiedera' un prestito di 20 milioni di euro (l'investimento sara' certamente superiore) al Credito sportivo. Ci sara' la garanzia di una fidejussione del Comune: nel caso in cui non venissero rispettati i termini dell'accordo lo STADIO tornerebbe a Palazzo civico. La capienza dell'impianto verra' ridotta a 26 mila posti entro il 31 gennaio 2005. Il Torino potra' realizzare un albergo, e rivitalizzare 4.700 metri quadri con un taglio «commercial-ricettivo».

Emanuela Minucci

18-11-2002, IL FUTURO DEGLI IMPIANTI SPORTIVI TORINESI

STAMPA, TORINO, pag.47

Le delibere sugli stadi all'esame del Consiglio Oggi, all'esame della Sala Rossa, vanno le due maxi-delibere sugli stadi, o meglio quelle varianti urbanistiche - presentate dagli assessori Viano e Peveraro - che consentiranno all'area dell'ex-STADIO FILADELFIA e al comprensorio di piazza d'Armi di modificarsi in funzione dell'evento olimpico. Un passo decisivo che segue due incontri avvenuti sabato mattina: il primo fra l'assessore al Patrimonio Paolo Peveraro e la direzione del Torino Calcio (il patron Franco Cimminelli e il presidente Tilli Romero) e il secondo dell'assessore al Verde pubblico Tricarico con i vertici militari per definire il futuro verde della piazza. «Con l'approvazione del Consiglio - spiega l'assessore Peveraro - saremo nelle condizioni di stilare il protocollo definitivo anche con il Torino Calcio per quanto riguarda l'area del Comunale. Un atto che permettera' all'amministrazione di portare in Sala Rossa i due contratti per la cessione dei diritti di superficie per lo STADIO delle Alpi alla Rubentus e quello Comunale al Torino Calcio». E aggiunge: «L'iter si potra' cosi' concludere entro la pausa natalizia». Come tutte le grandi operazioni amministrative, pero', questa degli stadi porta con se' - anche nel suo atto finale - un piccolo retroscena di polemica. Fino a ieri, nei corridoi di Palazzo civico (o meglio, in quelli della maggioranza) circolava la voce che i Comunisti Italiani avrebbero votato «no» alla mozione sull'ambito di piazza d'Armi. La voce, nata in seguito a una riunione di giovedi' scorso piuttosto accesa, e' giunta all'orecchio del sindaco Chiamparino sabato pomeriggio. A quel punto il primo cittadino - cui sta cara un'operazione costata anni di trattative e gia' piu' di una volta ha chiesto agli uomini di Cossutta di non remare contro - ha fatto sapere (tramite i ds) al capogruppo Passoni che il voto negativo avrebbe significato automaticamente la loro uscita dalla maggioranza. Senonche', interpellato dai cronisti il capogruppo Passoni e' sembrato cadere dalle nuvole: «Noi contrari a quella mozione? Assolutamente no. Non abbiamo nulla da eccepire sulla questione-stadi, quel che ci preoccupa e' un fatto completamente disgiunto, vale a dire il destino verde di piazza d'Armi che a nostro parere deve rimanere il piu' possibile agli abitanti del quartiere». Mercoledi' prossimo ci sara' un'assemblea di quartiere sull'argomento.

16-11-2002, FILM SUL GRANDE TORINO. Il Moccagatta sara' «truccato» da Filadelfia

STAMPA, ALESSANDRIA, pag.33

ALESSANDRIA. NELLE giornate di gelo e nebbia tipiche dell'inverno alessandrino, lo STADIO Moccagatta verra' truccato a immagine e somiglianza del «mitico» FILADELFIA. Lo STADIO di spalto Rovereto sara' infatti teatro di alcune riprese del film «Ora e sempre» che narrera' la storia del Grande Torino, scomparso nella tragedia di Superga il 4 maggio 1949. La pellicola verra' girata in gran parte nel capoluogo piemontese, ma per rendere piu' efficaci gli allenamenti e le partite di quella straordinaria formazione granata il regista Vincenzo Verdecchi ha scelto l'impianto di Alessandria, che venne inaugurato nel 1935 e che da allora e' rimasto pressoche' inalterato. Con qualche ritocco al computer e altri piccoli accorgimenti, il Moccagatta diventera' cosi' il «vecchio FILADELFIA», il campo piu' amato dai tifosi del Toro. «Per noi e' un onore ospitare un simile evento» commenta il presidente dei grigi, Antonio Boiardi. E i supporters alessandrini piu' attenti ricordano che «milito' per un anno nella squadra cittadina anche uno dei calciatori morti a Superga, cioe' il terzino Maroso». In effetti il difensore era militare ad Alessandria e fu ceduto per la stagione 1943-44 in prestito ai grigi allenati da Baloncieri. Nella squadra mandrogna colleziono' 12 presenze, fra cui quelle contro il Torino che s'impose all'andata per 4-0 e al ritorno con un piu' netto 7-0. Il film «Ora e sempre» con il Moccagatta come scenario dovrebbe addirittura partecipare alla mostra del cinema di Venezia. Non sara' un documentario e nemmeno un film monografico: la squadra sara' il fulcro attorno a cui agiranno i personaggi. Nella pellicola verranno anche inserite alcune rarissime immagini dell'epoca. Ma come e' nata l'idea del film? «Si usciva dalla Seconda Guerra mondiale e l'Italia era un Paese povero - ha commentato il regista Verdecchi -. C'erano problemi di sopravvivenza e di ricostruzione, ma la gente di Torino trovava la voglia di sorridere e il motivo di esaltarsi andando al FILADELFIA la domenica per vedere quegli undici eroi in pantaloncini corti che battevano a suon di reti tutte le avversarie».

15-11-2002, La storia ruotera' attorno al tifoso che suonava per spronare la squadra di Valentino Mazzola Titolo: «Ora e per sempre»

STAMPA, TORINO, pag.49

IL PROGETTO DEL FILM DI VINCENZO VERDECCHI. Mario, trombettiere del Grande Torino

Il film si aprira' sul vecchio campo dello STADIO FILADELFIA, perfettamente ricostruito e completamente vuoto. In sottofondo la radiocronaca di una delle partite leggendarie del Grande Torino, di cui il regista Vincenzo Verdecchi fara' percepire come le ombre che ridiscendono sul terreno di gioco. Verdecchi abbassa gli occhi su un foglio, e legge poche righe. E' una dedica al FILADELFIA: «Qui si celebra la durata, la continuazione. Quello che non passa mai, e ci rende immortali. Quello che ci fa sentire per sempre parte della nostra memoria. Qui, amico mio, il tempo quando entra si ferma un attimo, e si toglie il cappello». Ha un budget gia' finanziato di quasi 5 milioni di euro, il suo film: il progetto, presentato al Torino Film Festival, ha ottenuto il riconoscimento di interesse culturale nazionale della Commissione cinema. Il film sara' distribuito nelle sale con il titolo «Ora e per sempre» e sara' interamente girato a Torino: nove settimane di riprese in primavera, quando interi angoli di citta' torneranno ad avere il volto del 1949. Sara' «un dramma sentimentale, o meglio una favola». Avra' una trama di finzione, e raccontera' la leggenda granata. Nato da un'idea dello sceneggiatore Carmelo Pennisi (siciliano trapiantato a Roma, ma granata da quando aveva 5 anni) «Il film - dice Verdecchi - e' per meta' ambientato ai giorni nostri, e per meta' nel '49. Raccontera' la storia di Mario, il trombettiere che suonava la carica al FILADELFIA quando la squadra sembrava scendere di tono. Allora capitan Mazzola si rimboccava le maniche della maglietta: da quel momento sembrava che le maglie granata si moltiplicassero in campo, e fioccavano i goal. Il giorno dopo la tragedia di Superga, la tromba suono' un'ultima volta, prima di tacere per sempre». Ad incontrare Mario sara' un funzionario della Federcalcio inglese, Michael Satten: «In quel momento - dice Pennisi, che firma la sceneggiatura con Massimiliano Durante - la nazionale inglese era e si sentiva tanto forte che non voleva giocare incontri ufficiali con nessuna squadra del mondo. Troppi articoli sulla stampa internazionale pero' decantavano in quei giorni, nell'aprile del '49, le gesta del Torino». Gli elogi, alla fine, mettono in dubbio la superiorita' degli inglesi, che, irritati, inviano Satten in citta', per organizzare una sfida e ristabilire la loro posizione di forza. «Raccontiamo - riprende il regista - in realta' anche il disprezzo, il senso di superiorita' degli inglesi di fronte a un popolo fascista e straccione, ancora in ginocchio dopo la guerra. Hanno in mente soldati italiani che scappavano come conigli, per di piu' figli d'una nazione alleata ai nazisti. Mario rappresenta l'orgoglio di una gente che non vuole piu' piegare la testa, che vuole rinascere: sembra quasi che gli inglesi, dopo aver vinto la guerra, vogliano infliggere l'ultima umiliazione rubando la gloria del Torino». Il filo della storia conduce all'appuntamento con il destino, quando la squadra ritorna dal Portogallo, e s'intreccia con un'altra trama, ambientata ai giorni nostri: «Valentino, manager di una casa editrice, si mette a cercare la tromba del FILADELFIA, per esaudire un desiderio del padre morto». Tra i rottami dell'aereo schiantatosi a Superga, trovera' la lettera di uno dei giocatori: «A volte ho l'impressione che per la gente abbiamo fatto qualcosa di importante, che restera' nel tempo». Il regista: «Ci preme raccontare soprattutto cio' che il Torino e' stato per i tifosi e per l'Italia. Non abbiamo voluto ritrarre direttamente quei campioni, che tanti hanno gia' narrato, anche se aleggiano su tutto il film ed anche se a loro e' dedicato il nostro lavoro. Raccontiamo le emozioni che hanno regalato, e cio' che ancora oggi significano le gesta di quegli eroi». Coproduzione inglese, cast d'attori ancora top-secret, il film e' prodotto dalla stessa sigla dell'«Educazione di Giulio» di Claudio Bondi' e di «Tosca> > di Benoit Jacquot, la «Verdecchifilm».

GIOVANNA FAVRO

19-06-2002, Nel giorno della Corea arriva l'accordo sugli stadi Al «Delle Alpi» giochera' la Rubentus, il vecchio «Comunale» sara' granata

STAMPA, TORINO, pag.37

Nel giorno piu' nero del calcio azzurro quello torinese si aggiudica un gol che aspettava da otto anni: ieri alle 12 nella Sala congregazioni di Palazzo Civico, Comune, Rubentus e Torino hanno finalmente siglato l'accordo per il futuro degli stadi sotto la Mole. Per i prossimi 99 anni, i tifosi di entrambi i club possono stare tranquilli: la societa' bianconera giochera' in uno STADIO «Delle Alpi» di proprieta', ridimensionato a 50 mila posti, in linea con i tempi della pay-tv, (costo del diritto di superficie 24 milioni di euro), mentre il Torino disputera' le sue partite in un «proprio Comunale» (con una spesa di 3 milioni e mezzo euro) che coincidera' con il cuore della citta' olimpica. Dal 1— luglio di quest'anno la Rubentus diventera' la padrona di casa della Continassa, ma si impegna ad ospitare gli antagonisti granata sino al luglio 2006, quando il nuovo Comunale, dopo un lungo restauro, potra' essere inaugurato. «E' davvero una giornata storica per la citta'» ha dichiarato ieri il sindaco Chiamparino in una delle conferenze stampa piu' affollate e accaldate degli ultimi tempi. Di fronte a lui i rappresentanti delle due societa' sportive: il presidente Vittorio Chiusano e l'amministratore delegato della Rube Antonio Giraudo, e il presidente del Torino Calcio Attilio Romero con l'azionista Franco Cimminelli. A fianco del primo cittadino gli assessori che nell'ultimo mese hanno inanellato riunioni fiume per chiudere la telenovela degli stadi: Paolo Peveraro, Renato Montabone, Mario Viano. A completare il vertice, l'assessore alle Olimpiadi Elda Tessore e i direttori Ferrari e Quirico: «uno granata e uno Rubentino per ''par condicio''» ha scherzato Chiamparino, subito ripreso da Chiusano che gli ha, altrettanto scherzosamente, fatto notare che «invece la giunta era sbilanciata» dal momento che sia il sindaco sia Peveraro sia Montabone sono quasi degli ultra' granata. «E' la prima volta che una grande citta' italiana cede gli stadi a due societa' sportive: e' un atto che valorizza le risorse dello sport e contribuira' alla crescita e alla qualificazione della citta'». Grazie all'accordo firmato ieri, la societa' bianconera avra' a disposizione l'impianto del «Delle Alpi» piu' 25 mila metri quadri utilizzabili per attivita' commerciali, ricreative e sportive come prevede la variante al piano regolatore approvata qualche settimana fa in Consiglio. «In cambio - ha spiegato ieri l'assessore al Patrimonio Paolo Peveraro - versera' 24 milioni di euro in varie tranche: il 25 per cento della somma subito, il resto in 9 rate annuali». Fino al 2006 - o meglio, sino a quando non saranno conclusi i lavori di riqualificazione del Comunale, la Rube si impegna a ospitare il Torino, che paghera' un canone di un milione e mezzo di euro l'anno, al «Delle Alpi». Di qui all'evento olimpico la societa' bianconera potra' realizzare alcuni lavori «senza pero' personalizzare lo STADIO,mentre la curva Maratona del derby continuera' a essere a disposizione del Toro» aggiunge Peveraro. L'inaugurazione dei Giochi non si terra' alla Continassa, ma al Comunale. E passiamo al Torino. Lo STADIO sociale granata sara' il Comunale. Per ristrutturarlo la societa' chiedera' un prestito di 20 milioni di euro (l'investimento sara' certamente superiore) al Credito sportivo. Ci sara' la garanzia di una fidejussione del Comune: nel caso in cui non venissero rispettati i termini dell'accordo lo STADIO tornerebbe a Palazzo civico. La capienza dell'impianto verra' ridotta dai 28 mila posti entro il 31 gennaio 2005. Per quanto riguarda la parte commerciale il Torino potra' realizzare un albergo, e rivitalizzare 5 mila metri quadri nell'area del Comunale con un taglio «commercial-ricettivo». Infine c'e' l'impegno di realizzare nello spazio dell'ex FILADELFIA anche un «campo della memoria»: 2 mila posti accanto alla sede sociale e il museo della Storia del Torino.
LA METROPOLI DEL PALLONE - Emanuela Minucci

19-06-2002, Giraudo: un sogno inseguito da anni. Romero: un quartiere tutto per noi

STAMPA, TORINO, pag.37

DIRIGENTI RUBENTINI E GRANATA DOPO LA SIGLA DELL'INTESA IN MUNICIPIO «E' stata la vittoria di tutta la Torino calcistica»

Una grande vittoria prima di una grande sconfitta. Mancava un'ora scarsa all'inizio della discesa degli azzurri verso l'inferno, quando Rubentus e Torino sono entrate pure loro nella storia mettendo la parola fine all'interminabile vicenda dello STADIO. Tutti contenti nell'opprimente calura di un mezzogiorno da ricordare. Una battaglia lunga otto anni quella sostenuta dalla Rube per avere uno proprio STADIO e alla fine la soddisfazione e' quasi pari a quella di uno scudetto. «Ha vinto Torino e non solo la Torino bianconera» ha poi detto Umberto Agnelli dopo la firma del protocollo di intesa fra Comune e le due societa'. Il presidente onorario della Rube ha aggiunto: «Credo si debbano ringraziare il sindaco e i suoi collaboratori per l'impegno e la dirigenza Rubentina per la tenacia. E' un risultato importante che premia la citta'». Stop a minacce di fuga. La Rube non abbandonera' Torino e con uno STADIO di proprieta' si potra' allineare ai maggiori club europei che da tempo hanno un proprio impianto. Manchester United, Bayer Leverkusen: ecco da dove viene l'esempio tanto per citare due societa' che hanno fatto scuola anche fuori dal campo di gioco. Quasi emozionato Antonio Giraudo, amministratore delegato della Rube, l'uomo che fin dal giorno del suo insediamento ai vertici della societa' si e' sempre battuto per raggiungere questo obiettivo. Fra l'altro diventato poi di primaria importanza dopo la quotazione in Borsa del gennaio scorso. Rispondendo al sindaco granata Chiamparino ha detto: «E' una giornata storica per la Rube e per i suoi tifosi, questo e' un grande progetto per noi, ma anche per la citta'». Diventera' anche un grande business dopo che il Delle Alpi sara' ridisegnato e poco alla volta assumera' le sembianze di polo del divertimento. Giraudo ha confermato che nel frattempo non ci sara' trasloco in altre citta' e che presto verra' presentato nei dettagli il progetto per la trasformazione del Delle Alpi, mentre a fine estate s'inizieranno i lavori per la costruzione del centro sportivo di Vinovo che Del Piero e compagni dovrebbero utilizzare dall'estate 2003. Il presidente Chiusano, presente con il direttore marketing Romy Gai, ha sottolineato: «Abbiamo avuto cio' che volevamo dopo otto anni di sofferenze e polemiche. C'e' stata anche asprezza nel dialogo fra le parti, ma sempre grande lealta' reciproca». L'altra meta' della Torino calcistica era altrettanto contenta. L'aggettivo «storico» e' stato il piu' gettonato anche dai dirigenti granata che fino al 2006 saranno ospiti di quelli Rubentini alla Continassa. Franco Cimminelli, azionista di maggioranza del Toro, ha posto l'accento su un primato cittadino: «Siamo i primi in Europa ad avere due squadre proprietarie del loro impianto. Noi recuperiamo il Comunale e il FILADELFIA e questo oltre ad essere un motivo di orgoglio per la nostra gente e' il primo passo per quotarci in Borsa». Lungo via FILADELFIA correra' la passione granata. Il presidente Attilio Romero ha sottolineato questo aspetto: «Nasce un quartiere del Toro. I tifosi devono essere contenti, recuperiamo le nostre case storiche».

Fabio Vergnano

19/06/02 - Un quartiere targato granata

Repubblica — pagina 2

Cimminelli sorride soddisfatto: "E' stato un confronto aspro - dice il proprietario del Toro - che si è chiuso nel migliore dei modi. Torino è la prima città in Europa ad avere due stadi sociali". Anche lui mette l' accento sui risvolti economici dell' intesa: "Avremo delle attività commerciali che garantiranno l' autofinanziamento e di conseguenza il futuro del Toro". Futuro che significa uno stadio da ventiduemila spettatori con la vicina area dove una volta c' era il Filadelfia, sulla quale sorgerà un piccolo impianto da duemila posti e il museo storico: "Possiamo dire - gongola il presidente Romero - che è nato un quartiere granata, i nostri tifosi saranno soddisfatti come lo siamo noi per avere recuperato lo stadio dove abbiamo vinto l' ultimo scudetto e il glorioso Fila". Ancora Cimminelli, che prima di avventurarsi fra le dolenti note della campagna acquisti e cessioni, vuole godersi un importante obiettivo conquistato: "Avremo - esulta uno stadio nostro, inoltre il centro sportivo di Borgaro sarà dalla prossima primavera la casa del Toro e presto entreremo in Borsa".
(d.m.)

16/05/02 - Romero cauto 'Favorevoli ma aspettiamo l' ufficialità'

Repubblica — pagina 5

«SIAMO aperti a tutte le possibilità. Ma per noi lo stadio deve anche essere una risorsa economica». Attilio Romero, presidente del Torino, evita di sbilanciarsi sulla soluzione concordata nell' incontro di ieri tra il sindaco e i capigruppo della sua maggioranza e che con un' intesa a tre ra Comune, Rubentus e Torino, ufficializzerebbe la cessione del Delle Alpi ai bianconeri e la consegna del Comunale ristrutturato al Torino. Un' ipotesi, dicono a Palazzo Civico, che tiene conto delle diverse esigenze delle due società. «Non posso esprimermi - commenta Romero - Lo farò dopo che la proposta sarà ufficializzata. Noi abbiamo sempre dato la nostra massima disponibilità per individuare una soluzione che sappia tenere conto delle varie necessità. Non abbiamo mai abbandonato neppure l' ipotesi della ricostruzione del Filadelfia. Ultimamente il sindaco ha mostrato gradimento per un' assegnazione alla Rubentus del Delle Alpi e a noi del Comunale. In linea di massima siamo favorevoli. Naturalmente dipende dalla proposta che l' amministrazione presenterà. Negli ultimi tempi ci sono state troppe voci, troppe ipotesi che poi non si sono concretizzate. A questo punto la cautela è quanto meno d' obbligo». Ma l' impressione è che il club granata, con l' utilizzo del vecchio impianto, potrebbe avere un indubbio vantaggio economico rispetto alla riedificazione del Filadelfia. Per il recupero dell' area del Comunale sono previsti anche contributi pubblici. «Vedremo - si limita a dire Romero - Attendiamo l' incontro con il sindaco e gli assessori e poi valuteremo».
(g.l.v.)=LI VELI Gino

07-05-2002, La Rubentus: entro fine maggio ci serve una risposta sullo stadio

STAMPA, TORINO, pag.39

DOPO LO SCUDETTO LA SOCIETA' VUOLE CHIUDERE UN'ALTRA PARTITA Il presidente Chiusano: «E' la data entro cui dobbiamo sapere se potremo lavorare sull'impianto della Continassa, altrimenti dovremo puntare su soluzioni alternative»

Dopo la conquista dello scudetto la Rubentus vuole conquistarsi anche uno STADIO tutto per se'. Cosi', Umberto Agnelli ha dichiarato: «Mi auguro di avere presto un impianto in cui si possano fare affluire le famiglie torinesi e quelle Rubentine provenienti dalle altre parti d'Italia. Bisogna realizzare l'obiettivo per cui siamo andati in Borsa: dare ai nostri tifosi il loro STADIO». La chiusa del Dottore: «O il Comune ci da' lo STADIO o andremo via da Torino». L'offensiva per lo STADIO e' stata portata avanti da Vittorio Chiusano, presidente del club bianconero. Chiusano e' anche il difensore dell'amministratore delegato, Antonio Giraudo, e del capo dello staff medico della squadra, Riccardo Agricola, imputati nel processo contro la Rube per il doping. Ieri s'e' svolta una nuova udienza, sono stati interrogati come testi alcuni responsabili dei laboratori del Coni. Durante una pausa, i giornalisti gli hanno chiesto di commentare le frasi pronunciate sabato da Chiamparino a Superga, subito dopo aver inaugurato il museo del Grande Torino: «Se dovessi scommettere su come andra' a finire questa storia, punterei qualche euro sul Toro che giochera' nel vecchio Comunale e sulla Rube al Delle Alpi». Il commento di Chiusano: «E' ora che l'affare stadi si risolva una volta per tutte. Non siamo disposti a nuove attese, a nuovi rinvii, entro il 31 maggio aspettiamo una parola definitiva dal Comune. Devono dirci se ci danno, nel senso che ci vendono, il Delle Alpi o no». Avvocato, e' cosi' sicuro che non ci saranno altri slittamenti? E' da anni che si va avanti a passettini e poi punto a capo, si ricomincia tutto da principio. «Eh no, basta, per noi non ci saranno altre proroghe, altre dilazioni. Anzi, presto mandero' una lettera al Comune, in modo che carta canta, che non ci vengano poi a dire che nella prima decade di giugno ci sara' una risposta. La nostra pazienza finisce il 31 maggio». Insomma, e' una sorta di ultimatum. Chiusano annuisce: «E' la data entro cui dobbiamo sapere se potremo lavorare sul Delle Alpi. Intendo dire: vogliamo che l'impianto ci sia ceduto senza vincoli, che non ci siano clausole tipo che non si puo' toccare sino al 2006, sino alle cerimonie di apertura e chiusura delle Olimpiadi. No, sul Delle Alpi, una volta che e' nostro, dovremo essere liberi di farci cio' che vogliamo». Nel caso lo STADIO non venisse venduto, la Rubentus chiede un'area sulla quale edificarne uno tutto suo. «Insomma, le alternative sono chiare: o il Delle Alpi oppure che il Comune ci venda un terreno dove sorgera' la nostra nuova casa. In questo caso, affitteremo lo STADIO per due anni, il tempo necessario per la costruzione. Ripeto, vogliamo sapere entro il 31 maggio». E, il Torino? Nella risposta di Chiusano, un'accusa alla societa' granata. «Si va avanti da anni senza una soluzione anche per via dell'ostruzionismo del Torino che non ha i mezzi finanziari per por mano a un suo impianto e continua a insistere sull'ipotesi FILADELFIA. Gli stessi dirigenti granata sanno che e' una via impraticabile, pero' continuano a insistervi con il risultato di bloccare anche noi».

Claudio Giacchino

07-05-2002, IL PRESIDENTE DEL TORINO «Non facciamo ostruzionismo». Romero: il progetto del Filadelfia va avanti

STAMPA, TORINO, pag.39

AD Attilio Romero, presidente del Torino, le parole di Chiusano sulla strategia-stadi tenuta dalla societa' granata non sono piaciute affatto. «Il presidente della Rubentus, l'avvocato Chiusano, e' titolato a parlare della sua societa', non di quella granata. Mi stupisce abbia fatto certe dichiarazioni». Allora, Romero, e' falso che voi facciate ostruzionismo, che insistendo sul FILADELFIA bloccate la Rubentus? «Certo che e' falso. Non abbiamo mai avuto un comportamento ostruzionistico. Anzi e' l'esatto contrario, abbiamo dato sempre la nostra completa disponibilita' perche' la vicenda stadi si risolva una volta per tutte con soddisfazione reciproca, nostra e della Rubentus». Insistete ancora per ricostruire il FILADELFIA? «Verissimo, il progetto Fila ci interessa sempre moltissimo. C'e' un progetto specifico che sta facendo il suo iter, se ne sta valutando la fattibilita'». E' una novita'. Dunque, volete costruire lo STADIO sulla radura dove sorgeva l'impianto reso mitico dalle gesta del Grande Torino? «No, il progetto, per un'arena da 22 mila posti, riguarda l'area del Demanio. Sulle ceneri del vecchio Fila si fara' altro». Che cosa? «Quello di cui abbiamo gia' parlato a lungo: l'intenzione e' di edificare uno STADIO della memoria, per diciamo 3-4 mila spettatori e la struttura ospitera' il museo del Torino, la sede sociale piu' un centro commerciale». Le attivita' di cui ha parlato ancora domenica, dopo la partita contro la Roma, Francesco Cimminelli, il padrone della societa', sostenendo che senza ricavi non esiste possibilita' di gestire un proprio impianto. «Certamente, e' necessario avere una fonte di reddito senno' come sarebbe possibile mantenere uno STADIO? Vorrei ancora dire una cosa, e' possibile? Prego. «Mi auguro che davvero entro il 31 maggio si risolva la questione degli stadi: per quanto ci riguarda, se non questa, la prossima settimana avremo un incontro con le autorita' del Comune in cui ribadiremo la nostra apertura a un ventaglio di soluzioni comprendenti, oltre l'eventualita' di rifare il Fila, anche l'uso del Comunale o del Delle Alpi».

05-05-2002, Chiamparino scommette: Toro al Comunale. Il sindaco all'inaugurazione del museo della memoria granata

STAMPA, TORINO, pag.39

I CIMELI DI MAZZOLA E COMPAGNI SONO TORNATI DA IERI A SUPERGA

«Se dovessi scommettere qualche euro sulla questione stadi scommetterei sulla Rube al Delle Alpi e il Toro al Comunale». Dunque, sindaco, lei non punterebbe nemmeno un picco su un nuovo impianto costruito dalla Rube? «Cosa, un terzo STADIO in citta'? No, non esiste, ipotesi assurda». Ancora una cosa: se il Toro andasse al Comunale, come la prenderebbero i residenti della zona? «Non lo so, ma spero bene. Tanto piu' che tutta l'area di piazza d'Armi verrebbe ristrutturata, abbellita e dunque riqualificata e i parcheggi sarebbero sotterranei». Il botta e risposta con Chiamparino dentro la Basilica di Superga: dopo che il primo cittadino ha appena inaugurato il museo del Grande Torino. Museo splendido, come splendida e' stata l'idea di collocarlo la' dove, con la tragedia del 4 maggio 1949, e' nata la leggenda dello Squadrone invincibile, vinto solo dal destino, dalla morte. Idea portata avanti negli anni con la costanza dei puri di cuore, di chi e' animato da una passione e non ha alcun tornaconto economico: parliamo dei soci dell'associazione Memoria storica granata, in primis Franco Ossola e Domenico Beccaria. L'idea s'e' realizzata anche grazie all'interessamento di Renzo Rossino, socio dell'associazione, e alla disponibilita' del priore della Basilica, Simeone Benedetto Marenco. Cosi', ieri alle 15, sotto il solito cielo di ogni 4 maggio che regala pioggia a secchiate, ecco don Aldo Rabino, padre spirituale del Toro, benedire il museo e Chiamparino tagliare il nastro inaugurale, ovviamente granata, come granata e' la cravatta del sindaco, tifoso torinista. Accompagnato dalle signore Maroso e Gabetto, vedove di due degli Invincibli, il sindaco ha preceduto, nella visita ai cimeli che raccontano l'epopea del Grande Torino, una piccola folla. Tra cui spiccavano una gloria dell'ultimo scudetto torinista del 1976, Eraldo Pecci, e un ex presidente, Beppe Aghemo, appena giunto da Crevalcore (provincia di Modena) dove in mattinata era stata scoperta una lapide in memoria dello Squadrone voluta dal locale club di tifosi. Aghemo e' consigliere della societa' i cui vertici, Cimminelli e Romero, sono saliti a Superga soltanto un'ora dopo, per la messa. Una piccola pinacoteca di quadri e disegni del Grande Torino introduce al museo vero e proprio, alla scarpiera con le scarpe da gioco di Gabetto e compagni, scarponi verrebbe da chiamarle, se paragonate a quelle che calzano oggi campioni e gregari della serie A. Davanti alla scarpiera, la divisa da gioco di Ossola, a fianco la valigia da trasferta di capitan Valentino Mazzola, la valigetta recuperata tra i rottami dell'aereo del massaggiatore Cortina. Le teche di legno e vetro sono scrigni di curiosita': c'e' il libriccino sul quale il presidente Ferruccio Novo annotava i costi degli Invincibili, e' aperto alla pagina dedicata a Menti, la grafia piccola, tonda di Novo riporta l'ingaggio per l'anno 1946, 500 mila lire, l'arrotondamento di 50 mila lire, il premio di rendimento di 100 mila e la precisazione: «In caso di vittoria del campionato e' previsto il premio scudetto». Sotto, la firma di Menti. Piu' avanti, autografi dei campioni, loro lettere, la tromba che suonava la carica al FILADELFIA. Il trombettiere era Oreste Bolmida, ferroviere, grande somiglianza, almeno a giudicare dalla foto accanto alla tromba, con il mitico Nereo Rocco, il Paron, che allenera' il Toro dal 1963 al '67. La tromba, che Oreste Bolmida usava sul lavoro per far partire i treni, e' stata donata dal figlio del trombettiere, Carlo, medico dentista. In un angolo, la ruota del carrello dell'aereo: sopra, appese alla parete, le targhette con i prezzi (100 e 250 lire) delle gradinate e del rettilineo di tribuna del Fila ai tempi degli Invincibili, gigantografie della gloria e dell'imponente funerale. Una di queste gigantografie reca l'epitaffio piu' bello che sia stato composto in memoria del Grande Torino, e' di Indro Montanelli: «Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede e cosi' i ragazzi crederanno che il Torino non e' morto: e' soltanto in trasferta». Il museo e' visitabile tutti i giorni dalle 16,30 alle 19,30, rimarra' qui sino a quando, forse, sulla radura del FILADELFIA sorgera' il tempio alla memoria del Torino con un piccolo STADIO e la sede sociale. Possibilista, quasi ottimista, Chiamparino: «Il Comune sarebbe disposto a dare un piccolo aiuto> >.

Claudio Giacchino