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domenica 5 aprile 2009

17-12-1996, Rube e Torino al Comune "Non rileviamo lo stadio"

STAMPA, TORINO, pag.36

La concessione del Delle Alpi
I due club: troppo onerosa la gestione
Alternative: costi ridotti o nuova area

Il Torino ha detto "no, grazie" venerdi' scorso, e ieri lo ha ribadito la Juventus. Non accettano la gestione dello STADIO delle Alpi. Ai costi ipotizzati dal Comune, le societa' di calcio non lo vogliono, non ce la farebbero, rischierebbero di "saltare". A pochi giorni dall'inizio dell'anno in cui compira' un secolo di vita, la Vecchia Signora ha motivo di preoccuparsi. Dovrebbe essere il '97 della festa: vincitrice della Coppa Intercontinentale, prima in campionato, nei quarti di finale della Champion's League. Invece, qui, nella sua citta', continua ad avere problemi di casa, non ha un centro per il suo vivaio, ma soprattutto non ha uno STADIO solo per il calcio e quello che c'e' rischia di portarle via buona parte degli incassi. Anche il Toro - novant'anni freschi freschi - avrebbe bisogno di maggior serenita', pur se per ragioni completamente diverse: in serie B sta lottando per restare nel vivo della lotta per il ritorno nel paradiso del calcio nazionale. Per restare a giocare al Delle Alpi, quest'anno, ha dovuto rinunciare agli introiti pubblicitari. Uno sforzo inutile, gli spalti sono sempre mezzi vuoti, ma e' l'unico STADIO utilizzabile. Come avevano lasciato intuire una settimana fa al vicesindaco Guido Brosio e all'assessore Franco Corsico, i dirigenti dei due club hanno messo nero su bianco il loro "no". La giunta comunale aveva proposto a Juve e Toro di rilevare la concessione dell'impianto della Continassa. La convenzione tra Comune e Acqua Marcia (societa' di cui l'istituto Sanpaolo detiene la maggioranza) scadra' nel 2020, il vicesindaco Brosio ha prospettato l'opportunita' di chiudere quell'intesa per 14 miliardi e di sostituirla con un accordo con un nuovo gruppo composto dai due club in cambio di un canone annuo pari alla rata dell'eventuale mutuo da pagare per 24 anni fino a esaurimento del debito. Per il Comune la condizione era ed e' che l'operazione non costi una sola lira alla Citta', di qui l'esigenza che la gestione e manutenzione ordinaria e straordinaria sia a carico dei nuovi gestori (attualmente e' sostenuta dall'Acqua Marcia, e, per questa, dal subgestore Publigest). La manutenzione, complessivamente, puo' costare sui 5 miliardi, anche 8 miliardi, sostengono le societa' sportive. "Juventus e Torino non sono in grado", lo avevano anticipato a una voce sola Roberto Bettega e Antonio Giraudo, vicepresidente e amministratore delegato della Juventus, Riccardo Calleri e Federico Bonetto, amministratore delegato e direttore del Torino calcio. I manager granata hanno risposto venerdi': "La proposta del Comune e' troppo onerosa". Ieri sera sul tavolo del sindaco Castellani e' arrivata la lettera della Juventus, il concetto e' lo stesso: il costo e' ritenuto eccessivo. In piu', i dirigenti bianconeri caldeggiano altre soluzioni, come l'ulteriore riduzione dei costi di manutenzione ordinaria dell'impianto, oppure di affitto. La prima richiesta e' per il Comune, la seconda sara' una domanda rivolta all'attuale vero gestore (Publigest): quanto ci costera' giocare al Delle Alpi nel campionato '97-'98? E se le cifre saranno al di sopra delle possibilita', mentre il Torino cerchera' gli sponsor per ristrutturare il FILADELFIA, la Juventus potrebbe chiedere l'autorizzazione per un'area su cui costruire un nuovo impianto. In regalo per i compleanni, chiedono venga loro detto quale sara' la loro futura casa. E' troppo? "Capisco - commenta l'assessore Corsico -, per ora c'e' lo STADIO delle Alpi, e un gestore c'e'. Pensavamo di andare incontro alle esigenze di Juve e Toro. Ci riparleremo".

Luciano Borghesan

08-06-1996, Davanti al Filadelfia, perche' il Toro non muoia Manifestazione pacifica di cinquecento tifosi dei club granata

STAMPA, TORINO, pag.37

SPORT UNA SOCIETA' AL BIVIO
Slogan contro Calleri ma nessun incidente: "Vogliamo occupare lo stadio giorno e notte"

GIAN Marco Calleri e' ancora il padrone del Toro, anche se la societa' resta
in vendita a Preziosi o a chiunque altro si proponga con argomenti che convincano l'attuale presidente a cederla. E oltre cinquecento tifosi, rappresentanti dei club organizzati del 2o anello della Curva Maratona, hanno manifestato ieri sera la loro delusione presidiando lo STADIO FILADELFIA, tempio della fede granata che sta andando in rovina ma che potrebbe risorgere in un futuro non lontano. Una contestazione con slogan e cori anti Calleri. E con striscioni portati all'interno del vecchio campo, ed esposti sul gradone piu' alto in modo da essere visibili dalla strada. Uno recitava: "La tua perseveranza portera' alla nostra collera". Qualche capo ha addirittura proposto che un gruppo, al quale verrebbe dato il cambio dopo un certo numero di ore, occupi, simbolicamente, l'area antistante lo STADIO sino a quando non ci sara' una svolta. Un sit-in pacifico, sfociato, alle 22, in un "tour" dell'isolato delimitato dal vecchio campo, con tanto di scorta (le forze dell'ordine avevano bloccato il traffico in via FILADELFIA). E tutti a chiedere al presidente di andarsene, a confrontare gli stati d'animo, a valutare le prospettive future della societa' e della squadra alla luce degli ultimi eventi. Ultras Granata, V Kolonna, Viking, Ragazzi della Maratona, Fedelissimi, Granata Korps e Tnt, sognano un presidente che riporti il Toro ai vertici del calcio nazionale. E i loro sogni erano puntati su Enrico Preziosi ma la realta', per ora, e' un'altra. Il re dei giocattoli, patron del Saronno (C1), si e' incontrato con Calleri nella tarda mattinata di ieri a Montecarlo. Chi pensava che Preziosi rilanciasse per chiudere le trattative si e' sbagliato. Il loro faccia a faccia, cordiale, non ha sbloccato la situazione, poiche' l'offerta di Preziosi sarebbe stata di poco superiore a quella precedente e quindi insufficiente, nell'ottica di Calleri, per rilevare il pacchetto di maggioranza delle azioni granata. E in un comunicato del Torino Calcio si legge che le parti "pur non avendo raggiunto un accordo, si riservano di ritrovarsi in una fase successiva". Quando? Tra una settimana o un mese? Nell'attesa, Calleri entra in azione sul mercato: "Il tempo stringe e, che io resti o vada via, voglio preparare una squadra, almeno spero, all'avanguardia del campionato di B". Un Calleri battagliero che, ad onta della contestazione, sembra deciso a ridisegnare un Toro competitivo e affidarlo al "zonaiolo" Malesani (che e' vincolato al Chievo ma sarebbe in grado di liberarsi) per una promozione immediata. Poi si vedra'.
Bruno Bernardi

26-05-1996, FILADELFIA E' pronto il progetto

STAMPA, TORINO, pag.38

Prima riunione del Consiglio della Fondazione FILADELFIA, nata dalla volonta' di una ventina di "supertifosi" granata, con lo scopo di ristrutturare lo STADIO omonimo. "Il nostro sogno sarebbe quello di averlo per il 4 maggio 1999 nel 50o anniversario della tragedia di Superga, quando su quell'aereo mori' tutto il Grande Toriono con i suoi accompagnatori", dice l'ex sindaco Novelli, che con Re, Ferreri e don Rabino e' nel Consiglio in rappresentanza dei "fondatori", affiancati dal sindaco Castellani e dal prof. Zanetti (Comune), dall'avv. Dogliotti e dal presidente Calleri per il Toro. Il progetto sara' consegnato entro giugno. "Ma per il 4 maggio del '99 - dice Novelli - vorremmo organizzare un grande torneo, con il Silver Plate (squadra che venne a Torino subito dopo l'incidente aero per favorire la raccolta di fondi lanciata da "Torino-simbolo", poi il Benfica, l'11 portoghese con cui i granata giocarono l'ultima gara il 3 maggio' 49.

20-05-1996, La Boulder Holding, solida finanziaria americana, si fa avanti per rilevare le azioni del Toro

STAMPA, TORINO, pag.33

Arriva da Miami l'offerta per Calleri
Operazione "cuore piu' soldi"

TORINO. Giorni forse decisivi per il futuro del Toro. Domani verra' fatta un'offerta ufficiale a Gian Marco Calleri per l'acquisto del pacchetto di maggioranza delle azioni da parte dei due giovani imprenditori torinesi che rappresentano un gruppo finanziario americano. Nonostante il comprensibile riserbo, filtrano le prime indiscrezioni: si tratterebbe della Boulder Holding di Miami in Florida, societa' che opera anche nel campo delle assicurazioni, e che disporrebbe di solide basi economiche per investire, senza problemi, nel calcio professionistico italiano. Un'avventura affascinante, ma non un salto nel buio per i finanzieri statunitensi. La formula dei possibili acquirenti e' "portafogli piu' cuore", ossia il denaro che serve per la rinascita della squadra affidata pero' a uomini che amano il Toro e tengono d'occhio anche la Fondazione FILADELFIA che si occupa della ricostruzione del vecchio STADIO, tempio granata e culla del settore giovanile. Raccolte informazioni sulla salute del Toro, dalla situazione economica al patrimonio calciatori e ai loro ingaggi, attraverso il dottor Vallenzasca, commercialista di Calleri, la Boulder Holding e' pronta a mettere sul tavolo la sua proposta, con l'intenzione di convincere Calleri ad accettarla. La Boulder Holding non e' l'unica in corsa per il Toro. Ma sarebbe passata in pole-position dopo che un paio di cordate, venete e lombardo-piemontesi, si sono sciolte. E, soprattutto, dopo i tentennamenti di Peruzzo, l'editore milanese che la scorsa settimana pareva vicinissimo ad un accordo con Calleri e che viceversa ha chiesto un po' di tempo per riflettere prima di prendere la decisione definitiva. Difficile capire cosa l'abbia indotto a frenare. Anche Peruzzo, a breve scadenza, dara' la sua risposta. Poi, l'ultima parola tocchera' a Calleri che ieri si trovava a Roma per motivi familiari e che in serata e' rientrato a Montecarlo. Non ci sembra che Calleri stia dando vita ad un'asta anche se continua a ripetere che nessuno sinora l'ha contattato direttamente: "Se si presenteranno con validi argomenti in mano sono pronto a trattare. E determinato, come non mai, a chiudere la partita. Almeno lo spero, fortissimamente. Non ne posso piu' di un ambiente in cui i tifosi arrivano addirittura ad imporre alla societa', attraverso un comunicato, quali siano i giocatori che,a loro dire, debbono andarsene". Sara' importante che la situazione si sblocchi entro la fine della settimana perche' sia i nuovi padroni che lo stesso Calleri (se non trovera' l'accordo) si mettano in movimento per programmare la campagna acquisti e cessioni e allestire una squadra pronta per risalire subito in serie A. Tutto e' fermo sul mercato per il Toro. Smentito l'interessamento del Celtic Glasgow per Rizzitelli. E inoltre non ci sono offerte allettanti per il capitano granata da Fiorentina, Udinese e Napoli. Lo stesso vale per Falcone e per Pele', il quale rischia di dover disputare una fetta di stagione in B con la speranza di trovare una sistemazione nella massima divisione soltanto in autunno, dopo aver dimostrato di essere in piena efficenza dopo l'infortunio che gli ha impedito di dare un contributo piu' efficace per evitare la retrocessione. In Francia non si sono dimenticati di Abedi', ma il trentaduenne asso ghanese, legato al Toro da un contratto che scadra' nel'97, non intende tornare sui suoi passi, a parte, forse, il revival con il calcio transalpino nell'amichevole di domani (ore 20) a Grenoble.
Bruno Bernardi

14-05-1996, Il sindaco risponde a Vietti: a giugno il "progetto Filadelfia"

STAMPA, TORINO, pag.38

Stadio, indaghi il Comune Chiesta dal "Carroccio"

Una commissione d'indagine del Consiglio comunale sull'"affaire Delle Alpi": l'ha chiesta il gruppo della Lega Nord, guidato da Pietro Molino, con una lettera spedita ieri al presidente dell'assemblea di Palazzo Civico, Domenico Carpanini. Nel frattempo, in Sala Rossa, e' arrivato l'annuncio che il recupero del "FILADELFIA" partira' presto: "La fondazione presieduta da Novelli presentera' il piano esecutivo entro giugno", ha detto il sindaco Castellani rispondendo ad un'interrogazione dei ccd Vietti e Siliquini. Commissione d'indagine. "L'abbiamo ottenuta sul Palagiustizia - affermano i leghisti Molino e Francone, architetto ed esperto di problemi tecnico- urbanistici per il Carrocio - e non vediamo perche' ce la dovrebbero negare sul nuovo STADIO". I consiglieri del partito di Bossi sono convinti che si debba arrivare ad un chiarimento sui costi di quel manufatto che, partito da un preventivo di 60 miliardi, alla fine, stando ai calcoli dell'Acqua Marcia, ne avrebbe assorbiti 180. "Chi paghera', la differenza?", domanda Francone. Il sindaco ha gia' fatto sapere che il Comune non spendera' una lira e che la questione dovra' essere affrontata in altra sede, ossia dai privati che vorranno accollarsi l'operazione "terzo STADIO", costruendo un nuovo "catino" di gioco da dedicare soltanto al calcio professionistico. E su quest'ultimo problema, la maggioranza - Castellani, assessori e capigruppo - fara' il punto venerdi'. Poi se ne parlera' nel summit di domenica (dalle 14,30 alle 19,30) quando il sindaco sentira' il polso del suo "staff" al completo, nel consueto "break" di meta' anno, che in questo 1996 (a 12 mesi dal rinnovo elettorale) potrebbe essere articolato in due tranches: la prima (domenica, appunto) per discutere le questioni politiche (come ripresentarsi alla citta' dopo quattro anni di governo, l'eventuale ricandidatura dell'attuale sindaco alla poltrona piu' ambita), la seconda a temi. E in quest'occasione la "querelle" sul Delle Alpi dovrebbe partire in "pole-position". FILADELFIA. In Sala Rossa, ieri, il caso Delle Alpi e' rimasto in sordina, perche' lo spazio del calcio e' stato dedicato alle soluzioni per recuperare "il mitico" campo del Torino. Vietti e Siliquini hanno domandato (con un'interrogazione) al sindaco, "quali impegni" intenda assumere l'amministrazione comunale nei confronti della Fondazione, nata con il contributo (600 milioni) di Palazzo Civico. E Castellani, dopo aver ricordato le caratteristiche dell'iniziativa, ha assicurato che a giugno, dopo le ipotesi di soluzione anticipate alla fine del '95, ci sara' il progetto esecutivo.

Giuseppe Sangiorgio

01/05/96 - ' AIUTO, SALVATE IL TORO'


Repubblica — 01 maggio 1996 - pagina 40

TORINO - Una musichetta swing scivola sulle immagini tv del vecchio Toro, Sandro e Ferruccio Mazzola bambini indossano la maglia di papà Valentino, quella di lana spessa un dito, poi si agita glorioso il bandierone della Maratona. Infine arriva Piero Chiambretti con la faccia un po' meno beffarda del solito. E' finito dentro il Tg2 delle 20,30 per un appello, trasmesso dopo una notizia sulla longevità di Demi Moore e il compleanno di re Gustavo, dunque fuori dallo sport. "Cari amici, amici del Toro, amici insomma". Sembra uno sketch, invece è il prologo di un drammone: "Qui piove sul bagnato. Il Torino va a picco e noi non vogliamo andarci. Sì, il Torino di Mazzola e Gigi Meroni e di altre glorie, per fortuna viventi - ecco Chiambretti, finalmente è tornato lui - come Pulici, Graziani, Dossena e Mondonico, quello della sedia di Amsterdam. Il mio è un appello agli imprenditori italiani e, ehm, stranieri: bisogna tirare fuori qualche soldino, altrimenti il Toro scompare anche dal catalogo Panini". Bello, giusto, azzeccato. Un sorriso accanto alla retrocessione, alla crisi, alla polvere depositata su cinquant' anni di leggenda. Basta lacrime, melodramma, retorica delle foto seppiate e dei ricordi feriti. Meglio Piero Chiambretti che chiama le cose col loro nome, qui e ora. Che illustra un concetto tremendo e vero: il Torino rischia di sparire, bisogna trovare un nuovo padrone. "Io sono disposto a metterci la faccia, potrei diventare un presidente portavoce nel caso in cui la famosa ritrosia piemontese impedisse a qualche imprenditore di farsi avanti. Però la nostra gente metabolizza piano i messaggi, serviranno giorni o settimane". Magari si facesse così in fretta. I grandi nomi si negano, niente Ferrero o Cinzano, mentre alla Lavazza lo dicono chiaro: "Il Toro non ci serve, non è un veicolo pubblicitario utile". E così Calleri medita di richiamare il ds Regalia e l' allenatore Materazzi (un revival laziale, viva le novità), il portiere Biato si scusa per avere mostrato il sedere alla curva e non ci sono neanche i soldi per pagare lo stadio. In serie B, il Delle Alpi sarà un gigantesco teatro di cemento deserto. Servirebbe un Filadelfia, se non l' avessero chiuso e lasciato in uno stato di completo abbandono. Tutta da ridere, anche senza Chiambretti.
- m c

28/04/96 - LA SERIE B NON E' UGUALE PER TUTTI

Repubblica — 28 aprile 1996 - pagina 40

TORINO - Gli amici di Domenico Luzzara saliranno sul solito pullmino col pranzo al sacco, si fermeranno al ponte sul Po, metteranno il sale sull' uovo sodo e se lo mangeranno per scaramanzia. Succede da vent' anni, non funziona quasi mai però sono felici. Poi, tutti allo stadio di Torino per vedere la Cremonese che va in B. Tutti meno lui, il presidente, che alla partita non può andare altrimenti il cuore comincia a battere come le ali di una farfalla, si chiama fibrillazione, a volte si muore. Rischi che il cuore di Gian Marco Calleri proprio non corre. Neppure lui va più alla partita, ma non su consiglio medico. E' che non gliene importa niente. Ci sono tanti modi di vivere e di retrocedere, di amare lo sport e fuggirne. Torino-Cremonese è un esempio perfetto, si passa dal drammone silenzioso alla festa paesana. I granata vivono male il loro mito incenerito da un uomo che col calcio ha fatto soprattutto affari, i suoi. I grigiorossi invece hanno tagliato salame e sopressa, hanno fatto cin cin con la schiuma della bonarda, già pensano alla festa di fine anno. Quando Luzzara dirà al suo cuore di battere piano, glielo chiederà per favore e poi distribuirà le medagliette ricordo. Il Torino è retrocesso come la città in cui vive. "Forse, qui due squadre di serie A sono troppe, c' è crisi strutturale, il pallone costa una fortuna" dice il sindaco Castellani. Invece a Cremona lavorano e vivono bene in 70mila, non solo torrone e violini ma agricoltura, meccanica, chimica. A Torino il basket si è autorecluso in B per mancanza di fondi, il volley è in A2 con il Cus e sono lontani gli anni degli scudetti di Klippan e RobediKappa. A Cremona, se fai un segno col compasso sulla carta geografica scopri che a meno di un' ora d' auto ci sono Milan, Inter, Parma, Atalanta e Piacenza, eppure il calcio non muore, riesce a non farsi stritolare. Non come a Torino, dove la Juventus e la Fiat sono una morsa ma anche un alibi per troppi. Calleri sta sempre a Montecarlo, roulette e belle donne. "Me ne vado, la città non mi merita". Ha chiuso il Filadelfia, ha fatto a pezzi il vivaio migliore d' Italia, ha cambiato quattro allenatori in un anno e mezzo, perde sempre. Anche Luzzara perde spesso, ma almeno fa e dice cose grandi: "I miei scudetti sono i sette anni della Cremonese in A, dove in fondo è sempre festa". Poi racconta la sua morale: "Saper credere, saper soffrire, saper amare". Anche Calleri ama, altre cose però. Il Torino è una squadra smontata come un Lego da un bambino agitato, sarà difficile ricomporre i pezzi in B. E' in vendita per 25 miliardi, troppi, infatti nessuno lo compra, si parla di una cordata veneta (Sanson? Luxottica?) e di misteriosi emiri, intanto non ci sono neppure i soldi per pagare il Delle Alpi. Invece la Cremonese è di Luzzara da 29 magnifici anni (lui ne ha 73), i tifosi cantano a Simoni ' non ci lasciare' e ' grazie ragazzi' . E sono in B, proprio come i superstiti della curva Maratona che oggi appenderanno il solito e unico lenzuolo, ' Calleri vattene' . "Fatica sprecata, me ne vado davvero". Il Toro è una squadra allenata da una vecchia gloria amatissima, Lido Vieri, che però nella vita fa un altro mestiere, preparatore dei portieri. Finora ha conquistato un punto in quattro partite. La Cremonese ha in panchina Gigi Simoni, ex granata: "Tre anni con Nereo Rocco al Filadelfia ti segnano per sempre, quello era un mondo sacro, adesso il nostro vecchio stadio è un dormitorio di poveracci, non lo andrò a vedere, non voglio soffrire". Forse lascerà Luzzara e finirà al Napoli, non ha mai avuto grandi occasioni e le avrebbe meritate. Non come quelli del Toro di oggi, che le hanno avute e sprecate tutte. Se il Piacenza batte il Padova, Toro e Cremonese vanno in B. Matematico. L' attesa è stata consumata in modo diverso: a Orbassano, nel centro sportivo Fiat dove si allenano i granata (ai tifosi, essere ospiti di Agnelli piace da matti), ieri c' erano due sostenitori, due di numero. Giocavano a biliardino. A Cremona il centro coordinamento ha preparato la trasferta e nessuno ha dubbi, quando l' arbitro fischierà la fine i giocatori grigiorossi andranno verso il loro pubblico, saluteranno con la mano e tireranno le maglie in curva. In quel momento, Luzzara sarà felice e Calleri non sarà niente.
- di MAURIZIO CROSETTI

21/04/96 - PULICI, MERONI, AGROPPI' LO SCHERNO DELLA MARATONA

Repubblica — 21 aprile 1996 - pagina 36

TORINO - Poi è successo che dal silenzio si è levata una voce e si è sentita bene, chiara come un urlo dentro una stanza vuota. Una voce sola, limpida, una voce diventata subito eco perchè allo stadio non c' era quasi nessuno, ogni suono pareva rimbalzare sul cemento delle gradinate e tornare indietro, poi ripartire, sbattere di nuovo, alzarsi, ricadere, non morire mai. "Paolo Pu-li-ci, Paolo Pu-li-ci" diceva quella voce ed era come strapparsi la memoria di dosso, fare i ricordi a brandelli, leggere una lapide della Grande Guerra. Ma si sa che una voce bella, chiara, sola, può diventare un coro. E allora il canto si è gonfiato di altissima disperazione, pareva un requiem e non una partita di calcio del Toro che va in B. Altri nomi sulla lapide, una specie di storia granata in sintesi vocale. La curva Maratona li ha chiamati quasi tutti i suoi vecchi figli smarriti, uno per uno e scanditi, ritmati, quelli del mito e quelli del dolore, i grandissimi e i minuscoli, per tutti c' è un posto in qualche angolo di cuore. "Gigi Me-ro-ni, Gigi Me-ro-ni". "Zaccarelli alè alè". "E-ral-do Pecci". "Aldo Agroppi alè alè". "Pa-squa-le Bruno". "Picchia per noi/Giacomo Ferri". "Policano alè alè". "Grande Torino/c' è solo un Grande Torino". "Alzaci la sedia, Emiliano alzaci la sedia". "Amsterdam, Amsterdam, torneremo ad Amsterdam". Bellissimo, terribile. Neppure una bandiera, solo un colossale "Calleri vattene" appeso ai gradoni. E poi un lenzuolo chilometrico: "Anche nell' ultima battaglia siete stati indegni di questa maglia". Fischi, cori, insulti ai granata di oggi, esaltazione della leggenda come modo per farsi male, non solo per volerle bene. Bisognava esserci per vivere lo sdoppiamento tra il Toro che resta e il Torino che passa. Invece non c' era il padrone, il bersaglio, quello che ha detto "me ne vado" e chissà se è vero oppure è un altro bluff del pokerista all' ultima mano. Gian Marco Calleri si è mostrato solo in tv in un ottimo servizio della Rai, poco prima della partita: guidava un macchinone granata, solcava le strade di Montecarlo come un transatlantico, aveva la solita espressione sprezzante. "Mi chiamo fuori, Torino mi ha combattuto prima ancora che arrivassi". Però chiede 25 miliardi per il disturbo, la cifra che ha speso lui: ma quando il capitale si deprezza, quando si prende a picconate un patrimonio così, il valore scende. A queste cifre, nessuno si farà avanti e Calleri lo sa. La voce solitaria allo stadio, dopo, sale altissima, si gonfia di altre mille con insulti duri al presidente che ormai nessuno riconosce nel ruolo, l' uomo di Busalla che lascia macerie. Ancora quel servizio tv: dentro il video c' è il Filadelfia sbarrato, c' è un uomo che parla sul prato di Valentino Mazzola dove cresce la gramigna, si chiama Sauro Tomà, era la riserva di Maroso, doveva morire a Superga ma su quell' aereo non salì mai, lo salvò un ginocchio rotto, oltre alla vita gli è restato il rimorso del superstite e lo dicono i suoi occhi. "Se avessimo giocato sempre qui, noi del Toro, ci saremmo salvati". Parla tra girasoli giganti e cespugli. Zoomata, adesso nello schermo c' è un anziano tifoso in lacrime: "Magari, magari potessimo essere di nuovo un po' felici. Vent' anni fa lo scudetto, adesso la serie B". La curva se la prende pure con Rizzitelli che esce dal campo con un polso mezzo rotto. E grida a Falcone di togliersi la fascia che gli ha appena passato il centravanti. Ma almeno loro c' erano, ci hanno provato, ora soffrono l' umiliazione senza fuggire come fanno invece Calleri e Vitali, sono pronti a retrocedere tra una settimana, Toro-Cremonese: se il Piacenza batte il Padova, tutto finito. Ma chi canta il nome di Pulici e Zaccarelli sa che si può perdere ben altro che la serie A, che ci si può giocare l' anima come alla roulette di Montecarlo: picconando la leggenda, sbarrando uno stadio che è un' idea, un tempio, tagliando i fondi al vivaio, facendo passare alla gente la voglia di esserci e ricordare. Intanto Torino-Milan è lo sfondo di qualcos' altro, il pretesto per cantare la rabbia e tacere la speranza. La gente granata si riprende dopo il pareggio di Cristallini, dall' altra parte c' è pur sempre il Milan a risvegliare l' orgoglio di non voler perdere. E se il presente fa rabbia, se il passato fa male, il piccolo e giovane futuro fa almeno un po' di tenerezza: in campo, adesso, ci sono cinque titolari della Primavera e il tifoso del Toro queste cose le sente. Non li può più chiamare "i ragazzi del Filadelfia", magari Calleri li svenderà tutti, meglio ricordarne i nomi prima che sia troppo tardi: Moreno Longo, Luca Mezzano, Vincenzo Sommese, Augustin Simo e Alberto Bernardi. Il mondo salvato dai ragazzini. Non si possono ancora sillabare, non sono la rima di nessuna canzone della memoria ma almeno riempiono un po' di vuoto tra Pulici e il presente, in un angolo buio del cuore.
- di MAURIZIO CROSETTI

28-02-1996, Cattedrali dello sport da salvare Comunale e Filadelfia, perso gia' troppo tempo

STAMPA, TORINO, pag.40

INCHIESTA IMPIANTI SPORTIVI E' ALLARME
La soluzione dei molti problemi viene ritardata da burocrazia e difficolta' economiche

QUATTRO cattedrali dello sport da salvare. A Torino ci sono impianti piccoli con sovraffollamento e impianti grandi inutilizzabili, o quasi, perche' appena tocchi qualcosa rischi che ti cada tutto addosso. Qualcuno li chiama monumenti, perche' sono protetti dalle Belle Arti: ma i monumenti servono ad abbellire le citta', mentre lo stato di degrado in cui si trovano il vecchio STADIO Comunale, il glorioso FILADELFIA, il Motovelodromo e il Palazzo a Vela e' una vergogna per Torino. Stanno li', immobili nel tempo. Non si sa che cosa farne, perche' mancano i soldi per farne qualcosa di veramente utile. Sono delle enormi patate bollenti, ti avvicini e gia' rischi di scottarti. E' uno spreco che Torino non puo' permettersi. Da un'indagine del Censis di un paio d'anni fa, condotta per "Il Sole-24 ore", si e' scoperto che nella nostra citta' la "qualita' dello sport" e' pessima: solo 264 impianti ogni centomila abitanti. Ad Aosta sono 777: poco piu' di un'ora d'auto, ma la distanza e' di anni luce per chi ha voglia di mettersi una tuta addosso. E ancora: se l'Italia e' un Paese di poeti, di santi e di navigatori, Torino e' soprattutto una citta' di bocciodromi (se in citta' non ce ne fossero in abbondanza, la media degli impianti sarebbe quasi da Terzo Mondo). Eppure quasi tutti i ragazzi della nostra citta' dichiarano di voler fare dello sport: ma ci riescono soltanto il 47, 2 per cento dei maschi ed il 55 per cento delle femmine (l'indagine e' dell'Istituto di Medicina dello Sport). Gli altri magari ci provano, poi si trovano davanti a muri di gomma, si sentono respinti e si scoraggiano. E allora accendono la televisione, non la spengono piu' e diventano sportivi da poltrona. Soprattutto per questo le cattedrali dello sport non possono essere lasciate al loro destino. Lo STADIO Comunale, attualmente, e' usato dalla Juventus per gli allenamenti ed ospita l'Istituto di Medicina dello Sport. E poi: tre palestre vengono utilizzate da Sportinsieme, una dal Boxing Club, una dalla Bocciofila STADIO, due per Yoshin Ryu e Kodokan Club (arti marziali). Troppo poco, per un impianto cosi' grande, quasi nel cuore della citta'. Ma allora, che cosa si puo' fare? Spiega Domenico Pavarin, dirigente del Servizio dello Sport presso l'assessorato: "Il Comunale dovrebbe diventare uno STADIO alternativo al Delle Alpi. La convenzione trentennale che regola i rapporti tra Acqua Marcia e Citta' di Torino scadra' nel 2020: fino ad allora, quindi, niente partite di A e B, ne' gare internazionali, ne' grossi concerti. Ma il vecchio STADIO tornerebbe a vivere: potrebbe servire per incontri di calcio della A femminile, il football americano, il rugby. Adesso si puo' giocare, in teoria: ma senza pubblico. Cioe', anche senza sponsor: chi e' cosi' generoso da finanziare una squadra senza ottenere nulla in cambio?". "Bisognerebbe ottenere l'agibilita' per la tribuna autorita' e una parte di quella numerata, diciamo per almeno un migliaio di persone: i lavori di ristrutturazione e di rifacimento della tettoia erano gia' in bilancio nel '95, forse quest'anno finalmente si riuscira' ad eseguirli, la spesa prevista e' di seicento milioni". Ed e' questo il progetto che, quasi certamente, andra' in porto. Ma e' ancora troppo poco: e' inutile pensare in grande se le tasche sono quasi vuote, e' vero, ma mille spettatori per il Comunale non risolvono il problema. Chi ha voglia di recitare in un grande teatro sapendo che potra' riempire solo le prime due file? Un'altra idea, realizzabile, portava la firma di Alberto Ferrero, presidente del Coni regionale: "Pensavamo di ristrutturare il Comunale facendolo diventare l'unica sede di tutte le Federazioni regionali: alcune non hanno neppure un luogo di ritrovo, come quella del golf, o quella dei disabili. Avremmo creato ambienti nuovi, usando un prestito del Credito sportivo a tasso molto agevolato. Alla societa' costruttrice si sarebbe potuto dare degli spazi, come compenso, per tirare fuori meno quattrini. Ne abbiamo parlato col sindaco Castellani e con l'assessore Baffert, ma il progetto si e' arenato perche' l'ufficio legale del Comune ha detto: "Occorre lanciare un bando di concorso". Sarebbe stato un iter burocratico pazzesco. Ci sono leggi dello Stato troppo rigide, ci si sente con le mani legate". Il vecchio Comunale sede delle Federazioni? Una buona idea, ma soprattutto per chi segue lo sport dietro una scrivania. Demolirlo, comunque, non si puo': "Fu fatto costruire in soli otto mesi da Mussolini - spiega Franco Ormezzano, direttore della Sovraintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici - ed e' soggetto a vincolo, in base alla legge 1089 del 1o gennaio '39, in quanto e' ritenuto di interesse storico-artistico. In sostanza: si puo' trasformare, ristrutturare: ma non buttare giu'". Per il FILADELFIA, com'e' noto, e' partita la Grande Scommessa: la Fondazione presieduta dall'ex sindaco Novelli ha acquisito la proprieta' di tutta l'area e vuol trasformarla nel salotto della citta'. I lavori dovrebbero cominciare entro fine anno e concludersi nel maggio '99 per l'inaugurazione, in concomitanza con il cinquantenario della scomparsa del Grande Torino. La nuova struttura dovrebbe essere da 15.000-18.000 posti, ovviamente tutti a sedere e al coperto. Nessuna barriera di protezione tra gli spettatori e il campo, che verrebbe utilizzato per partite di Coppa Italia, amichevoli, tornei, allenamenti. E in teoria, non trattandosi di un impianto comunale, il Torino potrebbe persino tornare al FILADELFIA per gli incontri di campionato. "Il vecchio FILADELFIA - spiega Novelli - ha assunto, a causa di un lento ma progressivo degrado, un aspetto spettrale che ha ferito non solo la tifoseria granata, ma tutti i torinesi. Il nostro obiettivo e' quello di cancellare questa vergognosa ferita dal volto della citta'. E' un sogno, lo so. Ma e' realizzabile. Il vecchio cuore granata non muore mai".
Maurizio Caravella (1 - continua)

17/01/96 - FILADELFIA, LA MEMORIA ALL' ASTA

Repubblica — 17 gennaio 1996 - pagina 44

TORINO - A diciotto mesi dalla chiusura e dall' abbandono, il vecchio Filadelfia ha finalmente conosciuto la prima notizia certa sul suo destino: quest' estate verrà abbattuto. "Per ricostruirlo, naturalmente", correggono subito gli uomini della Fondazione presieduta dal deputato Diego Novelli, che si sta occupando delle sorti dello stadio che ospitò le imprese del Grande Torino. E le macerie forse verranno messe all' asta come i mattoni del muro di Berlino. I guadagni serviranno a finanziare proprio la ricostruzione. "Lo ricostruiremo": diverso da com' è, però, da come lo hanno conosciuto i tifosi granata, che chiamano Tempio quelle gradinate antiche e scalcinate, ma ancora resistenti. La demolizione sarà la prima mossa operativa della Fondazione, la quale ha approntato un progetto da 50 miliardi che prevede la ristrutturazione dello stadio con l' insediamento di un albergo di lusso e di banche, negozi, videoteche, palestre, garage. "Della vecchia struttura, manterremo intatta soltanto la tribuna centrale vincolata dalle Belle Arti", spiega l' ingegner Roberto Renacco, responsabile di un progetto che - nella migliore delle ipotesi - verrà presentato in Comune a fine aprile. Il resto delle gradinate, cioè tre quarti dell' impianto, verrà raso al suolo per essere poi eretto sul modello dell' Highbury, lo stadio dell' Arsenal. "Avremo solo posti a sedere: impossibile ricavarli sui vecchi gradini, troppo stretti. E poi la struttura di cemento armato comincia a deteriorarsi". Inevitabile, dopo 70 anni, anche se alcuni esperti giurano sulla robustezza dello scheletro, che ha resistito a una guerra mondiale e a decenni di incuria. Un esempio: l' estate scorsa, vennero abbattuti alcuni metri di gradinata per consentire l' accesso al prato di un trattore. Ci vollero due giorni di lavoro con cinque martelli pneumatici. L' operazione "muro di Berlino", tuttavia, resta un' ipotesi, perché Novelli teme l' indifferenza dei tifosi, che già hanno risposto con freddezza alla sottoscrizione popolare lanciata un anno fa: sono state raccolte soltanto 400 adesioni. Piuttosto, il popolo granata si mobilita attraverso le "Sentinelle del Filadelfia", un' associazione che vanta 150 iscritti e vigila sulle sorti dello stadio, in aperta opposizione con la Fondazione: "Temiamo una speculazione edilizia", dice il presidente Manlio Collino. "Il Filadelfia non deve essere snaturato, non vogliamo mercanti nel tempio". In realtà, la Fondazione sostiene che l' unica strada per arrivare alla ristrutturazione dello stadio passa attraverso una necessaria operazione commerciale: la costruzione dell' hotel, dei negozi e di tutto resto è l' unico sistema per reperire fondi. Anche se finora non esistono finanziatori: i lavori rischiano di partire con un fondo cassa di circa 600 milioni, gran parte dei quali derivano da un contributo comunale. Si confida in un aiuto dell' Università, disposta a comprare una sessantina di stanze dell' albergo. Ma pagando soltanto a lavori finiti.
- di EMANUELE GAMBA

16-01-1996, Ora e' "operativa" Fondazione Filadelfia primo vertice degli amministratori

STAMPA, TORINO, pag.3

Il riconoscimento giuridico ricevuto dalla Regione Piemonte ha consentito ieri, nel club privato del Torino Calcio, la prima riunione operativa del consiglio di amministrazione della Fondazione FILADELFIA. Che presto avra' una sede sua, in via Roma. Ha diretto la riunione Diego Novelli, presidente nominato dai soci della Fondazione, come il vicepresidente Pier Giorgio Re, Paolo Emilio Ferreri e don Aldo Rabino. Nel consiglio figurano, per il Comune, il sindaco Castellani e Giovanni Zanetti sottosegretario all'industria. Per il Torino, il presidente Calleri e l'avv. Dogliotti. Varata una scaletta operativa: contatti con banche e quartiere, con enti. Previsto in estate l'abbattimento delle parti precarie del FILADELFIA. Un punto fermo nel programma lavori: prima di tutto si ricostruira' lo STADIO, dopo si faranno il residence e il parcheggio.
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16/01/96 - Pronto il piano per ristrutturare il " Filadelfia "

Corriere della Sera - Pagina 37

TORINO. La "Fondazione Filadelfia" ha presentato ieri il piano di ristrutturazione dello stadio, che iniziera' a marzo. Della struttura attuale, in stato di totale abbandono, verra' salvata soltanto la tribuna centrale. Le altre tribune verranno rifatte totalmente e sorgera' anche un albergo. Il progetto e' stato approvato anche dal sindaco di Torino, Castellani.

06-01-1996, NELLA CALZA UNA TORINO POSSIBILE

STAMPA, TORINO, pag.29

PENSANDO alla Befana come ad un Aladino che offre al suo liberatore la realizzazione di un miracolo, si puo' adattare a Torino e alla cara vecchia una storiella riferita al genio della lampada. Dunque la Befana si offre ad un torinese per un miracolo, il torinese le chiede che Torino divenga citta' leader del mondo, la Befana dice che e' troppo difficile, il miracolo ha da essere di portata normale, il torinese le chiede allora di rendere fluido il traffico in corso Dante, la Befana impacciata lo invita a spiegarle bene cosa intende per leader. Il traffico fluido in corso Dante e' davvero un troppo. Il torinese che ami Torino e i miracoli possibili non deve esagerare. Puo' chiedere cosine, cosucce, persino positive cosacce: ad esempio che uno di quei bischeri che rendono inutilizzabili le cabine telefoniche inserendo tessere o stecchini o mastice debba un giorno telefonare da una di quelle cabine, per una questione di vita e di morte, e maledica se stesso e la sua razza. Puo' invocare che nel piano per il nuovo STADIO di via FILADELFIA non sparisca quel muro su cui sta scritta, riferendosi a una certa categoria di spettatori, una parola sicuramente di piu' di mezzo secolo fa, cioe' : e non per omaggio ai balilla, ma ad una vernice capace di resistere tanto tempo. Troppo facile e troppo difficile chiedere il rispetto delle ore di scarico al mercato di Porta Palazzo, cosi' che ad un certo punto corso Regina Margherita non si riduca ad una sola corsia con effetti nefasti sulla circolazione dalla Pellerina a Sassi; il Giro d'Italia che finisce al Lingotto con Pantani che in rosa scala la rampa della fabbrica e ci perdona il crack di Superga; l'ascensione della scultura di Molinari ai Murazzi verso qualche cielo di qualche biennale importante e lontana; una notte di televisioni private senza maghi veggenti cartomanti medium astrologi insomma cialtroni; una mattina di collina che non erutta troppe donne su auto fuoristrada... Per una Befana che ad ognuna di queste richieste non ripieghi su Torino leader del mondo.
Gian Paolo Ormezzano