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domenica 15 marzo 2009

07/11/93 - Ecco cos'e' "Azione granata". Diecimila lire per ogni quota e rappresentanti in Consiglio

STAMPA, TORINO, pag.34

TORINO. E' nata "Azione granata", il primo tentativo italiano di associazionismo di tifosi. Si tratta di una societa' che vende quote da diecimila lire ciascuna ai sostenitori del Torino. Con il ricavato comprera' azioni della societa': piu' soldi mettera' in cassa (la raccolta dura sino al 30 giugno 1994) e maggior potere avra', al limite potra' diventare anche il maggior azionista. Goveani, dopo aver spiegato l' iniziativa (stamane la presenta ad Ivrea, dove si svolge la convention dei 200 club torinisti sparsi in Italia), ha confessato di sperare che "la gente del Toro acquisti quote per almeno 5 miliardi. Mi auguro che il progetto frutti quanto la campagna abbonamenti (e' stata appunto di cinque miliardi, ndr) e' ovvio che se risponderanno solo in 10 mila, allora si trattera' di un fallimento. Contiamo di coinvolgere almeno 100 mila persone ciascuna potra' prendere piu' quote". Acquistando le quote di "Azione granata", i tifosi diventeranno indirettamente azionisti del Torino; nel senso che saranno presenti nel consiglio di amministrazione granata col rappresentante (o con i due rappresentanti, il numero sara' deciso in seguito) eletto dall' assemblea di "Azione granta". Il presidente ha ripetuto piu' volte: "Azione granata non e' una questua ma un tentativo per creare una fonte di liquidita' che consenta di rendere sempre piu' solida economicamente la societa' e ci permetta di portare avanti i nostri progetti: ad esempio, la ristrutturazione del FILADELFIA. L' Aberdeen ha potuto ristrutturare il suo piccolo, magnifico STADIO proprio ricorrendo a questa formula finanziaria". "Azione granata " s' ispira alle public companies inglesi, a Barcellona e Real Madrid, di cui i tifosi sono azionisti veri e propri ma funzionera' in modo diverso perche' la legge italiana non consente che gli azionisti partecipino agli introiti di un club di calcio.
(c. giac. )

27/10/93 - Stadi, da Torino parte un Sos Filadelfia, Comunale e Velodromo richiedono investimenti troppo alti

Impianti chiusi, squadre senza campo, e mancano i soldi per rimediare

STAMPA, TORINO, pag.39


Stadi inutilizzati, impianti chiusi al pubblico, squadre senza campo di gioco: in una conferenza stampa dell' assessore regionale Cantore, stamane Torino si interroga sul suo futuro sportivo. Facciamo il punto sulla situazione degli impianti che interessano gli sport di squadra. STADIO delle Alpi. E' l' ultimo nato (maggio' 90), ma ha gia' dovuto risolvere molti problemi legati al manto erboso del campo. Costruito dall' Acqua Marcia dopo concessione del Comune, e' stato poi dato in subconcessione alla Pubbligest che copre i costi di gestione (7 miliardi all' anno) con i contributi derivanti da pubblicita', bar, posteggi, concerti e quote versate dai due principali utenti: Juventus e Torino (percentuale sugli incassi, circa 2, 6 miliardi annui). Finora ha funzionato a buon regime: su 92 manifestazioni ospitate, ben 10 hanno fatto registrare un utilizzo ottimale della struttura. Manca pero' una pista di riscaldamento per i grandi meeting di atletica: dovrebbe sorgere in un' area adiacente, all' interno di un nuovo Motovelodromo. STADIO FILADELFIA. Il tempio granata accusa tutti i suoi anni (e' del ' 26 ). Rilevato dal Torino Calcio due stagioni fa, e' il quartier generale del club granata, ma di recente la Commissione provinciale di vigilanza ne ha limitato l' accesso solo a 99 persone. Le gestione costa 150 milioni annui, la ristrutturazione richiederebbe addirittura 10 40 miliardi (esistono tre progetti) ma dovrebbe tener conto di un vincolo della sovrintendenza alle Belle Arti sulle tribune in legno. Motovelodromo. Sorto nel ' 21, e' gestito dal Federciclismo piemontese che ha una convenzione in uso dal Comune fino al ' 98 (costo 200 milioni annui). La recente ristrutturazione parziale (100 milioni dal Comune per il sottopassaggio, 35 milioni dalla Fci per la pista in cemento) ne ha permesso la riapertura dopo circa un anno, ma l' anello di 393, 3 metri non risponde ai regolamenti tecnici internazionali, inoltre le curve sono pericolose perche' troppo sopraelevate, la tribuna inagibile e vincolata anch' essa dalle Belle Arti. E' utilizzato da un centinaio di societa' ciclistiche (gare a porte chiuse), dalla Federciclo regionale per l' attivita' giovanile e dai Giaguari di football americano per gli allenamenti (non per le partite). La ristrutturazione costerebbe 8 miliardi, ma restituirebbe un impianto senza spalti e inutilizzabile per il ciclismo di vertice. Il Comune propone di mantenere il campo di gioco e costruire tribune al posto della pista: un nuovo Motovelodromo verrebbe poi realizzato alla Continassa. STADIO Comunale. Inaugurato nel ' 33, e' utilizzato da Juve (1 squadra e vivaio), calcio femminile e football americano (Giaguari). Ospita anche palestre, una mensa comunale, il Centro di Medicina dello Sport, uffici e magazzini vari. Le Belle Arti vincolano solo la torre Maratona e parte dell' impianto, che quindi potrebbe essere ristrutturato (costo almeno 10 miliardi). Il Comune non intende piu' accollarsi i 5 miliardi annui di gestione. STADIO Ruffini. Ultimato nel ' 59, e' il fulcro dell' atletica regionale, ma ospita anche il calcio (campionati minori e giovanili del Toro). E' del Comune, costa 600 milioni annui e manca di un impianto di illuminazione (preventivo 2 miliardi).
Giorgio Viberti

13/10/93 - Pericolo di crolli, vietato al pubblico. Chiuso il Filadelfia partite a porte chiuse

STAMPA, TORINO, pag.33

I vigili urbani hanno chiuso al pubblico lo STADIO FILADELFIA, santuario del club granata. La struttura e' degradata e potrebbe rivelarsi pericolosa anche per le poche migliaia di spettatori attualmente ammessi alle gare delle squadre giovanili. La notizia si e' diffusa ieri pomeriggio mentre il presidente del Torino Calcio era a colloquio con il sindaco Valentino Castellani per perorare la causa di uno STADIO che i tifosi del Toro vorrebbero riaperto. Non solo per le partite delle squadre del vivaio giovanile, ma per il campionato di serie A. "Il pubblico hanno detto i dirigenti della squadra era da tempo soltanto ammesso in un piccolo settore delle tribune. Adesso, se vorremo far ancora disputare le gare dei giovani della "Primavera", lo dovremo fare a porte chiuse". Il notaio Goveani, presidente del sodalizio, nelle stesse ore ha incontrato il sindaco. Un colloquio sereno, ha detto uscendo. "Gli ho prospettato due alternative: la ristrutturazione dello STADIO con la possibilita' di farvi entrare 30 mila spettatori, oppure un restauro meno impegnativo: il recupero di un campo per far allenare la squadra maggiore e due campetti per le minori". In questa seconda ipotesi lo STADIO di via FILADELFIA diverrebbe sede del Torino, attualmente in corso Vittorio. Il sindaco ha detto "no" (come aveva fatto lunedi' in Consiglio comunale) alla prima ipotesi "Impossibile, perche' esiste la convenzione con l' Acqua Marcia che obbliga la citta' a far disputare le partite nazionali e internazionali allo STADIO Delle Alpi". Per la seconda, ha spiegato Goveani, il sindaco ha invece dimostrato "notevole interesse". Nei prossimi giorni il presidente del Torino Calcio incontrera' l' assessore all' Urbanistica Franco Corsico per approfondire la questione e per verificare se esistano possibilita' di ottenere sovvenzioni dal Credito sportivo.

16/04/93 - Perche' non fare un museo? Lo stadio costruito in un anno Ospitera' coppe, targhe e cimeli

STAMPA, TORINO, pag.37

Il podesta' di Torino nel maggio del ' 32 aveva scritto al duce: "Eccellenza tra pochi mesi a Torino arrivano duemila atleti di tutte le Universita' del Regno. Dove li faremo gareggiare? ". Tempo un anno: il 15 maggio 1933 lo STADIO Mussolini ospito' i Littoriali. Il resto della storia lo scrissero i campionati del grande Toro di Gabetto e Mazzola, della gloriosa Juve Boniperti Charles Sivori, di Platini, del Toro di Ferrini, di Meroni, di Claudio Sala. E non solo: meeting di atletica, coppe, targhe, medaglie, scudetti, palloni d' oro, maglie, foto, pubblicazioni. Perche' non un museo? L' idea e' di un dirigente bianconero, ne ha parlato con altri sportivi e la proposta piace. Il vecchio STADIO potrebbe essere villaggio dello sport, dove praticare specialita' di ogni tipo e dove avviare ragazzi alle varie discipline ma anche dove apprendere la storia. Sarebbe un po' come ripartire dalle radici per rifiorire Perche' no?, il futuro puo' passare ancora da via FILADELFIA.

17/09/93 - Il Torino vara l' operazione Filadelfia

Corriere della Sera - Pagina 39

Goveani vorrebbe giocare nel vecchio stadio ristrutturato

TORINO . Sulla via del ritorno dal vittorioso debutto di Coppa, il Torino riscopre un vecchio sogno nel cuore. Che non fa rima con tricolore, perche' l' aria sottile della vetta non ha dato alla testa a nessuno, ma rida' anima e forse corpo a una fantasia di rara suggestione: il ritorno a tempo pieno nella vecchia arena del Filadelfia, lo stadio della leggenda del grande Torino. Mondonico gia' sogna a occhi aperti: trentamila persone sugli spalti a sospingere una squadra tutta fatta in casa. E la snocciola sin d' ora, dal portiere Pastine fino a un trio d' attacco con Carbone, Vieri e Poggi. "Roba nostra, ruspante, di qualita' e di sostanza". Goveani, il presidente notaio, e' piu' cauto: ma brillano gli occhi anche a lui. Tutti i presidenti del Torino ci hanno provato, ma solo quello che ci riuscira' verra' considerato dal popolo granata il vero erede del mitico Ferruccio Novo. "Qualcosa finalmente c' e' . ammette Goveani .: un nostro concreto progetto di ristrutturazione, un' ipotesi di costi, stimabili intorno ai venti miliardi, l' interessamento di Castellani, un sindaco che non promette ma ha tutta l' aria di mantenere. C' e' sul Filadelfia un vincolo delle Belle Arti, ma non trascritto alla conservatoria dei registri immobiliari: dall' altra parte c' e' pero' la nostra proprieta' dell' impianto, attraverso la "Srl Campo Torino". "La convenzione stipulata a suo tempo fra Comune e societa' costruttrice dello stadio Delle Alpi vieta per trent' anni l' uso del Comunale. Ma non quello del Filadelfia: e noi vogliamo far di tutto per ristrutturarlo e per renderlo agibile per trentamila persone perche' quella e' la dimensione del Torino e quelle sono le nostre radici". Se l' operazione andasse in porto il Torino sarebbe l' unica societa' italiana a essere proprietaria del suo stadio. Non sara' facile, anzi. Ma gia' il solo fatto che ci stia concretamente pensando conferma che il peggio, dal punto di vista finanziario, dovrebbe essere passato. Non a caso nei giorni scorsi si e' fatto avanti un giovane imprenditore edile, Vittorio Savoia, dicendosi disposto a rilevare il 50 per cento del pacchetto azionario. E non e' nemmeno il solo, come si evince dal secco commento di Goveani: "In questo momento sono nelle condizioni di scegliere". Scelte obbligate invece per Mondonico, che a Parma potra' disporre di Jarni ma non di Silenzi: al centro dell' attacco giochera' Poggi e rientrera' Annoni. Il difensore e' braccato dalla Roma: ma il Torino pensa semmai a sfoltire i ranghi in attacco, non in difesa. Per Annoni non ci sente: per Aguilera (e Saralegui) sarebbe tutt' orecchi.
Gigi Garanzini
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04/02/93 - Il Torino e' del notaio baby

Corriere della Sera - Pagina 44

Roberto Goveani, 35 anni, diventa padrone granata: ma e' gia' rebus sul nome dei suoi veri soci
Borsano in lacrime ieri ha detto addio alla squadra ed ha incassato gli ultimi insulti dai tifosi
TORINO . L' onorevole Gian Mauro Borsano ha attraversato la sua ultima valle di lacrime (calcistica) alle dieci di mattina. Senza protezione (la polizia e' arrivata piu' tardi) l' ancora per poche ore presidente del Torino ha affrontato le scritte e gli animi ostili del Filadelfia per l' addio alla squadra: da ieri il Torino ha un nuovo padrone. "Tanto a quell' ora non c' e' nessuno" ha risposto Borsano a chi gli suggeriva di prendere qualche precauzione. Invece c' erano una trentina di tifosi incarogniti nei loro palto' , alcuni dei quali gli hanno riservato gli ultimi insulti: "Ladro, vattene". Non erano giovani ultra' , solo anziani innamorati, qui e' cosi' , i piu' arrabbiati sono quelli che sono stati testimoni del passato. Astio dell' undicesima ora, controbilanciato dall' affetto e dall' applauso dello spogliatoio. I giocatori, che ora si aspettano un ambiente meno ostile soprattutto in casa, con lui hanno avuto vita felice e ingaggi pesanti (chi darebbe 850 milioni a Policano per un anno di B?). Per loro e' stato il presidente ideale. Ma ora si volta pagina, in serata il comunicato della societa' : il Torino calcio passa dall' ingegner Gian Mauro Borsano al notaio Roberto Goveani, 36 anni da compiere ad agosto, due figli e una moglie da cui vive separato, uffici a Pinerolo e Torino, il piu' giovane notaio d' Italia, legato a Villar Perosa dove, visto che la Juve non va piu' , vuole portare la squadra in ritiro. L' ultima cordata e' quella giusta. "Ho scelto la soluzione meno conveniente per me, ma piu' conveniente per il Torino . sostiene il presidente uscente ., volevo lasciare a un gruppo torinese che desse affidamento". Respinti i tentativi del finanziere Parretti e quello organizzato da Moggi con alcuni ex azionisti del Torino come Gerbi, niente da fare neanche con Calleri disposto a rilevare la societa' e i suoi debiti (20 miliardi), ma senza buonuscita. Borsano ha passato la sua ultima giornata, a parte la cessione del pacchetto di maggioranza (78 per cento) della societa' avvenuta in sede nel tardo pomeriggio, con gli addii a squadra e dipendenti della societa' (alcuni dei quali, provenienti dalla disciolta Gima, gli devono gratitudine eterna). E' uscito dallo stadio commosso. "Era in lacrime, lui e' piu' vittima che carnefice" ha raccontato Emiliano Mondonico. Scene da un addio inevitabile. "Sono emozionato, mi dispiace, ma l' ho fatto per il bene del Torino, non c' erano prospettive, ormai non mi dava piu' retta nessuno" l' epitaffio di Borsano su poco meno di quattro anni di presidenza immolati per poco piu' di 10 miliardi, pagabili a rate (la prima ieri, due miliardi). L' onorevole Borsano, con due autorizzazioni a procedere chieste dalla magistratura alla Camera, e' sicuramente una vittima dell' effetto Di Pietro e del ribaltone del 5 aprile. Il crollo del vecchio sistema politico lo ha spiazzato costringendolo a un ridimensionamento. Proprio la sera del 5 aprile, dopo il derby di ritorno dell' anno scorso (2 0 alla Juve con doppietta di Casagrande) Borsano era l' uomo della provvidenza granata, di li' e' cominciato il declino, e' venuta la cessione di Lentini ("Si e' bruciato col mercato" commenta Casagrande), l' odio dei tifosi che adesso, sulla ghiaia del Filadelfia, non riescono a esultare dopo aver vinto la loro battaglia. La preoccupazione per il futuro, le incognite, hanno preso il posto dello strepito, delle contumelie. "Tifoso granata da sempre, andava al Filadelfia con il padre una volta alla settimana" c' e' scritto sulle note caratteristiche del nuovo presidente, un iperattivo che passa dalle consulenze internazionali di carattere legale in particolare con i Paesi dell' Est alla collezione di bottiglie di vino, di sottobicchieri e lattine di birra. Il suo ufficio stampa ha lavorato bene, anche se qualche maligna insinuazione sulle sue vere inclinazioni calcistiche (chi dice Juve, chi dice Milan) e' trapelata. Ora dovra' lavorare lui, scacciando gli interrogativi su chi gli stia alle spalle (certi due imprenditori di Pinerolo, Calosso e Campra). In passato Goveani ha avuto rapporti d' affari molto stretti con Parretti, uno dei tanti aspiranti alla poltrona presidenziale. I tifosi sono allarmati, un notaio, per quanto ricco (primo contribuente di redditi di Pinerolo), alimenta il dubbio. Qui si temono cinghie tirate, cessioni, carestia. Per ora non c' e' nulla di sicuro tranne che Luciano Moggi ha vissuto da spettatore la vicenda e potrebbe rimanere, anche se si e' irritato non poco quando il presidente entrante, replicando a un' intervista in cui il direttore generale sosteneva di aver caldeggiato il suo ritorno (Goveani era gia' stato consigliere per due anni), ha dichiarato: "Non e' Moggi il mio sponsor, semmai potra' diventare un mio dipendente". Cose che si superano in fretta. Ogni anticipazione e' valida, dalla cessione di Marchegiani alla decurtazione degli ingaggi. Oggi pero' parlera' lui, il notaio Roberto Goveani ventitreesimo presidente del Torino. Anche se la ratifica arrivera' il 26 con l' assemblea dei soci, da domenica l' eventuale ringhio dei tifosi sara' tutto per lui.
Roberto Perrone

15/10/93 - Il Filadelfia e' inagibile, da Palazzo Civico un' idea

Il Torino al Comunale ecco l' ultima proposta

STAMPA, TORINO, pag.44


Stadio FILADELFIA inagibile per i tifosi, e presto anche gli spogliatoi saranno off limits per i calciatori. Dove si allenera' il Torino? Il presidente Goveani ha chiesto l' altro ieri al Comune: "Date il Combi anche a noi". E' l' impianto cittadino del quale si serve la Juventus. La quinta commissione municipale ha preso atto della "provocazione" della societa' granata. E propone: il Toro potra' allenarsi sul prato del vecchio Comunale. Condizioni: 49 milioni all' anno (tanto paga la Juve per il Combi e non le 100 mila lire simboliche delle quali si e' scritto) e 120 milioni sempre annuali per l' uso degli spogliatoi lato curva Maratona (come paga la Juve per il lato di via FILADELFIA). E' una soluzione per venire incontro alla squadra di Mondonico. Percorribile? Difficilmente. I progetti ultimi prevedono attorno e dentro al vecchio Comunale disegni ben diversi. Con l' eventuale ristrutturazione sono previste sede e uffici del Coni regionale e delle sue federazioni; ampliamento dell' Istituto di Medicina dello Sport (lato distinti). E ancora, ma al Comune non ne sanno ufficialmente nulla, nuova sede della Juventus, ora in piazza Crimea. Risulta al Comune che la societa' bianconera abbia chiesto alcuni locali per l' allestimento di un Museo del calcio in occasione dei 100 anni (nel ' 97) dalla fondazione. L' eventuale "aggiunta" del Torino alla Juventus nell' occupazione del vecchio Comunale farebbe perdere alla Circoscrizione alcune delle tredici palestre create sotto gli spalti e messe a disposizione del cittadino. La questione sociale non e' l' unico ostacolo. Qualcuno ha sollevato il timore che avvicinare a cosi' stretto contatto le due tifoserie durante gli allenamenti accentuerebbe i problemi di ordine pubblico. Esagerazioni? E dove disputerebbero i loro tornei le squadre Berretti del Toro (la societa' granata paga 7 milioni annui per l' uso del Comunale) o la Primavera della Juve? Intanto, domenica, la Primavera del Toro, sfrattata dal FILADELFIA dove si potrebbe giocare solo a porte chiuse, disputera' l' incontro di campionato con la Reggiana al Parco Ruffini. Altra soluzione: riattare a campo da undici l' ex campetto d' atletica di fianco al Comunale troppo frettolosamente suddiviso in sette campetti per il calcio a 5.

(r. s. )




;-)

14/10/93 - Situazione paradossale dopo il no a utilizzare il Filadelfia

Il Toro chiede il Combi La societa' granata cerca ospitalita' dove "vive" la Juve da molti anni

STAMPA, TORINO, pag.44


Se scoppia, e' una bomba che acceca e assorda. Se non scoppia, o non si vede scoppiare, puo' essere un esperimento sotterraneo, un' esplosione in grotta che e' seguita piu' dai fisici (in questo caso burocrati), dai politici e dai diplomatici che dal pubblico. Il Torino ha chiesto al Comune di potersi allenare al Combi, quello dove si allena, da tempo immemorabile, la Juventus, adesso specialmente con i ragazzini, visto che la prima squadra va molto sovente ad Orbassano. Il Combi e' comunale, e al Torino fan sapere che viene dato in affitto alla Juventus al prezzo simbolico di 100. 000 lire annue. Se l' inagibilita' del FILADELFIA, proprieta' del club granata, si allarghera' anche agli spogliatoi, e in tal caso i giocatori granata dovrebbero arrivare sul campo glorioso gia' in divisa da fatica, ecco che il Torino chiedera' di poter usufruire anch' esso di un impianto che e' della citta'. La Juventus, ovviamente, non puo' essere di questo parere. L' accordo con il Comune, al di la' di ogni definizione economica, e' un vero contratto, e rinnovato di recente per altri cinque anni. In casa bianconera si fa notare che, proprio sulla base di questo contratto la Juventus che pero' non emette dichiarazioni ufficiali ha fatto importanti opere di manutenzione e di miglioria, per chi si allena e per chi assiste agli allenamenti, e ha messo a disposizione della circoscrizione un campo di calcio attrezzato. Di spartizione con coinquilini non si puo' parlare: e questo senza tirare in ballo l' allergia dei tifosi granata a spostarsi in una zona connotata come bianconera. La bomba e' pronta, la miccia e' accesa ma e' lunga, ed ha delle strane (o no? ) serpentine. Passa infatti per lo stadio detto Comunale, per lo stadio detto FILADELFIA, per lo stadio detto Delle Alpi. La Juventus potrebbe ottenere l' uso dei locali sotto le gradinate del Comunale che e' di proprieta' della citta', ha offerto un piano di grossi lavori con grosse spese, in sintonia con il Coni che vuole spostare li' i propri uffici e quelli delle Federazioni. Il Torino non aveva chiesto nulla e per minore disponibilita' economica e contando ancora, almeno ufficialmente, sul FILADELFIA da restaurare (vedi progetto di Goveani). Le difficolta' a dar corpo ai progetti di un FILADELFIA ristrutturato e' un colpo per il Torino, che si sente tagliato fuori, da difetti suoi (se e' un difetto non avere soldi) e da iniziative altrui. E' un derby, insomma, giocato per ora a colpi di richieste nero su bianco. In Comune per ora prendono tempo: quando arrivera' la richiesta del Torino la esamineremo, si dice. Il Torino aveva avviato (Borsano presidente) l' operazione Borgaro, per un campo di allenamento fuori Torino finanziato in parte dal credito sportivo, ma tutti sanno come e' andata a finire. E ora la squadra dovra' forse allenarsi al Ruffini o al campo Agnelli, quello dei Salesiani Il Delle Alpi c' entra per ora di striscio, piu' che altro per vanificare le speranze sul FILADELFIA, visto che per trent' anni le partite di Juventus e Torino sono previste li' (pena un contenzioso tra Comune e Acqua Marcia). Entrerebbe pero' in un discorso complessivo se e quando prendesse corpo in citta' una situazione paradossale, una patatona bollente per il sindaco Castellani: Torino avrebbe uno stadio modernissimo, un Comunale che non vuole saperne di morire, un FILADELFIA che sta li' a invecchiare fra i sogni e i pericoli, dunque tre stadi o almeno tre ipotesi di stadio sempre interessanti e valide, e vedrebbe le due sue massime squadre intente a litigare per l' uso di un campo di allenamento. Con la Juventus nella parte di un inquilino che ha fatto tanti lavori dentro l' abitazione per la quale ha un regolare contratto di affitto, e con il Torino nella parte del senza tetto che possiede un hotel ma non puo' andarci ad abitare neppure con la famiglia.
(g. p. o. )

17/09/93 -Il presidente granata ha un progetto per rendere di nuovo agibile il vecchio e glorioso stadio Goveani vuole riportare il Toro al Filadelfia

"Ne ho parlato con il sindaco Castellani: mi e' parso interessato"

STAMPA, TORINO, pag.40


Roberto Goveani s' e' innamorato dello stadio Ulleval di Oslo, dove il Toro ha battuto il Lillestroem. Uno stadio salotto, capace di ospitare 22 mila spettatori. "E' quello che ci vorrebbe per noi diceva ieri mattina all' aeroporto della capitale norvegese il notaio solo un tantino piu' grande: diciamo che una struttura da trentamila posti sarebbe l' ideale. Chissa' che non si riesca, prima o poi, ad averne una tutta nostra, ricavandola dal FILADELFIA". E' il vecchio sogno di tornare a giocare nel leggendario stadio del Grande Torino di Valentino Mazzola. Un sogno accarezzato da tutti i presidenti granata, da trent' anni a questa parte, sin dal maggio 1963 in cui il Toro diede l' addio all' impianto nel quale davvero il pubblico era il dodicesimo giocatore in campo. Adesso, dopo Orfeo Pianelli, Sergio Rossi, Mario Gerbi e Gian Mauro Borsano, tocca a Goveani fantasticare e far fantasticare i tifosi. Il notaio ha rivelato: "L' ipotesi del Toro al FILADELFIA non e' poi cosi' remota come potrebbe apparire a prima vista. Abbiamo condotto degli studi e elaborato un progetto che prevede la ristrutturazione completa, dalla quale nascerebbe uno stadio, appunto, da 30 mila persone. I costi sarebbero contenuti, attorno ai 20 miliardi". Cifra irrisoria se confrontata a quella scandalosamente alta (quasi 200 miliardi) occorsa per il "Delle Alpi". Il presidente del Torino ha aggiunto "Ho gia' parlato del progetto con il sindaco Castellani: s' e' trattato di una chiacchierata, e' positivo che Castellani non abbia fatto promesse. L' ho trovato interessato e con un atteggiamento ben poco politico, il che e' incoraggiante. Naturalmente, per rifare da cima a fondo il FILADELFIA sarebbe necessario l' aiuto dell' ente pubblico. Pensiamo ad una societa' mista". Contro il lodevole proposito goveanesco ci sono pero' tante difficolta', una piu' ostica dell' altra. Ristrutturare il vecchio stadio significa demolire la tribuna di legno sulla quale c' e' il vincolo della Sovrintendenza alle belle arti. Inoltre, le norme urbanistiche vietano la costruzione di un impianto in mezzo alle case: le nuove strutture debbono sorgere fuori dal cuore cittadino, in aree attrezzate di parcheggi. Ancora: c' e' la convenzione (vale trent' anni) stipulata tra Comune, Torino e Juventus e l' Acqua Marcia, la societa' che ha edificato il "Delle Alpi", che impegna bianconeri e granata a giocare nell' arena inaugurata nel maggio 1990. Quando mai, quindi, il Comune permettera' al Toro di avere uno stadio tutto suo? Per il notaio ogni ostacolo e' superabile. "Il vincolo sulla tribuna non e' stato iscritto alla Conservatoria del registro immobiliare, puo' quindi essere impugnato. Quanto ai problemi urbanistici, l' area dei mercati generali potrebbe essere adibita a parcheggi. La convenzione stabilisce che Juve e Torino non possono andare al Comunale, non prende in considerazione l' eventualita' di un nostro ritorno al FILADELFIA, impensabile all' epoca in cui la convenzione venne stipulata". Insomma, il presidente e' ottimista "Piano, pero', non creiamo troppe illusioni, il compito che ci attende e' immane". Sulle voci di un imminente arrivo di nuovi soci nel Torino, oltre a Vittorio Savoia, ha assicurato il notaio: "Adesso sono nelle condizioni di scegliere, e di scegliere il meglio. E' un fatto positivo, sette mesi fa la situazione era differente".
Claudio Giacchino

14/09/93 - Le utopie dell' Emiliano : "Basta zona, a scuola da Simoni E sogno di tornare al Filadelfia"

STAMPA, TORINO, pag.29

OSLO DAL NOSTRO INVIATO.
Polemico, utopista, confidenziale. Cosi', scatenatissimo, e' il Mondonico in cima al campionato. Leader della classifica e, se continua di questo passo, anche degli "italianisti " , cioe' degli allenatori fedeli al gioco classico. "Non sopporto piu' il conformismo di giornali e tv attenti solo alla zona. M' auguro che adesso parlino un poco anche delle belle partite e dei grandi risultati ottenuti da Simoni e Giorgi. Domenica, dato che giocavamo di sera, ho potuto ascoltare molti commenti: signori, che cosa non m' e' toccato d' udire, persino di universita' del pallone s' e' parlato a proposito di un incontro (Foggia Juve, ndr). Ma quale universita', quando si concedono tante occasioni? Insomma, i mass media continuino a dire che per lo spettacolo bisogna andare a lezione a Foggia: ma dicano pure che si deve andare anche a Cremona a Cagliari". Prosegue: "Non e' un attacco ai colleghi, ma sono sicuro che queste mie parole non piaceranno ai soloni della critica aspettano solo che le cose mi girino male per ricacciarmele in gola. Magari attaccandomi attraverso qualche mio ex calciatore". Allusione a Bruno che da Firenze, alla faccia della gratitudine, sul Mondo ha detto: "Meglio lasciar perdere, l' argomento non m' interessa". Ed eccoci a quella che, purtroppo, temiamo sia destinata a rimanere utopia. "Per il Toro ci vuole uno stadio da 30 mila persone, non una cattedrale vuota. Magari si restaurasse una buona volta il FILADELFIA: non per farne un museo, cioe' una struttura di 15 mila posti, e quindi inutile, bensi' per ricavarne un impianto vero: di certo, alla fine dell' anno, avremmo un bel po ' di punti in piu'. Se l' amministrazione varasse un progetto serio, forse i tifosi darebbero un aiuto. Che sogno, i granata nella gloriosa arena". Strana sortita, che ci sia qualche idea sul FILADELFIA e l' Emiliano ne sia l' avanguardia dialettica? Il Mondo confidenziale. "In campo ho rimproverato platealmente Poggi e Carboncino che stiamo spremendo come un limone. Sono ragazzi, posso riprenderli: con i vip sarebbe differente, non potrei comportarmi cosi', rischierei d' ottenere l' effetto opposto. Non e' un caso se godo fama di allenatore che non va d' accordo con le star". Finale con immodestia: "Nessuno ha scritto che domenica e' stata decisiva la mia mossa: Kozminsky costretto a marcare Carbone".

Claudio Giacchino



07/09/93 - Una squadra sempre divisa tra i successi in campo e i tanti problemi legati alla societa'

Torino, L' allenatore: basta esaltare la zona chi gioca all' italiana non e' un fesso

STAMPA, TORINO, pag.33

TORINO. "Mondo, ci hai fatto vedere il piu' bel calcio del mondo". Con questo giochetto verbale i tifosi accolgono l' Emiliano al FILADELFIA, sono gratificati da un sorrisetto e una strizzatina d' occhio. Pacioso l' allenatore, entusiasta la gente, sprizzanti gioia i giocatori: i frutti naturali del primo posto in classifica, di un presente lieto oltre le piu' rosee previsioni. Certo, e' solo la seconda giornata, guai illudersi, pero', come possono quelli del Toro non gongolare? Purtroppo, da un anno a questa parte, e' destino che non si possa parlare dei successi di questa squadra e del suo tecnico capace di far crescere fiori dall' asfalto senza parlare anche di vicende sgradevoli, antipatiche: quelle giudiziarie, pure ieri hanno tenuto banco improntando la conferenza stampa del presidente Roberto Goveani. Sino a quando durera' il tormentone? Difficile pronosticarlo, vari segnali non inducono all' ottimismo. Intanto, sei tra dirigenti e giocatori sono stati interrogati un mese fa dalla magistratura di Pescara indagante su un giro di presunte partite truccate. L' inchiesta data al marzo scorso, fu innescata da una maga di Genova, e corroborata poi da una lettera agli inquirenti della moglie di un calciatore pescarese, nell' ambito sportivo e' costata 3 punti di penalizzazione al Pescara, la squalifica (3 anni, per illecito) di Marino, direttore sportivo degli abruzzesi, e del tecnico Galeone (8 mesi, per omessa denuncia ). Per la precisione, i granata furono sentiti come testi sui rapporti con Moggi, non c' entrano nulla con le presunte scommesse. Ad ogni modo, diamo spazio al calcio, alla fine daremo conto dell' incontro del Notaio con la stampa, non sono emerse novita' tali da anteporlo al discorso sul Toro che vince e da' spettacolo. E che, nonostante tutto, continua a navigare nell' indifferenza generale. Delle quattro formazioni che sono a punteggio pieno e' quella che ha segnato di piu': ha battuto l' Atalanta che miracolo doveva mostrare con l' effervescenza della zona, ha visto rivalutato il proprio successo sul Piacenza dalla fatica con cui la Sampdoria ha domato la matricola emiliana. Eppure, Pizzul, nell' introdurre lo spazio notturno della "Domenica sportiva" dedicato all' approfondimento, ha detto: "Adesso ci occuperemo dei rigori, della crisi della Juventus, poi parleremo di Samp doria e Parma e, se ci sara' ancora tempo, anche del Torino e dell' Atalanta". A "Pressing", invece, s' e' insistito sull' "irregolarita' dei gol di Venturin e Fortunato, entrambi viziati dal fuorigioco di alcuni compagni". Mondonico non si stupisce, fa spallucce, ricorda quanto aveva dichiarato, con tono astioso, subito dopo la partita: "Meriteremmo maggiore attenzione" e sulle reti che hanno affondato l' Atalanta osserva: "Nessuno ha notato quei fuorigioco, per giunta passivi, non uno dei calciatori bergamaschi che abbia accennato una protesta". Dell' arguzia polemica dell' immediato post Atalanta, all' allenatore e' rimasto (sara' la notte che porta consiglio? sara' la tranquillita' indotta dalla vittoria? ) poco. "Mi da' fastidio che degni d' interesse siano solo coloro che praticano la zona, che tutti gli altri siano considerati dei vecchi barbogi, dei rimbambiti. Assurdo rinnegare la storia del calcio italiano, non tenere in conto quel modulo che tante gioie ci ha regalato". Il segreto della vostra partenza a tutto gas? "E' il FILADELFIA, questo vecchio stadio che esercita un fascino enorme, scomodo solo a chi non ha qualcosa dentro. La vittoria non ci deve illudere, perche' l ' illusione porta sempre la delusione. Pero', fa bene a tutti quanti, in particolare al nostro presidente che attraversa un momento particolare (il coinvolgimento nelle vicende giudiziarie, ndr). Diciamo che i due punti colti domenica sono una bella pacca sulle spalle di Goveani". L' Emiliano parla, i giocatori sciamano fuori dallo spogliatoio nel cortile, hanno tutti i volti distesi dei giorni buoni. Carbone, dalla Maratona subito adottato, ha anche una giacca gialla, piu' vistosa non potrebbe essere. Mondo scherza: "Complimenti, Carboncino, davvero bella". Poi, mentre il giovanotto abbozza un ringraziamento, ricorda come il piccolo diavolo che ha stralunato l' Atalanta l' abbia fatto arrabbiare quando ha peccato d' egoismo: "Perche' in lui ho visto me giovane, non sono sicuro che in analoga situazione si comportera' diversamente". Ed eccoci a Goveani. Ha rivelato di aver pagato a Borsano "tre miliardi, e' la prima rata dell' acquisto del Toro, no, non e' corretto rivelare quanto ancora gli debbo dare"; ha ribadito: "Scalero' dal debito tutti gli ammanchi che troveremo" e da come l' ha ripetuto e' parso di capire che di soldi ha intenzione di scucirne ancora ben pochi. Ha poi annunciato: "Ad ottobre partira' un grande iniziativa per l' azionariato popolare"; ha confermato: "Vittorio Savoia (industriale di Cercenasco, ndr), un amico, potrebbe darmi una mano nel Toro: non intendo frazionare il capitale, cerco tre, quattro azionisti di riferimento con cui gestire la societa' ". Sulle vicende giudiziarie: "Siamo tranquilli e siamo i primi collaboratori della magistratura: il Toro potrebbe costituirsi parte lesa contro Borsano". Infine, un pizzico di demagogia: "Piu' che presidente mi sento un capo dei tifosi, domenica, contro l' Udinese, saro' in Maratona".
Claudio Giacchino

martedì 10 marzo 2009

22/12/93 - AL FILADELFIA LA MESSA E' VIETATA

Repubblica — pagina 28

TORINO - L' idea era nata un mese fa per salvare il Filadelfia, prima ancora che il Torino si ritrovasse nei guai: i tifosi granata avevano organizzato la messa di Natale nel cortile del vecchio stadio che loro chiamano tempio, una specie di grande adunata di cuori tra il sacro della mezzanotte della vigilia e il profano del luogo (un campo di calcio) e delle intenzioni (una preghiera per il Torino). L' ideatore era stato Manlio Collino, direttore di un mensile satirico, Fegato granata, che si dichiara "smaccatatamente ispirato a Cuore" e che da un paio d' anni alterna pernacchie al mondo del pallone a battaglie serie come quella a favore del Filadelfia. L' ipotesi della messa granata aveva raccolto grandi entusiasmi: era stato trovato il sacerdote, era stato ottenuto il permesso del Torino, erano stati risolti i problemi logistici (altare, altoparlanti, paramenti sacri). Le ultime vicende della società, poi, avevano aggiunto ulteriore enfasi all' appuntamento di venerdì notte: sarebbe stata - secondo i tifosi - un' occasione clamorosa per ribadire una certa sacralità del vecchio Torino, per replicare ai guai giudiziari. Si prevedevano lacrime e commozione, ma anche rabbia poco in sintonia con la religiosità dell' avvenimento. E duemila tifosi-credenti. Ma ieri è arrivato il veto della Curia, che ha proibito ogni funzione poiché il Filadelfia non è un luogo consacrato, e quindi non può ospitare l' eucarestia. In realtà, pare che le autorità religiose fossero preoccupante dal rischio che la messa si trasformasse in un plateale raduno di ultrà. "Avremmo potuto - spiega Collino - cercare un prete ribelle, magari un lefevriano, ma abbiamo preferito rinunciare. Ho detto ai Monsignori che nel vangelo è scritto che ovunque ci siano due persone di fede, lì c' è Dio. Ma mi hanno spiegato che se avessero concesso l' autorizzazione avrebbero creato un precedente. Ho ricordato che al Filadelfia una messa c' era già stata, per il funerale di Ferrini". Ci sarà lo stesso l' adunata al Filadelfia, un presepe, si aspetterà il Natale con vino e salame e a mezzanotte si accenderà un televisore sintonizzato sulla messa di papa Giovanni Paolo II. - emanuele gamba







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14/10/93 - ORDINE DEI VIGILI, CHIUSO IL FILADELFIA

Repubblica — pagina 27

TORINO - Un' ordinanza dei vigili urbani, sollecitata da un' interrogazione parlamentare del deputato leghista Borghezio, ha vietato l' accesso del pubblico al vecchio campo Filadelfia: non potranno più essere disputate le gare delle giovanili, mentre verrà chiuso un occhio sui tifosi che ogni giorno seguono l' allenamento della prima squadra. Stizzito il commento di Goveani, presidente del Torino: "Perché adesso e non vent' anni fa, quando il Filadelfia era nella stesse condizioni di oggi?". Il notaio aveva appena discusso con il sindaco Castellani il progetto di ristrutturazione per trasformare il Filadelfia in uno stadio da 30.000 spettatori: "Incontriamo ostacoli. Non vorrei che alla base ci fossero interessi politici".
- e g

17/09/93 - ' VI RIPORTO AL FILADELFIA'

Repubblica — pagina 25

OSLO - Uno stadio a dimensione del Torino. La società granata sta pensando di preparare i bagagli e traslocare dal nuovissimo e asettico Delle Alpi al vecchio, caro Filadelfia. Roberto Goveani, al rientro della trasferta di Coppa, illustra il suo progetto seduto ad un tavolino di plastica dell' aereporto di Oslo, mentre la figlioletta Mafalda scarabocchia su un album da disegno. E' estremamente chiaro, il presidente. Fa le cifre: "Uno stadio da trentamila si può fare con venti miliardi. E' finita l' epoca di tangentopoli...". E indica anche chi dovrà impegnarsi con lui nell' avventura: "L' idea è costituire una società mista che comprenda anche il Comune ed un imprenditore". E' già deciso chi sarà il privato che lo affiancherà. Del resto quello di Vittorio Savoia da Pinerolo (nessuna discendenza sabauda ma un buon fiuto per gli affari) è un nome che, da tempo, circola come prossimo copresidente. "Ma non è il solo ad essere interessato al Torino - replica con orgoglio Goveani - questa società sino a sei-sette mesi fa non la voleva nessuno e ora, invece, sono nelle condizioni di poter scegliere". Quali sono, invece, i segnali da Palazzo di Città? "Il sindaco Castellani non mi ha fatto promesse. Non si è comportato da politico e questo è molto positivo. Mi ha semplicemente garantito una risposta in tempi brevi". Goveani ha pronti due progetti. "Ma quello che prevede esclusivamente la ristrutturazione non lo prendo nemmeno in considerazione. La capienza rimarrebbe di sedicimila spettatori, troppo poco per le nostre esigenze. I miei sforzi sono concentrati sul secondo progetto: stadio rifatto completamente e capienza portata a trentamila". Meno della metà di quanti ne può contenere il Delle Alpi. "Il nostro bacino di utenza è quello - spiega Goveani - Nel corso di un campionato sforiamo solo tre volte: nel derby e quando vengono a farci visita Milan e Inter. Vorrà dire che in quei casi faremo una scelta di merito privilegiando i tifosi che si sono dimostrati più fedeli". Un progetto sicuramente suggestivo, ma che rischia di impantanarsi nelle sabbie mobili della burocrazia. Il Filadelfia non è forse sottoposto al vincolo delle Belle Arti? "Quel vincolo, però, è stato depositato alla conservatoria dei registri immobiliari - replica Goveani - E questo ci consentirà di muoverci in tempi molto più brevi". E gli spazi esterni allo stadio, le cosiddette vie di fuga, dove li troverebbe il nuovo Filadelfia che, in pieno centro, si fa largo tra le case? "C' è la grande area degli ex mercati generali, occorre solo accelerarne la demolizione". Ultimo intoppo: il Torino non aveva firmato con Comune e Acqua Marcia una convenzione trentennale per giocare al Delle Alpi? "Errore, quel contratto specificava di non utilizzare il Comunale. E noi infatti abbiamo scelto il Filadelfia...". Dopo trent' anni, dunque, il cuore del Torino può tornare a battere al Filadelfia. In Italia sarebbe la prima società di calcio ad avere uno stadio tutto suo, sul modello dei club inglesi. E poi il Delle Alpi, freddo e desolato, è anche difficile da raggiungere. "Un' autentica cattedrale nel deserto. Genoa e Sampdoria, che hanno uno stadio fatto apposta per il calcio, partono ogni anno almeno da più due. Ma per noi tornare al Filadelfia è soprattutto un discorso ideologico".
- dal nostro inviato GESSI ADAMOLI