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venerdì 10 luglio 2009

09/12/03 - Il Progetto.

by libero

Come accade ormai da anni al Toro, anche negli ultimi tempi ci é stata chiesta fiducia, pazienza. Invocano il nostro sostegno, si appellano al cuore granata, all’attaccamento alla maglia, al senso d’appartenenza.
Per l’ennesima volta abbiamo sentito parlare di progetti, d’investimenti.

Progetti? Ne siamo abituati, questo é di qualche anno fa, fine '95, mi pare:

“…Il progetto del recupero dell’area del Filadelfia prevede la realizzazione di un complesso edilizio integrato atto ad ospitare una serie di funzioni per rendere l'area vivibile durante tutta la settimana e nell' arco della giornata. Accanto allo stadio è così prevista la realizzazione del Museo del Torino, primo esempio in Italia; la storia del Toro è narrata con reperti storici, maglie, foto, coppe, videoteca con maxischermo, gagliardetti; il Laboratorio per la produzione di materiale pubblicitario e gadget, con negozio di vendita per i tifosi; la Sede Sociale; il Circolo.
Le strutture ricettive, articolate in Residenza Universitaria, Albergo, Residence, usufruiscono di self service, ristorante, sale di incontro e per seminari; gli spazi per attività commerciali prevedono negozi di articoli sportivi, gadget, videonoleggio specialistico, libreria, palestra.
Le attività terziarie insediabili in zona sono lo sportello bancario, l'agenzia assicurativa, l’agenzia viaggi.
Nel sottosuolo è previsto un parcheggio pluripiano; un percorso coperto interno, aperto al pubblico, favorirà l uso delle strutture da parte del Quartiere e della Città.
L’apertura dei cantieri è prevista entro il 1996 e l'inaugurazione del rinnovato impianto è già fissata per il 4 maggio 1999 per la celebrazione del cinquantenario di Superga.”

Ci avevamo creduto, forse ci siamo fidati troppo. Pazienza, sbagliando s’impara… o no? Un esempio più recente:

“19/04/2001. Partiranno la prossima settimana i lavori per la costruzione a Bòrgaro del nuovo centro sportivo del Torino. In un'area di 530.000 metri quadrati troveranno spazio nove campi da calcio, un eliporto, una palestra, campi da calcetto, una foresteria e quant'altro potrà essere utile alla società granata.
Il Torino targato 2001/02 si allenerà presso questo centro già da settembre. Quelli che una volta venivano chiamati i ragazzi del Filadelfia domani saranno “i ragazzi di Borgaro", ha detto lo stesso Cimminelli nel corso della conferenza stampa tenutasi ieri presso l'hotel Atlantic di Borgaro.”


C’è stato qualche intoppo, un lieve ritardo per cause indipendenti dalla nostra volontà, così ci siamo allenati qua e là. Qualche anno ancora alla Sisport di Orbassano, poi al Comunale gentilmente concessoci. Ora qualche sgambata al Combi, proprio in occasione del compleanno del Toro. Brindiamo.
Sicuramente queste sono fesserie, che importanza può avere quale sia il campo d’allenamento per una squadra di calcio? L’uno vale l’altro. Sono i giocatori, sono i risultati a creare l’ambiente, a dare entusiasmo. I tifosi? Incoraggiamento incondizionato e continuo, questo é il nostro unico compito. Sostenere la squadra.
Siamo retrocessi da ultimi della serie, l’anno scorso. Peccato, il progetto iniziale (“… il decimo posto ci va stretto…) prevedeva la zona Uefa. Colpa di Camolese.
Ci riprenderemo, al momento siamo già sesti nella classifica di B. Pensiamo positivo: se il campionato finisse ora andremmo allo spareggio, se nelle Coppe europee andassero le prime ventiquattro squadre italiane ne avremmo diritto anche noi. Siamo in netta ripresa. Ci va solo ancora un po’ di pazienza.
Nonostante le sirene provenienti da blasonate società ricchissime, come Siena, Chievo, Empoli, Modena, ecc…, pronte ad offrire cifre inaudite, i nostri beniamini non molleranno, a parte i pochi traditori che si vendono, o si venderanno, per pochi euro in più. Alcuni non hanno fiducia, non credono nel progetto, sono mercenari.
Una lotta tra titani, da una parte giocatori cui si chiede di mettere da parte la convenienza economica e di ascoltare un sentimento che non conoscono, non hanno mai conosciuto e, inspiegabilmente, meno che mai riescono ad apprendere in questo Toro, vale a dire il cosiddetto “cuore granata”.
Dall’altro lato del tavolo c’è lo stesso personaggio che, quando i soldi non li deve dare, ma bensì prendere, si dimentica del cuore e parla di libero mercato, di legge della domanda e dell’offerta.
Bisogna capirlo, deve lottare periodicamente contro infami speculatori in cerca di pubblicità, che cercano di sottrargli a prezzi stracciati la società, l’area del Fila e il nuovo Comunale, che lui difende a vantaggio esclusivo del Torino Calcio e dei tifosi, da lui sempre ammirati, come ben sappiamo.
Pensare che non dà troppa importanza ai soldi, come ha detto in occasione dell’iniziale rifiuto alla vendita dei diritti televisivi a Sky per 1.000.000 di euro:
”…io neanche me ne accorgo, di un milione in più o in meno”. Fu questa la sdegnata risposta dell’orgoglioso industriale.
“La dignità non ha prezzo!”. Aveva ribadito il nostro sempre imprevedibile presidente. L’accordo è stato poi raggiunto, controvoglia, per tre/quattrocentomila euro in più, e solo per accontentare i tifosi impossibilitati a raggiungere lo stadio.
Per invogliare gli altri, per invitare soprattutto i giovani,15 euro per un biglietto di curva.
Per attirare più gente, per riavvicinarli alla squadra, per sostenere il progetto. Ma non è certo finita qui.
Abbiamo finalmente l’aereo personalizzato per le trasferte, ci serviva come il pane. La bandana di Pinga va a ruba (conserviamola con cura: forse dovremo agitargliela in segno di saluto fra qualche mese). Abbiamo due grandi ex granata come dirigenti, in possesso di carta bianchissima per gestire la squadra e difenderla dal peccato e da ogni turbamento.
Bianca, crespatina, morbida e resistente. Totò docet.
La fiducia stavolta è stata ben riposta, la pazienza premiata, il cuore granata è salvo, il progetto prende definitivamente forma.
Borsano, Goveani, Calleri, i Genovesi se ne sono andati anni fa, per fortuna. Ora siamo in mano ad un vero lungimirante imprenditore.
I suoi predecessori non avevano né soldi né progetti, saremmo sicuramente finiti nella merda. Ora, grazie al cielo, abbiamo tutte e tre le cose. Specialmente l’ultima.

****
Un altro progetto:

18/12/2000. E’ stato firmato questa mattina, presso la sede del Torino Calcio, il protocollo d’intesa per il trasferimento delle aree demaniali alla S.I.S (società cimminelliana proprietaria del Torino Calcio) nel progetto che prevede la ricostruzione dello stadio Filadelfia.

“Una giornata storica per Torino e per il Torino “ ha commentato il presidente granata Tilli ROMERO nel corso della conferenza stampa a cui hanno fatto eco le parole dell’onorevole Diego Novelli, ex sindaco di Torino, oggi in veste di presidente della Fondazione Filadelfia (costituita da tifosi granata illustri come il direttore generale delle carceri italiane Giancarlo Caselli): “Se pensiamo alle difficoltà e ai tempi consueti di questa operazione si può davvero parlare di miracolo. Il demanio è una cosa lontana e inavvicinabile, dalle trattative logoranti ma in questo caso non è stato così, il miracolo romano questa volta si è trasferito a Torino”.
Il patron granata CIMMINELLI alla domanda su quale sarà il futuro del Delle Alpi (la giu***tus ne sta trattando da tempo l’acquisto) ha replicato stizzito: “Del Delle Alpi non me ne frega niente, il Toro da oggi è proprietario dell’intera area su cui sorgerà il nuovo Filadelfia, la giu***tus deve ancora comprare dal Comune, le due cose sono molto diverse”.
Il nuovo stadio Filadelfia, la cui collocazione sarà spostata di circa duecento metri dalla precedente, sarà uno stadio molto simile all’Amsterdam Arena in cui gioca attualmente l’Ajax. Tre campi multifunzionali (calcio, hockey su ghiaccio, basket e pallavolo) e un tetto mobile in plastica (guarda caso Cimminelli è soprannominato il re della plastica) faranno del nuovo Filadelfia una struttura in grado di ospitare, tutti seduti, circa 30.000 persone in un’area che, oltre allo stadio presenterà moltissime attività commerciali, il museo del Torino, un albergo, il parco Filadelfia con annessi i due resti delle tribune, banche e quant’altro potrà essere fonte di guadagno per l’imprenditore torinese (ecco svelati i segreti sull’acquisto del Torino da parte di un imprenditore di fede juventina). Insomma un’operazione commerciale con i fiocchi (dai rendiconti miliardari) che sorgerà in un’area di ben 84 mila metri quadrati il cui cantiere, licenze permettendo, sarà aperto nel febbraio del 2001 e verrà completato entro il 2004, giusto in tempo per essere “prestato” alle prossime Olimpiadi invernali di Torino 2006 quando al suo interno saranno disputate tutte le gare che assegneranno le medaglie dell’hockey su ghiaccio.

I palazzi sono rimasti, anche il centro commerciale. Il resto è stato solo un po' modificato, lo stadio sarà il vecchio comunale con relativa pista o prato. I lavori al fila inizieranno in contemporanea alla costruzione dei palazzi, chissà cosa sarà finito prima? Promesse mantenute. Il progetto continua.

Forum ToroNews - Inviato: Mar Dic 09, 2003



mercoledì 8 luglio 2009

Una Storia Nascosta

by libero

C’è una storia nascosta, nella mia città.
Una storia autentica, con i suoi eroi ed i suoi miti. Fatta di racconti tramandati, d’immagini sbiadite dal tempo e colorate dai ricordi. Fatta di nostalgie e speranze, di drammi e di gioia, di disfatte e resurrezioni.
Fatta anche di date e luoghi, come ogni storia che si rispetti.
Già, anche di luoghi…
Il primo è a Superga, sulla collina torinese, dove sorge la splendida basilica e dove il 4 maggio del 1949 si consumò la tragedia. Ora, in quel luogo, nel punto esatto dove questa avvenne, c’è una lapide.
Senza luci, senza una protezione dai vandali che su di essa accaniscono la propria impunità e stupidità. Spariti ormai da tempo i fregi che la ornavano in origine. Senza un cancelletto che ne tenga almeno lontani i pennarelli.
Solo una lapide con una trentina di nomi scolpiti, qualche fiore, un paio di sciarpe granata perennemente inzuppate di pioggia e nebbia. Qualche lettera rinchiusa nel cellophane, un gagliardetto. Nient’altro.
C’è un museo, nelle viscere della Basilica. Un museo con i pochi reperti dell’epoca, salvati dal fuoco e dalla distruzione grazie a mani ora vecchie, ed esposti come laiche relique.
Se ne deve andare, quel museo. Non è il suo posto, si intima e si decreta. Quello è luogo per monarchi, per i loro divanetti in stile, per i loro armadietti istoriati. Roba sacra, s’insinua. Cose catalogate, di valore immenso e stabilito. Articoli da esperti, da studiosi, da intenditori. Da mani lisce e curate: da mercanti.
Non può essere mischiata a volgari e tarlate magliette da calcio, a cartoline, foto, lettere, documenti bruciacchiati, alla ruota di un aereo. Oggetti comuni, appartenuti ad esseri umani, non a re o regine. Cose profane, ma che ricordano i rari momenti di gioia per un popolo ancora sotto le macerie della guerra. Articoli senza prezzo, a meno che anche l’affetto ne abbia uno. Simboli, forse, ma di speranza e riscossa.
Non possono stare vicine, le due cose, nemmeno in stanze diverse, neanche in ambienti separati. Il Museo del Grande Torino deve andare via. Si… ma dove?

C’era un altro luogo, dove per lo stesso popolo sorgeva una sorta di tempio. Solo uno stadio stavolta, niente basiliche o cattedrali. Però era bello, con gli spalti raccolti attorno al campo, con le sue tribune in legno, con i suoi pali squadrati. D’inverno potevi vedere il fiato uscire dalle bocche di chi ci giocava, potevi sentirne la voce, potevi fare ascoltare loro la tua.
Potevi chiacchierare con altri amici, aspettare l’uscita di Meroni, di Ferrini, di Sala, di Pulici. Nel frattempo sbirciavi i progressi dei ragazzini della primavera, ansiosi di attraversare quei dieci metri di cortile che li separavano dai campioni. E tu, ancora più speranzoso di loro, ne scrutavi gli occhi, le movenze, ne sognavi il successo, li incoraggiavi. Ogni giorno, per generazioni.
Dava fastidio anche quello. Lo dava ai chi dei monarchi si è sempre ritenuto erede e nella città, che considera sua, non ha mai gradito templi che non fossero a lui dedicati. Dei quali non possedesse almeno le chiavi.
Pure qui gli esperti dalle manine candide si erano documentati, dicevano di dover proteggere, garantire, tutelare, sovrintendere.
Si saranno distratti sfogliando listini o passeggiando per pinacoteche, così hanno impiegato qualche giorno di troppo. C’è chi pensa l’abbiano fatto apposta.
Così, scoccata l’ora “x”, le ruspe mandate dal monarca e guidate da un sicario, hanno distrutto, violato, strappato, calpestato, schiacciato. Bruciato, ancora una volta.
Ed ancora una volta qualcuno è riuscito a salvare una panca, qualche scarpetta, un numero d’armadietto, un pallone.

C’è una storia nascosta, nella mia città. Ma che è passata da bocca in bocca, da libro in libro, da più di cinquant’anni. Una storia che nessuno dimentica, che cova sotto la cenere ed anche sopra.
Basterà un soffio di vento più forte, ed agli esperti in distruzione, in false promesse, ai politicanti in mezze maniche perché mezzi uomini, ai falsi monarchi reduci dalle fonderie in disarmo ed ora riciclatisi alla sicurezza del cemento, inizieranno a scompigliarsi le parrucche, a sollevarsi le gonnelle, a sfilarsi le giacche, mostrando infine al mondo la loro vera figura: quella di ladri.


venerdì 5 giugno 2009

DI NOTTE AL FILA

by libero
Non si possono cancellare gli anni vissuti, non si possono ammucchiare ordinatamente in un angolo e poi andarsene lasciandoli lì.
Puoi rimuoverli dalla mente e dimenticarli, ma non per sempre, prima o poi arriva il giorno in cui si riaffacciano.
E in quel momento ci si rende conto di vivere il presente quasi come una menzogna.
E' questa la cosa più tremenda e più bella, non ci si può nascondere al proprio passato.
E' come un setaccio, lascia dimenticare le cose futili, vuote, ma restano i grani grossi, quelli delle sensazioni forti, dei canti di gioia e delle grida di rabbia.
Degli abbracci e delle spallate. Riso e pianto che abbiamo vissuto in epoche uguali o diverse, ma erano gli stessi ed eravamo insieme.
Forse ci stiamo comportando da stupidi. Abbiamo litigato e discusso e ci stiamo servendo dei litigi per nascondere l'amore che tutti proviamo, stiamo lasciando raffreddare il sogno senza saperlo. Forse c'è anche chi ci soffia sopra.
Ci stanno portando, ci hanno quasi portato via del tutto, il diritto di vivere la nostra passione nel modo in cui abbiamo imparato a farlo, con i racconti, l'esempio, i ricordi e le speranze di tutti, anche nostri.
E adesso vorrebbero toglierci anche la dignità dell'insofferenza, della protesta, la coscienza di aver tentato di compiere quello che pensiamo sia il nostro dovere, facendoci vivere l'ennesima menzogna, un'altra messinscena.
Ma non reggerà. Ho, abbiamo per chi lo voglia, l'antidoto.
Passeggiando di notte, nel prato del Fila, puoi ascoltarne i pensieri, sentire quei lievi mormorii, quei vaghi fruscii che di giorno non si notano, quando è pieno dei suoni della città attorno. Se l'ascolti attentamente, se ne conosci il linguaggio, narra le vicende che abbiamo già ascoltato o vissuto, e che vorremmo ascoltare o vivere ancora.
Nessuna foto, nessun documento, può descriverci così bene quelle storie, né tutte le verità che vorremmo scoprire. Nessuno potrà dirci perché e per chi, tranne l'aria del vecchio Fila. Di notte.
Dopo tutti questi anni, è ancora lui il centro, il fulcro, la ragione ed il nucleo.
Anche spogliato, scavato e calpestato, vive ancora. Esce solo di notte, per non disturbare più, dice.
In realtà si vergogna per gli altri, e questo lo rende nervoso.
Così ti prende il cuore per le orecchie e ti urla di non mollare, di continuare ad amare, sostenere e proteggere quel bambino vestito di granata che con il moccio al naso e le ginocchia scorticate corre dietro ogni pallone, quel ragazzo spavaldo che ha fiato per tutti e paura di nessuno, quell'uomo con i pugni stretti che lotta finché crolla ma non crolla mai, quel vecchietto che spesso scuote la testa ma è sempre lì.
Da quasi un secolo e per altri cento.
Sempre con Te, Toro.



martedì 12 maggio 2009

11/05/09 - Tifosi prezzolati...

libero ha scritto :

Tifosi prezzolati per distogliere l'attenzione dalle sorti della squadra? E quindi prezzolati da Cairo?
Da Cairo????
Buona questa.
O forse al sindaco sembra impossibile che esistano persone che si muovono in base a un ideale e non per soldi?
Crede che tutti gli esseri umani siano come lui? Che vendano l'anima in cambio di una carriera?
Che una volta al potere si scordino di come ci sono arrivati? Di quali cazzate abbiano raccontato per arrivare in cima?
Di cosa siano capaci pur di ingraziarsi i potenti?
Di quanto riescano a fottersene della collettività nello stesso momento in cui dichiarano di farne gli interessi?
E poi i prezzolati sarebbero i tifosi, gli stessi ai quali lui, e non altri, lanciò appelli all'epoca di giovannone?
Gli stessi per i quali lui dichiarò che non avrebbe potuto risponderne delle azioni qualora il ciociaro non mollasse la presa?
Gli insulti e le minaccie vanno bene solo se sono rivolti ad altri?
Bel sindaco, davvero un campione di coerenza e coraggio.
Perchè invece non risponde alle domande sulla vicenda stadi?
Perchè non chiarisce alla cittadinanza quale sia stato l'interesse collettivo nello svendere a quattro lire un bene che ne valeva miliardi? Perchè non spiega come mai la valutazione dell'area sia stata commissionata alla stessa azienda che doveva acquistarlo? Perchè non racconta la verità sul comunale? Dove minchia sono finite le fascine incrociate che impedivano l'abbassamento del terreno perchè garanzia di drenaggio perfetto? Perchè è costato il doppio di quanto sia stato valutato il delle alpi? Perchè non si presenta al volgo con in mano il bilancio delle olimpiadi, e con l'elenco delle aziende che ci hanno guadagnato? Perchè non spiega come mai 23 milioni di euro per il museo dell'automobile sono un investimento, e settemila per il Fila uno sperpero di denaro pubblico, quando pubblico non è?
Bel sindaco della minchia, quello che decide quali domande gli debbano essere fatte nelle interviste, quali articoli possano essere pubblicati dai giornali cittadini, quali servizi possano andare in onda sul tg regionali, e che insinua che chiunque ne contesti le mosse sia in malafede, prezzolato e opportunista.
Un sindaco assolutamente degno del premier che il suo partito combatte per finta.
Forse è per questo che in comune, l'opposizione si trova spiazzata. Non ci capisce più un cazzo.


lunedì 4 maggio 2009

Il rettangolo delle Bermude

by libero

Nell' Italia Occidentale, subito sotto le Alpi e poco sopra il Mar Ligure, c'è una piccolissima zona che forma ciò che nella tradizione popolare del luogo viene definito come un "rettangolo". I lati di questo quadrilatero sono formati dal declivio dei monti Spano e Giordano Bruno, dal fiume Filadelfia e dal suo affluente, il rio Tunisi.
Nell'elenco mondiale dei misteri insoluti, quest'area occupa un posto sconvolgente e quasi incredibile. E' nota a tutti gli studiosi di fenomeni paranormali come Il Rettangolo delle Bermude, dal nome dell'unico indumento rimasto in possesso ai discendenti degli antichi abitanti della zona, mitologico e fiero popolo ora convertitosi al nomadismo tribale e litigioso.
Leggende e racconti paurosi sono sempre esistiti in tutte le parti del mondo, fin dall'antichità, ma la maggior parte si sono dissolte nel corso degli anni, mentre il mistero del Rettangolo delle Bermude resiste tuttora. Grandi e piccoli architetti sono scomparsi senza lasciare tracce, come se fossero precipitati in un'altra dimensione spazio temporale. Sontuosi progetti, come quello del 1997 della Fondazione Bermude, sono semplicemente spariti insieme ai soldi raccolti, come ingoiati da un buco nero; altri plastici e modellini in scala sono stati rinvenuti alla deriva, ma nulla è servito per avere alcun indizio su quanto in realtà accada in quella zona.
E' il luogo dove decine di prospetti e altrettante delibere comunali sono andati perduti, senza che una sola parete o un pezzo di muro fosse edificato. Manifestazioni inspiegabili attraverso la scienza tradizionale, tipo una vegetazione che cresce a dismisura e produce fiori a forma di siringa o merda di cane, continuano con una frequenza in evidente aumento e, nonostante il fatto che numerosi paragnosti e appassionati d'enigmi le stiano studiando con attenzione, ancora non se ne capiscono esattamente le ragioni.
Molti dei progetti in questione sono svaniti mentre si trovavano apparentemente in normale contatto radio con la giunta comunale, mentre in altre circostanze sono stati ricevuti i messaggi più straordinari, come finanziatori che non operavano più, aree verdi che improvvisamente diventavano edificabili per colpa di strane congiunzioni astrali, passaggi di proprietà in famiglia e tra amici ed ogni volta spariva un pezzo di Rettangolo. Magia, bussole che impazzivano, testimoni che giurano di aver visto il cielo improvvisamente colorarsi a righe plumbee e lattiginose, o che si udissero strane voci ben impostate e applausi fiduciosi, che dal nulla apparissero titoloni sui giornali. O che migliaia di metri cubi d'aria, in gergo scientifico chiamate "cubature", si spostassero da una zona all'altra cambiandone le caratteristiche originarie.
Generalizzando un pò, tali eventi sono riassumibili principalmente con il termine "fenomeni paranormali", ma è chiaro che, associate a questi, vi è tutta una serie di anomalie (fisiologiche, magnetiche, meccaniche, elettriche, economiche, edilizie, elettorali, ecc.) che rendono alquanto problematica l'individuazione di un'unica, definitiva risposta.
Attualmente, pare che di tutta l'area originale una piccola parte sia diventata immune agli strani fenomeni e, forse, nuovamente utilizzabile dall'Antico Popolo. Probabilmente per dare un contentino agli scettici e proseguire in pace lo studio della levitazione dei prati attorno, il tutto grazie all'energia cosmica.
Nel contempo alcuni studiosi dilettanti, fuori dal giro accademico, accusano la scienza ufficiale di essere dispensatrice non di verità ma di sciocca superstizione. Gli scienziati ribelli si stanno orientando su una nuova semplice teoria, e cioè che tutti i prospetti, i racconti, le affermazioni, le testimonianze e le dichiarazioni dei protagonisti avvicendatesi in questi anni, siano state solo e semplicemente una serie di menzogne e trucchi, costruita per coprire una mera speculazione edilizia, avente in dote l'ulteriore e non trascurabile beneficio di aver costretto al vagabondaggio, e al conseguente lento scivolare nell'oblio di una sopravvivenza stentata, l'orgoglioso e rompicoglioni Antico Popolo del Rettangolo.
Chi ha ragione?
Ai posteri, se ne resterà qualcuno, l'ardua sentenza.
Se nel frattempo si smettesse di credere al Mago di Plastica, prima che racconti che la causa della prossima fregatura sia dovuta al rapimento del suo ennesimo architetto da parte degli Alieni, non sarebbe poi male.



mercoledì 8 aprile 2009

La Congiura del Silenzio

Torino, dal punto di vista calcistico, ma non solo, è divisa in due entità, ciascuna delle quali con motivazioni sportive, storia, caratteristiche, immagine e quant’altro ben distinte ed estremamente diverse l’una dall’altra. Del Toro sappiamo tutto: una squadra con un passato glorioso, tragico, ormai diventato mito e con un presente che peggiore non poteva essere. L’altra entità è la diretta emanazione di un potentato economico e politico, non solo cittadino. Torino non è Milano, dove due squadre con pari dignità pagano il dovuto per utilizzare San Siro. Non è nemmeno Roma, dove due squadre, sempre di pari dignità, possono comunque contare su un appoggio mediatico e politico che ne mette sì in luce ogni difficoltà, ma si attiva anche per risolverle. A Torino nulla di tutto questo. Un sobrio ed aristocratico silenzio. Ma non tutti lo accettano, qualche voce plebea ogni tanto si leva, ed elenca i volgari fatti…

Partiamo da qualche anno fa.
La gi*ve voleva uno stadio di proprietà, e voleva il Delle Alpi. Lo voleva con il minimo sacrificio economico, con una spesa ridicola se paragonata al valore stimato suo e dell’area circostante, sfruttabile commercialmente. Per arrivare a questo, vista la presenza di due realtà che potenzialmente potevano essere interessate all’affare, dovevano verificarsi un insieme di circostanze particolari:

1- Il Delle Alpi, raro esempio d'edificazione recente non realizzata dal gruppo Fiat, doveva essere percepito dall’opinione pubblica come inadatto, un inutile spreco di denaro pubblico, una cattedrale nel deserto. Questo per prepararne l’abbattimento od il rifacimento senza la minima resistenza. Che siano state divulgate, attraverso la stampa cittadina, notizie false sui costi di realizzazione o sull’infelice collocazione geografica dell’impianto, era strumentale.

2- Occorreva esercitare pressioni sulle autorità cittadine affinché eventuali opposizioni venissero scavalcate: finto ricatto con la minaccia di andarsene da Torino, attraverso il quale si è da subito ottenuta la gestione della pubblicità allo stadio, senza per questo doversi sobbarcare i costi di manutenzione dello stesso, lasciati al comune che, incredibilmente, accetta.

3- Bisognava raffigurare la gi*ve come unico vero interlocutore cittadino, unica entità sportiva rappresentativa di tutta la comunità, e così nei suoi gagliardetti sparisce la zebra, da sempre simbolo bianconero, ed appare il toro rampante, da sempre emblema granata. Vi immaginate la Lazio con la lupa nel simbolo? Non sarebbe sicuramente passato inosservato, a Roma.

4- Il Torino Calcio non doveva intromettersi nella questione Delle Alpi. Avendo diritto, almeno teoricamente, alle stesse opportunità della gi*ve, poteva ostacolarne l’esproprio o renderlo più dispendioso. In parole povere, il Toro non doveva presentarsi ad un’eventuale asta. Per esserne certi occorreva tuttavia controllarlo direttamente, non bastavano le forzature esterne di sempre.

Così, dopo una campagna di stampa violentissima nei confronti degli allora padroni del Torino Calcio, i cosiddetti genovesi, ai quali certamente non ne era andata bene una, il Torino viene acquistato da Francesco Cimminelli, padrone della Ergom e fornitore della Fiat, al quale vengono avvallati i pagamenti delle fatture a 30 giorni, contro i 90/120 degli altri, finanziamenti fino a 500 miliardi di vecchie lire, costruzione di due stabilimenti nel Sud i quali provvedono, tra le altre cose, ad assicurare la produzione quando altrove si sciopera. Commesse oltre il 2010. Sicuramente sarà un caso, un insieme di fattori oggettivi e, tra l'altro, documentabili. Nessun complotto.
Fatto sta che Francesco Cimminelli, certamente un industriale avveduto, noto però fino ad allora soprattutto per essere stato l'artefice del primo caso di mobbing, applica questa stessa filosofia nella sua gestione del Torino Calcio. Si dichiara da subito tifoso bianconero, al Toro solo per ragioni affaristiche. Ridicolizza ed insulta chi, tra i tifosi del Toro, si rechi ancora a Superga, luogo dove, oltre alla lapide del Grande Torino, ha sede provvisoria il Museo dedicatogli.
Dopo una breve fase in cui il presidente è Giuseppe Aghemo, che gli aveva spianato la strada verso l’acquisto del Torino Calcio annunciando, tra le altre cose, la presenza di 70 miliardi di fidejussioni per la ricostruzione del Filadelfia, viene assegnato all’incarico Attilio Romero, noto alle cronache per essere una delle persone coinvolte nell’incidente in cui trovò la morte Gigi Meroni, e in precedenza dirigente Fiat con mansioni di rilievo.
Decide di destinare l’incarico di general manager a Pieroni, in causa con il portiere del Torino Luca Bucci per via di un battibecco precedente. Questa decisione sarà annullata in seguito alle proteste dei tifosi.
Sposta la storica sede del Torino Calcio in un ex magazzino di via del Carmine, e lascia i prestigiosi uffici precedenti al figlio Simone.
Annuncia la ricostruzione del Filadelfia, abbattuto anni prima da Novelli, che ne aveva promessa la ricostruzione con tanto di conferenze stampa, progetti, date d’inizio lavori e d’inaugurazione.
Viste le difficoltà nel farsi approvare il progetto esecutivo sul Fila, che alcuni dicono cercate (l'archittetto che stilò il progetto), Cimminelli propone la realizzazione presso Borgaro, nell’hinterland torinese, di Borgarello, un’area comprendente nove campi di calcio, forestierie, spogliatoi, sede di prima squadra e settore giovanile ed ottiene dal comune di Borgaro le delibere necessarie.
Il Comune di Torino, che ha già stabilito fin dal 1999 con un accordo tra Giraudo e l’allora sindaco Castellani, la cessione del Delle Alpi e dell’area circostante alla società bianconera, deve almeno salvare le apparenze dando una parvenza di equità. Così, dopo aver assegnato l’area del Delle Alpi alla gi*ve per meno di 5 euro al metro quadro, contro i circa 70 normalmente necessari per la concessione di spazi commerciali, provvede a fare grosso modo altrettanto nei confronti del Torino, concedendogli il vecchio stadio comunale, nel frattempo diventato sede delle cerimonie delle olimpiadi invernali del 2006, e concedendo i permessi per la realizzazione un supermercato sull’area ex Filadelfia, necessario per il sostentamento futuro del club.
A fronte delle tardive ma efficaci proteste dei tifosi, il supermercato viene spostato in area vicina, ma viene concessa l’edificazione di due palazzi, con relative strade d’accesso, su metà dell’area originale.
Lo Stadio Comunale, dopo aver precedentemente attraversato una fase in cui se n’era prospettato l’abbattimento, diventa d’improvviso un monumento d’importanza tale da non poterne modificare né la prospettiva, né abbassare il terreno di gioco, realizzato con un sistema di drenaggio a fascine incrociate che sembra irripetibile. Il costo del ripristino dell’impianto passa dai 20 milioni di euro iniziali a più di 50, per la capienza di 27000 posti.
In pratica ristrutturare il Comunale costa il doppio della cifra a cui è stato venduto alla gi*ve il nuovissimo delle alpi, perfettamente utilizzabile già così com’è ora, tant’è che entrambe le squadre cittadine ci giocano pur se una, il Torino, per farlo paga l’affitto all’altra.
In tutto questo marasma edilizio s’inserisce la situazione della squadra, sempre più allo sbando. I giocatori migliori, quelli che potrebbero anche essere ceduti ricavandoci qualcosa, vengono lasciati andare via per scadenza contratto. Parecchi tra loro passano prima da una fase nella quale vengono lasciati in tribuna, presentati all’opinione dei tifosi come mercenari, incapaci, piantagrane, lavativi o quant’altro, in modo da poterli cedere senza lasciare rimpianti o costretti ad andare via. Mobbing.
Nessun calciatore vuole più venire al Toro, compreso chi proveniva dalle giovanili granata, chi c'è se ne vuole andare, chi sarebbe obbligato a rientrare afferma che piuttosto smette di giocare.
Il settore giovanile viene semi-abbandonato e resiste, pur se a livelli minimi rispetto al passato, solo grazie alla buona volontà e all’attaccamento degli allenatori rimasti.
Il settore marketing è un fantasma. In tutta Torino, in qualunque negozio o supermercato, non si trova nessun tipo di gadget granata. I tifosi vengono abbandonati, il coordinamento dei club, sempre promesso, non viene realizzato.
La tifoseria viene continuamente accusata di scarsa presenza, di eccessivo romanticismo, di essere fonte di pressioni esagerate sui giocatori. Non un'operazione commerciale viene intrapresa per riavvicinare i simpatizzanti, i prezzi degli abbonamenti sono il doppio rispetto ad un Udinese e pari a Milan ed Inter. Ma il Toro è in serie B. Nel contempo Cimminelli dichiara a più riprese che dei tifosi non gl'importa nulla, o che se li gira come vuole. Va a vedersi le partite della gi*ve, cena con Moggi. Piange miseria ma non tratta la vendita del club. Chiunque ci provi si trova davanti una scatola nera di cui non può conoscere prezzo e contenuto.
Intanto al Filadelfia, i cui lavori di costruzione dovevano iniziare in concomitanza con quelli del comunale, è tutto fermo tranne l’erbaccia, che continua a crescere.
Il centro commerciale è stato già venduto alla Bennet, e quindi non potrà più servire per l’autofinanziamento del Club.
A Borgarello la lottizzazione è partita e le villette a schiera sorgeranno come funghi.
I lavori del Comunale non hanno minimamente tenuto in considerazione le aspettative dei tifosi. Mentre in tutto il mondo i campi di calcio vengono realizzati con le gradinate a ridosso del terreno, qui lo spazio occupato dalla precedente pista d’atletica sarà ricoperto dall’erba. L’aumentare annunciato dei costi di ristrutturazione, otterrà come probabile esito che cimminelli potrà accampare scuse per non far fronte agli stessi, tant’è che i lavori procedono con notevole ritardo.
Accadrà che il Comune, dovendo provvedere alle cerimonie olimpiche, le dirotterà al Delle Alpi (inizialmente presentato al CIO in tale veste e poi, non si sa perché, sostituito dal Comunale). Pagherà il disturbo alla gi*ve che così, dopo averlo ottenuto ad un decimo della sua valutazione, si farà anche eventualmente rimborsare le spese di rifacimento o pagare l’affitto.
Non ci sono complotti, a Torino.
Non c’è cupola e non c’è piovra. C’erano due società di calcio. Una potente, vincente, ricca e famosa, l’altra meno, ma con in dote un bagaglio di storia, orgoglio, dignità ed attaccamento dei tifosi che non aveva uguali in Italia e probabilmente nel mondo.
Una di queste società c’è ancora, ed è più potente, più ricca di prima, potendo ora anche contare su un patrimonio immobiliare costato niente e di valore immenso.
Il Torino, con il susseguirsi di progetti fantasma, false vendite e vere delibere, finti padroni, non possiede nemmeno più ciò che era suo e che n’era simbolo, luogo e patrimonio. Restano i suoi appassionati, sempre più disorientati e sempre meno pazienti.
Non c’è nessuna cospirazione. Non serviva a chi, potendo gestire la cosa pubblica imponendo le proprie scelte, non aveva necessità di metterla in atto.
Non c’è progetto d’annientamento del Toro. Non occorreva studiarne uno a chi per attitudine, tradizione consolidata, connivenze politiche e possibilità di ricatto sociale, non lascia niente agli altri, ed agli altri non resta altro che andarsene o sparire.
Non c’è nulla di nascosto a Torino, tranne tutto ciò che non viene detto dal TG regionale o pubblicato da La Stampa, che è quello che più o meno avete letto sin qui.
Non c’è nessuna congiura, a Torino, tranne la peggiore: quella del silenzio.

by LIBERO

giovedì 2 aprile 2009

02/04/09 - Il Sindaco mente spudoratamente, e lo sa.

libero ha scritto:

...Punta sul fatto che pochi sono a conoscenza della vicenda, e che nessun giornale abbia la possibilità di smentirlo.

I soldi per il Fila arriverebbero, come ben specificato da Marat, da qui:

. 1 milione di Euro, già da tempo versati al Comune dalla soc. Bennet e destinati al Filadelfia

. 4,3 milioni derivanti dalle ipoteche iscritte su immobili ERGOM (la delibera di Giunta, del 13 Marzo 2007 deliberava: "di autorizzare la Città a proporre azione avanti il Giudice competente al fine di dare esecuzione alle garanzie ipotecarie prestate dalla Società Ergom Holding s.p.a." A che punto è la procedura di escussione?)

. quota parte degli oneri di urbanizzazione già incassati dal Comune di Torino (in totale 2,3 milioni) che dovevano invece essere scomputati a favore della realizzazione di varie opere, fra le quali un parcheggio sotterraneo, da realizzarsi a spese della soc. Bennet, lato Via Giordano Bruno, utile per la fruizione dell'area Filadelfia

. quanto avanzato dalla Fondazione Filadelfia presieduta da Diego Novelli – nel cui Consiglio di Amministrazione risulta a tutt'oggi presente l'Assessore Montabone (per sua ammissione pubblica) - fondazione che palesemente non ha raggiunto lo scopo sociale.

Aggiungo che il Sindaco non si è posto tutti questi problemi etici quando ha avvallato l’incauta vendita del Delle Alpi a un costo ridicolo, al punto che l’acquirente ne ha rivenduta una piccola parte ricavandoci più di quanto speso per l’intera area. Questo è l’interesse della comunità? Vendere sottocosto a privati dei beni collettivi?
E cosa racconta riguardo le vagonate di milioni euro spesi per le strutture olimpiche e le cui spese di manutenzione adesso superano la cifra che rendono? E sui 23 milioni di euro destinati al rifacimento del museo dell'automobile? Quante aziende ne trarranno giovamento e quante invece stanno fallendo per una piccolissima percentuale di quella cifra?
Fa solo populismo becero, smentendo ogni volta quanto i suoi stessi assessori dichiarano e promettono in occasioni ufficiali.

Riguardo l’utilità del Fila, ricordo solo che da quando il Toro e le sue giovanili non hanno una propria sede d’allenamento ma fanno i nomadi in giro per la città, tutto ciò che era il senso d’appartenenza, lo spirito di squadra e via discorrendo, sono andati a puttane così come i risultati ottenuti.

Il Fila sarebbe la sede opportuna, come lo era e come sarebbe potuto continuare ad essere se non ci avessero messo le mani i millantatori e gli speculatori più infami di tutta la città. Colpa nostra che glielo abbiamo concesso allora e stiamo continuando a concederglielo adesso.

Forum TN - Inviato: Gio Apr 02, 2009

15/03/09 - Considerazione sulla "stupidità autolesionista" di alcuni tifosi, a dire di Rampanti.

libero ha scritto:

Solo una considerazione sulla "stupidità autolesionista" di alcuni tifosi, a dire di Rampanti. Quegli stupidi, sono gli stessi ai quali veniva prima detto di rassegnarsi al supermercato, e il supermercato è stato spostato. Poi di rassegnarsi ai palazzi, a dire degli ex calciatori assolutamente inevtabili. E i palazzi non si faranno. Ora, sempre gli stessi stupidi, hanno osteggiato il progetto de.ga. presentato dal alcuni ex NON al tavolo, ma unicamente in interviste pubbliche e del quale in tutte le occasioni ufficiali hanno evitato di parlare e di mostrarne caratteristiche tecniche e realizzative. Ora, quello che chiedo agli ex è questo: quale livello di fiducia dovremmo avere nei confronti di chi, negli anni, ha accuratamente evitato di esporsi contro tutto ciò che veniva fatto del Fila? Dove minchia erano gli ex quando il Fila venne abbattuto? Dove minchia stavano quando cimminelli ne ha fatto carne di porco? Quando si presidiava giorno e notte, quando si raccoglievano firme senza che uno straccio di giornale cagasse di striscio la questione? Stavano tutti quanti zitti, perchè non si sa mai potesse arrivare la chiamata societaria ad assegnare un incarico di osservatore, allenatore, collaboratore, paravento o quant'altro. Zitti. Uno tra loro, durante la pausa pubblicitaria di una trasmissione televisiva, ebbe la faccia di tolla di dirmi che avevo ragione, ma che a loro non conveniva parlare della questione, per cui durante la stessa trasmissione, quando si era in onda, mi dava torto. Un altro, entrò al Fila mentre si raccoglievano firme contro il supermercato. L'unica cosa che seppe fare fu rivolgere uno sguardo schifato verso il tavolino. Di firmare manco a parlarne. Non sia mai che dovesse giustificarsi al suo padrone di allora. Per cui, adesso, si fottano anche loro e non parlino a vanvera. Non hanno mai fatto un cazzo nè per il Fila nè per contrastare novelli calleri o cimminelli. Chi tra loro tira ora fuori la testa, è solo perchè ha realizzato che Cairo non ha intenzione di portarselo in società o perchè vuole passare alla storia come colui che ha ricostruito il Fila. Che venga fuori un impianto inutile o indecoroso non gliene fotte un beatissimo cazzo, tanto non ci dovranno giocare o allenare o osservare loro. Abbiano almeno la dignità di portare avanti quella mer*a di progetto senza insultare coloro che, da soli, hanno fatto in modo che al Fila futuro non si debba entrare con il carrello della spesa o citofonando a cimminelli.