Visualizzazione post con etichetta Rassegna Stampa_1997. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Rassegna Stampa_1997. Mostra tutti i post

lunedì 6 aprile 2009

06-12-1997, Il Filadelfia dei sogni granata. Toro e Fondazione piu' vicini sul nuovo stadio

STAMPA, TORINO, pag.40

Ieri vertice in Comune per la presentazione dell'avveniristico progetto

L'ultima ipotesi sul nuovo STADIO FILADELFIA e' stata presentata ieri in Comune. Uno STADIO tutto granata e da campionato: che assumerebbe una posizione di spicco nella ristrutturazione di quella larga fetta di Torino che va da corso Sebastopoli alla stazione Lingotto, dal Lingotto Fiere a oltre via Giordano Bruno (cavalcando la ferrovia). Un progetto che dire avveniristico e' poco, sicuramente complesso. Punto di partenza lo spostamento (se ne parla da anni) dei mercati generali da piazza Galimberti. Progetto che richiedera' approfondimenti, acquisti di aree, concessioni. Il futuro del Toro, comunque, ha visto ieri un pubblico avvicinamento fra Torino Calcio (Vidulich e Palazzetti) e Fondazione (Novelli). Ma per ora restiamo al progetto, in riassunto. Aiutatevi anche con l'immaginazione per costruirvi l'immagine di un FILADELFIA da 35 mila spettatori, dopo quelli gia' sognati dei 7 mila e dei 22 mila posti. Ferma restando l'altezza delle curve per rispetto obbligato degli edifici dirimpettai, inutilizzabile la zona del vecchio campetto di allenamento ormai destinata a residence e altri manufatti, almeno 20 mila spettatori sarebbero ospitati da una gradinata centrale-ponte su via Giordano Bruno. La gradinata andrebbe a sfiorare, oltre la strada, il muretto in mattoni che attualmente cinge l'inutilizzato terreno demaniale sul quale, verso corso Sebastopoli, sorge al momento l'edificio della Dogana. Il Torino Calcio si dice disposto ad acquistare il terreno suddetto davanti al FILADELFIA, tra via Giordano Bruno e via Zino Zini. Se ne ricaverebbero un terreno di allenamento e un campo per la Primavera. E le squadre piu' giovani? Disegnati quattro campi su terreno comunale lungo via Giordano Bruno verso gli attuali Mercati Generali. Sarebbe la zona per un ipotetico Torinello. Presenti in Comune, ieri, l'assessore all'Urbanistica Corsico ed il collega Perone (Sport e Cultura), l'addetto al patrimonio Anselmo, molti tecnici che dovranno esaminare a fondo il progetto, i rappresentanti dei settori che dovranno pianificare gli impegni economici imposti da un'opera il cui costo e' ancora tutto da precisare. E resta sul tappeto, ancora, la non marginale situazione parcheggio.
Bruno Perucca

05-12-1997, Vidulich: Filadelfia da 35 mila posti "C'e' il progetto". E il Toro trova sette nuovi partners

STAMPA, TORINO, pag.40

Il Toro ha trovato sette nuovi sostenitori che aiutano la squadra dando 800 milioni. Parliamo delle aziende che hanno deciso di legare il proprio marchio a quello granata. Sono state presentate ieri, in sede, dal presidente Vidulich e dal direttore generale Bodi: la compagnia aerea Azzurra Air, la Cabon (prodotti d'igiene orale), la Lavazza, la casa farmaceutica Roeder, le assicurazioni Sai, la grande catena di negozi di giocattoli Toy "R" Us, la ditta Union Computer di Collegno che nel campo dei pc ha avuto un fenomenale sviluppo. Questi nuovi sostenitori, che nel gergo commerciale si chiamano fornitori ufficiali perche' oltre ad abbinare il proprio nome al Toro daranno alla societa' i loro prodotti, affiancano lo sponsor Sda e quello tecnico Kelme che, insieme, versano al club 1 miliardo e 600 milioni. Questi contributi, sommati ai 600 milioni versati dai nove partners commerciali Autocrocetta Bmw, Cassa di Risparmio, Gatorade, Manifattura Abiti, Market Link, Ronchi Verdi, Sixtus, Solo Toro e Uliveto fanno 3 miliardi "ossia la cifra - ha detto Vidulich - che ci costa l'affitto annuale del Delle Alpi". E, a proposito di STADIO, il presidente ha parlato del futuro del FILADELFIA: "Aspettiamo risposte precise entro due mesi, a febbraio potro' essere piu' preciso. C'e' la possibilita' di ampliare la ricettivita' del nuovo impianto, il Fila potrebbe, diciamo cosi', allargarsi, nel senso che occuperebbe anche l'area lasciata libera dalle dogane dove potrebbe sorgere pure il nostro centro sportivo. L'obiettivo e' di costruire uno STADIO che risponda alle nostre reali esigenze: ovvero, un impianto da 30-35 mila posti". E' una novita', mai s'era parlato di un FILADELFIA tanto grande. Da anni, anzi decenni, si dice che il leggendario STADIO risorgera': sara' questa la volta buona? Non resta che stare a vedere senza farsi illusioni, appunto per l'oceano di parole dette, sentite e mai tradottesi in realta'. Quanto alla squadra, Brambilla, Maltagliati, Dorigo e Mauro Bonomi si sono allenati e hanno giocato la partitella: tutti dovrebbero essere disponibili per Ravenna. In dubbio Ficcadenti e Sommese (hanno lavorato a parte), ko Citterio e Ferrante. Il bomber forse non partira' nemmeno: al suo posto Reja schierera' Carparelli. A Ravenna i granata troveranno un ambiente surriscaldato dalla precaria classifica (la Sandreani Band e' terz'ultima) e dalla decisione del presidente Corbetta di vendere il club dopo le contestazioni dei tifosi. Sandreani, che fu esonerato proprio da Vidulich a fine marzo, sogna la grande rivincita e in tutte le interviste ripete: "Che sbaglio licenziarmi: m'avessero dato fiducia avrei portato il Toro in A".
Claudio Giacchino

31-10-1997, Il vecchio stadio non c'e' piu': restano i ricordi Filadelfia addio

STAMPA, TORINO, pag.75

I bambini di Melfi che hanno scritto del Torino sono fortunati: non hanno mai visto il vecchio STADIO della grandezza granata, il campo chiamato FILADELFIA dal nome di una delle vie che lo serrano. Serrano il campo, non piu' lo STADIO, perche' le gradinate sono state abbattute, in vista di uno STADIO nuovo per il 1999, quando sara' mezzo secolo da che il Grande Torino e' sparito. La fortuna e' quella di non avere, per godersi gli stadi di oggi, i templi del calcio di adesso, quel tremendo splendido termine di paragone che e', che e' stato appunto il FILADELFIA. E' come andare a messa in una bella grande chiesa moderna e non sapere nulla delle splendide chiesette antiche che stanno andando in rovina. Si crede che in quella moderna chiesa li' l'incenso abbia il migliore profumo del mondo, le preghiere riescano in maniera ottimale, e si frequentino persino piccoli anticipi di paradiso. Ma se si e' visto il FILADELFIA, se si e' vissuto calcio al FILADELFIA, ogni altro STADIO e' un algido hangar per il tifo volgare, ogni altro impianto calcistico e' un prefabbricato senza anima, ogni altra tribuna e' un riparo dalla pioggia, un non tetto di stelle. Il perche' non esiste, o meglio e' un "perche' si'". Noi che al FILADELFIA abbiamo visto tutte le partite del Grande Torino, cioe' il miglior calcio del mondo e di ogni tempo del mondo, ben sappiamo che al teatro si doveva molto della grandezza della recita. Teatro in cui noi tutti, i tifosi granata, eravamo attori, mica spettatori. Ai bambini di Melfi e a tutti i bambini che sanno, oltre che scrivere, anche leggere, raccontiamo soltanto una cosina di quel teatro: nell'intervallo noi ipertifosi granata raggrumati nella gradinata dietro al portiere della squadra avversaria, per meglio vedere i sicuri molti gol dei nostri, ci spostavamo nell'altra curva (quando ovviamente non c'era il pienone), e non piu' per goderci i gol, perche' di solito il Grande Torino andava al riposo gia' con la partita bene in pugno, ma per dialogare con il povero portierino. E mica gli lanciavamo insulti, come si farebbe adesso, semplicemente gli dicevamo che il nostro Toro era troppo forte per lui, e che la domenica successiva, contro un'altra squadra, qualunque essa fosse, le cose gli sarebbero andate meglio. Lo salutavamo e lui ci salutava. Questa e' fiaba pura per chi frequenta gli stadi di adesso. Pero' al FILADELFIA ogni fiaba diventava realta', comodamente, diremmo automaticamente. E qualcosa di quel mondo fiabesco ancora aleggia, se i bambini di Melfi, chiamati a immaginare cosa era il Toro, scrivono un libro come questo. Coraggio, speriamo.

domenica 5 aprile 2009

28-08-1997, Il campanile si veste di granata. Da oggi a sabato il Festival del Toro a Vigone

STAMPA, TORINO, pag.31

KERMESSE I SOGNI DEI TIFOSI
Negli stand libri sulla storia del club, filmati, dibattiti, e partita fra vecchie glorie e Primavera

I quattro striscioni color Toro (25 metri per 3) sono pronti per la vestizione del campanile di Vigone. Una tradizione giunta al quarto anno. Ripetendo i tre giorni del Festival Granata che si iniziera' oggi, per chiudersi sabato. Con maggiori entusiasmi (e la possibilita' di firmare gli abbonamenti: era bastata la sconfitta di Como a fermarli...) dopo la rivincita degli uomini di Souness in coppa Italia. Saranno giorni dedicati al Torino, a Giorgio Ferrini e Gigi Meroni campioni non dimenticati. Oggi, addobbo del campanile (ore 20,30) quindi apertura dello stand. Dove i tifosi troveranno la mostra di oggetti del FILADELFIA (compreso un angolo di spogliatoio, tratto dal vero) concessi dall'associazione Memoria storica granata. In seguito la presentazione di libri recenti, che accompagnano la storia del Toro: "Farfalla Granata", dedicato a Meroni, di Nando dalla Chiesa, "FILADELFIA la fossa dei leoni" di Oberdan Ussello, chiamato dalla nuova dirigenza alla consulenza per il settore giovanile. Ancora, "Oltre il granata" di Marcacci e "Vecchio cuore granata" di Sauro Toma'. E filmati su Ferrini e Meroni. Presente il ds Corni. Merenda, giochi e omaggi per i bambini nel pomeriggio (ore 16). Serata con la partecipazione dell'amministratore delegato Palazzetti e di Federico Bonetto, dedicata al dibattito "Tutto Toro", con la partecipazione di giornalisti e altri dirigenti. Ieri e oggi, soprattutto il domani granata. Sabato 30, pienissima ultima giornata. Messa alle ore 10,30 nella chiesa di Santa Maria del Borgo e, dopo, l'inaugurazione della sede granata nei locali che erano dell'asilo, concessi dal Comune di Vigone. Pomeriggio (ore 15) aperto dal dibattito su un tema caro ai tifosi: il FILADELFIA viene abbattuto (gia' demolite le gradinate su via Giordano Bruno, liberato il terreno dalle macerie), ma quando si inizieranno i lavori di ricostruzione?. Voglia di sapere che coinvolge Torino, la regione, il paese. I fans granata non mollano la presa: non accettano programmi vaghi sullo STADIO del mito. Risponderanno i fratelli Renacco, progettisti; e' atteso Diego Novelli leader della Fondazione FILADELFIA. Le tre giornate si concluderanno con una cena conviviale. Ma prima (ore 17) al campo comunale di Vigone le vecchie glorie granata affronteranno i giovani della Primavera del Toro. Claudio Sala, che ne e' allenatore, per una volta sara' avversario dei suoi ragazzi. Con lui Fossati, Sattolo, Cereser, Albrigi, Carelli, Salvadori, Zaccarelli e altri. Giocatori che hanno lasciato il segno. Tre giorni pieni. Di testimonianze, ricordi, ma anche domande. Chi tifa Toro non si ferma ai risultati. Sa cosa ha vissuto. Vuole sapere cio' che lo aspetta.
(b. p.)

26-07-1997, Lo stadio Delle Alpi torna alla citta'. Per Rube e Toro 7 miliardi di affitto

STAMPA, TORINO, pag.33

Delibera approvata ieri dalla giunta.
L'Acqua Marcia rinuncia alla concessione fino al 2020

Il Delle Alpi torna alla Citta'. L'impianto sara' gestito dall'attuale sub-concessionario alla Pubbligest fino al duemila. Poi, Rubentus e Torino o avranno riattivato il Comunale e il FILADELFIA oppure prorogheranno il contratto con l'amministrazione per continuare a disputare i campionati alla Continassa. L'Acqua Marcia rinuncia alla concessione fino al 2020 e a suo carico resteranno eventuali pendenze del passato. Le societa' di calcio pagheranno un canone annuo di 7 miliardi. Gli enti locali contribuiranno per un altro miliardo e mezzo: 1 miliardo della Regione e 250 milioni della Provincia per servizi pubblicitari, 250 milioni del Comune per assicurare l'immobile. La delibera e' stata approvata ieri dalla giunta. La prossima settimana ci saranno le firme delle convenzioni con tutte le parti interessate. Terminera' cosi' la lunga querelle sull'impianto nato per i Mondiali del '90. I club bianconero e granata protestarono, nel '94, di fronte alla richiesta di un aumento dell'affitto dello STADIO, ritenuto gia' eccessivo, e chiesero l'intervento del Comune. Di li' parti' un complesso negoziato. Ci furono fratture. La Rubentus gioco' fuori sede alcune partite di livello internazionale e contatto' altre citta' dove giocare i futuri campionati. Intervenne il neovicepresidente del governo Walter Veltroni. Per sua iniziativa fu coinvolta anche la prefettura. Il Consiglio comunale autorizzo' la giunta ad assumere i provvedimenti necessari, senza oneri a carico della Citta'. Il 20 giugno la firma dell'accordo in Prefettura, che ieri e' stato recepito nella delibera comunale. Una soluzione, dunque, trovata con lo sforzo di tutti, e tra questi dell'Acqua Marcia che rinuncia al Delle Alpi e a ogni contenzioso senza contropartite. Nell'87 si era aggiudicata la concessione trentennale per progettare, costruire e gestire l'impianto prevedendo una spesa di 60 miliardi. A conti fatti l'opera costo' molto di piu', si parlo' di 180 miliardi. L'Istituto bancario San Paolo, principale creditore dell'Acqua Marcia, ha convinto la concessionaria ad abbandonare un'avventura che si e' rilevata sempre in salita. Sotto la regia dell'allora vicesindaco Guido Brosio e infine dell'assessore all'Urbanistica Franco Corsico, il Comune, con l'aiuto di Regione e Provincia, ha portato a termine il negoziato per il Delle Alpi. Ma non e' finita. Il capogruppo di An, Agostino Ghiglia, accusa Castellani di voler distruggere il Delle Alpi e lamenta che i soldi versati dalla Regione per partecipare al canone da pagare alla Pubbligest "rappresenterebbero un finanziamento surrettizio a squadre che possono spendere decine di miliardi per un solo giocatore". Per di piu', la giunta dovra' affrontare un'altra complessa partita, quella degli stadi e rispettivi centri sportivi per i club calcistici. Ha gia' espresso parere favorevole a concedere il vecchio Comunale alla Rubentus, che lo potra' acquistare e ristrutturare, mentre il FILADELFIA, in parte gia' abbattuto, sara' ricostruito per diventare la casa dei granata. Entrambe le societa' chiedono aree attigue per i rispettivi settori giovanili. E il Delle Alpi? Per il 2000, la giunta intende indire una gara internazionale per trovare un gruppo capace di farlo diventare un punto di ritrovo per i giovani e il tempo libero, per avvenimenti di rilievo. "Ma io spero che nel frattempo - dice l'amministratore della Pubbligest, Giovanni Brasso, soddisfatto della soluzione sin qui trovata - Rube e Toro si accorgano che il Delle Alpi e' un bell'impianto". La Pubbligest non partecipera' a bandi per gestire uno STADIO senza i gol di Del Piero e di Lentini.
Luciano Borghesan

18/07/97 - COLPO MORTALE AL FILA!!!

GIA' PRONTI I SOLDI PER I NUOVO STADIO
Tuttosport, 19 luglio 1997
Diciassette ottobre 1926, i torinesi torinisti assistono all'inaugurazione del Filadelfia. Diciotto luglio 1997, i torinesi torinisti assistono alla demolizione del Filadelfia. Sono il Conte Enrico Marone Cinzano e l'onorevole Diego Novelli i protagonisti di questi due momenti storici accomunati dallo stesso spirito: dare al Torino uno stadio di proprietà dove poter giocare e far sentire a casa i tifosi. La giornata di ieri ha il suo momento clou un minuto prima delle dodici e trenta, quando il silenzio rispettoso del migliaio di presenti si arrende al fragore del maglio granata che pesante cade sulla gradinata opposta alla tribuna. Il Filadelfia, il vecchio Filadelfia, fra qualche mese non ci sarà più. Al suo posto dovrà sorgere quello nuovo: assomiglierà tantissimo a quello ammirato sul plastico che ieri mattina era in bella mostra sul prato che fu di Valentino Mazzola.
Ieri allo stadio, si respirava un'aria di sano ottimismo grazie al discorso dell'ex sindaco di Torino che regalava al più timido Castellani, invitato e presente all'avvenimento, una lezione pratica di comizio. Novelli ringraziava tutti coloro che hanno lavorato affinché l'inizio dei lavori potesse cominciare, salutava tutti gli invitati, le vedove Maroso e Gabetto per prime, prometteva che il Filadelfia rinascerà, probabilmente per il 4 maggio 1999, quando si celebrerà il cinquantennale della tragedia di Superga. Parole diranno gli scettici, vero, ma è anche vero che Novelli si è esposto davanti a mille persone e al suo fianco c'era il Sindaco di Torino a garantire, anche lui, che la sfida con il tempo si potrà vincere. Sotto la tensostruttura, «allestita gentilmente dalla Fiat, anzi, se da corso Marconi vogliono staccare un assegno noi lo accettiamo e loro possono anche scaricare la cifra dalle tasse», spiegava ai tifosi Novelli animando il pubblico, c'era anche lo staff dirigenziale del Torino al completo: Vidulich, Palazzetti, Bodi e Regis Milano. Appena arrivati, i quattro declinavano dichiarazioni impegnative: «Siamo ospiti, non è il nostro momento, è il momento della Fondazione che dà il via al sogno». Al termine della cerimonia, all'uscita, gli stessi non aggiungevano nulla ma avevano un'espressione decisamente più serena. Poco prima, nel suo discorso, Novelli aveva più volte ribadito la piena disponibilità della Fondazione a far sì che il Torino possa diventare proprietario dell'immobile. Seguendo questa via non ci sarà più solo "comunione d'intenti" per la realizzazione dell'intera ristrutturazione. Entro ottobre o novembre il Torino potrebbe sciogliere le ultime riserve e decidere di individuare nel Filadelfia lo stadio del futuro. Nel mentre, tra l'altro, si dovrà trovare un'intesa con i vari assessorati per un aumento della capienza al momento fissata intorno a quota ventimila. Ma i soldi, ricorderanno gli scettici più attenti, ci sono? I soldi, strano ma vero, ci sono. O meglio, ci sarebbero. Seduto in prima fila, ieri, c'era un signore gentile e importante: il dottor Savini Nicci, vice direttore generale del Credito Sportivo. Il dirigente, pochi minuti prima che cadesse il maglio, rispondeva sereno: «Siamo a disposizione per ristrutturare impianti o costruirne di nuovi. Abbiamo contribuito a realizzare il "Giglio" con un finanziamento a tasso agevolato (il 4,5%). La Reggiana ha avuto da noi dieci miliardi, il trenta per cento circa dell'intera opera. L'onorevole Novelli ha già contattato il mio presidente per utilizzare i nostri fondi nel Filadelfia. Massimali? No, non ne abbiamo. Se fosse necessario potremmo finanziare anche tutta la ristrutturazione del Filadelfia». Al suo fianco, in rappresentanza di Veltroni, che da tempo ha preso a cuore il rapporto stadi-società offrendo nuove possibilità ai club per diventare proprietari degli impianti, c'era il dottor Valitutti: «Torino, con questa operazione, può tornare capitale assoluta del calcio con il primo stadio all'inglese». Se si decidesse per il finanziamento totale, il costo, all'anno, s'avvicinerebbe a quello che il Toro sopporta per il Delle Alpi. Intanto, dalla Regione, sta per arrivare 1 miliardo.
Marco Bo
______________________________________
ADDIO FILADELFIA STADIO DEI RICORDI
Repubblica — 19 luglio 1997 - pagina 43

TORINO - La ruspa slitta, scarta di lato sull' erba malata, si blocca. Silenzio. Solo il sospiro del vento tra i gradoni. La mazza ferrata ondeggia, è appesa ad un braccio meccanico che sembra la bocca del dinosauro, poi si ferma. Sta per cadere, tra poco cadrà. Il vecchio massaggiatore Tardito tira su dal naso, "quanti palloni sono andato a recuperare là sotto, quanti palloni e adesso è finita". Lido Vieri si stropiccia gli occhi. Franco Ossola, quello che non ha mai conosciuto suo padre che era un campione del Grande Torino, dice "avevo solo questo prato per sentire vivo papà, ora ci toglieranno tutto". La mazza ondeggia, sta per cadere sul cemento della gradinata, tra poco cadrà. Comincia la demolizione del Filadelfia chiuso da tre anni, nel giorno della presentazione del nuovo Toro. Poi lo stadio dovrebbe rinascere, forse. Intanto stanno zitti i tifosi. Stanno zitte le autorità. Sta zitta la signora Carla che fa la custode della ruggine, con i suoi sei gatti e il cane lupo addormentato. Stanno zitti anche i camerieri in livrea e farfallino nero, sotto il gazebo: dopo il funerale dello stadio Filadelfia offriranno un drink. Adesso la mazza cade, guarda i cingoli del mostro come ballano sul prato, guarda i girasoli e le ortiche e la gramigna sul campo dei leggendari. E che profumo di cimitero, di foglie putrefatte. "Io lo capisco che il Filadelfia non poteva restare così: ma perchè abbatterlo quasi tutto?". Romantico Franco Ossola che ha passato la vita a rincorrere il fantasma di suo padre, a dargli volto e voce, a cercare la mano di un' impossibile carezza. Anche a lui hanno raccontato che questo non è l' ultimo colpo di piccone ma il primo perche il luogo del mito rinasca. C' è una fondazione, dovrebbero arrivare anche i soldi.
Trenta miliardi: un po' dal credito sportivo, dalle attività commerciali, dalla colletta dei tifosi chiamati a comprare il simbolico mattone: centomila lire per una speranza. O un' illusione.
Quella di rivedere qui le partite. Ma il Filadelfia non è più di proprietà del Toro, che se proprio deve investire si costruisce il suo impianto e si quota in Borsa. "Oggi siamo solo ospiti, non parliamo" dice infatti il presidente Vidulich. La boccia di ferro traballa nel mattino scintillante, ora scende. Tanta gente la guarda sollevando gli occhi controsole, magari è per questo che sono umidi, chissà. "Io mi ricordo in guerra, cadde una bomba proprio lì, nei distinti. Ebbene, misero le transenne e si continuò a giocare". Ma il vecchio tifoso ha capito che stavolta non si può resistere, tra poco sul prato ci saranno solo macerie e promesse. Qualcuno osserva il plastico piazzato a centrocampo: due tribune coperte, bellino, ma cosa sono quei palazzi bianchi davanti allo stadio? L' albergo, il supermercato, la birreria, ecco cosa sono. Quello che, per i soliti maligni, rappresenta l' autentico motivo dell' operazione immobiliare. "Basta lacrime e sospetti, tutto sarà pronto per il 4 maggio '99, cinquantenario di Superga, i permessi per costruire arriveranno" dice Diego Novelli, presidente della Fondazione Filadelfia. Ma per ora non ci sono. Mentre quel braccio meccanico c' è eccome, tra un attimo il tirannosauro spalancherà le fauci e aprirà la prima ferita nel cuore di pietra, nel luogo dove l' Italia ritrovò la forza di rinascere dopo i tedeschi e i morti, insieme alle pedalate di Coppi e alle corse di Mazzola. Farà un buco largo tre metri quella boccia di ferro tra petardi e applausi, scenderà come la bara nella fossa, qualcuno piangerà prendendo a calci le ortiche. Poi andrà a rivedersi la ruota dell' aereo, l' elica senza una pala, il cortile dove le maglie dei giocatori appese ad asciugare parevano le vele di un galeone sempre pronto a salpare, nella burrasca di qualche sogno. Ma prima andrà a raccogliere un sasso sotto la pancia della ruspa. Il funerale del Filadelfia finisce proprio così, con i parenti del morto che tornano a casa con una pietra in mano. Che ad ognuno resti almeno un ricordo da toccare.
Maurizio Crosetti

19-07-1997, Caro Filadelfia, arrivederci al '99 Castellani ha promesso: "Ci saro' anch'io"

STAMPA, TORINO, pag.42

Primo colpo di maglio al vecchio stadio tra la commozione di 1500 persone

"Diamoci appuntamento nel maggio '99, io ci saro'. Questo STADIO non e' solo un pezzo importante della storia del Torino, ma della citta' e del Paese. Nel maggio '49, la sera tragica di Superga, ero uno dei bambini che piangevano in un oratorio del Friuli". Cosi' il sindaco Valentino Castellani ieri sul prato gremito del FILADELFIA, a fianco di Diego Novelli leader della Fondazione. E' stata una mattina dolce, commossa ma anche proccupata, quella del primo colpo di maglio alla gradinata centrale dello STADIO che fu palcoscenico di Mazzola e dei suoi valorosi compagni. Lucidi gli occhi del figlio di Ossola: "Sento una emozione strana, qualcosa che sta morendo... ". Commosse le signore Gabetto e Maroso. Un mondo granata, e non solo, al FILADELFIA. Si e' cominciato a demolire uno STADIO che - l'ex presidente Gerbi, uomo che del Toro sa tutto, deve arrendersi a malincuore - o resta come un vecchio castello in sfacelo oppure va abbattuto e rifatto. Secondo indicazioni del ministero Beni culturali e ambientali: salvare gli angoli delle curve su via FILADELFIA e via Spano, il nucleo centrale della tribuna (blocco scala, targhe e lapidi), i grandi palloni in cemento sulle scale tribuna, l'ingresso su via FILADELFIA. Due i progetti-rifacimento. STADIO da 25 mila posti (e relative attrezzature) utile anche per gare ufficiali della prima squadra, oppure da 7-8 mila posti riservato al settore giovanile. Costi da 40 a 10 miliardi. Se, come sembra, Rube e Toro si accorderanno per "convivere" al Delle Alpi, il progetto FILADELFIA da 25 mila posti (abbassamento del terreno di 3 metri e mezzo) cedera' il posto a quello da 7-8 mila. Diversi sono anche i tempi per ottenere le concessioni - attese - d'inizio lavori. Piu' agevole quella legata a "demolire e ricostruire un impianto esistente". Piu' arduo il costruire (progetto sotto esame del Dipartimento urbanistico) un mini-residence e altri volumi (utilizzabili da banche, negozi, garage sotterraneo) sul prospiciente campetto di allenamento. Del quale sono proprietari due privati, che da tempo lo affittano al Torino Calcio. E' chiaro che incassi (vendite e affitti) derivati dalla edificabilita' del "campetto" appoggerebbero la ricostruzione del FILADELFIA. Altrimenti, dove trovare i soldi (10 o 40 miliardi che siano) per rifare lo STADIO? "Siamo pronti ad un finanziamento agevolato, non abbiamo limiti, possiamo arrivare a coprire tutte le spese, anche 40 miliardi, tasso 4,5 per cento (3,5 dicono in Fondazione, ndr)". Cosi' Savini Nicci, vicedirettore generale del Credito Sportivo che, aiutata la Reggiana, ha ancora 1400 miliardi per l'edilizia sportiva. Ieri al FILADELFIA c'era tanto mondo dello sport salvo Carraro e Nizzola impegnati nei litigi romani. Con Castellani, affiancato da Carpanini e Perone, il prefetto Moscatelli, Mercedes Bresso per la Provincia, quindi il presidente Ghigo e l'assessore Angeleri per la Regione. E l'avvocato Valitutti, responsabile dello sport per la presidenza del Consiglio. Il grazie a tutti, per gli appoggi e le promesse, da Diego Novelli. Il quale ha ricordato: "Nello statuto della Fondazione lo STADIO e' a disposizione perpetua del Torino Calcio".
Bruno Perucca

19-07-1997, Si abbatte lo stadio del Grande Toro, il nuovo rinascera' nel '99.. Filadelfia, addio a un mito

STAMPA, TORINO, pag.1

TORINO. HANNO confezionato la demolizione del FILADELFIA, che e' cominciata simbolicamente ieri mattina e prendera' vigore con l'autunno, come se fosse l'anteprima della ricostruzione inevitabile e non l'addio allo STADIO che piu' di ogni altro si e' fasciato di leggenda. Quella del Grande Torino. Quando la palla di ferro, piu' devastante di ogni pallone calciato da Valentino Mazzola, si e' abbattuta sui gradini di un cemento sgretolato dagli anni e dall'incuria, sono scoppiati i fuochi d'artificio; in un angolo, su un tavolo, bottiglie e bicchieri di carta per un pudico brindisi. Torino che si guarda sempre alle spalle ha puntato sul futuro nell'addio al monumento del suo passato piu' epico. Al suo posto crescera', assicurano, un nuovo STADIO. E poi forse un albergo e il centro commerciale dove c'era il campetto d'allenamento, e questa e' un'altra storia ma in fondo la conferma che qualunque cosa si faccia e qualunque aspetto avra' il nuovo FILADELFIA ieri e' finita un'epoca. Il vecchio "Fila", la sua atmosfera speciale e agrodolce, si sono persi sotto un colpo di maglio sparato da una gru alta e lucente. La gente si e' chinata. Furtivamente ha raccolto una reliquia: un ciottolo di cemento o un pezzo di ferro rugginoso per raccontare un giorno che c'era uno STADIO favoloso dove il pubblico sfiorava i giocatori e li toccava, parlava con loro, li amava e insultava come non era possibile che accadesse altrove. Ed erano tutt'uno i giocatori e il pubblico che arrivava anche nei giorni di lavoro, le tute erano appena state smesse e gia' nello spiazzo le voci si arrochivano nelle discussioni. Piu' che uno STADIO, una casa. L'hanno presentato come un punto di partenza. Ma a chi ha conosciuto il FILADELFIA prima che il degrado lo rendesse inagibile e' sembrato il funerale di una persona cara. La tromba che caricava Valentin e il Grande Torino avrebbe suonato il silenzio, mentre la gente sfollava con in tasca la malinconia.
Marco Ansaldo


___________________________________

19/07/97 - Il Torino riparte dal cuore di Lentini

Corriere della Sera - Pagina 35

LA FESTA / In mille per la rinascita del " Filadelfia "

TORINO - Il presente pare conti poco per il Torino, sospeso fra un passato glorioso (il vecchio "Filadelfia", il giovane Lentini) e un futuro che nei progetti dovrebbe essere molto piu' roseo (un nuovo "Filadelfia", Lentini ritrovato, il ritorno in A). Cosi' il giorno del raduno regala momenti quasi commoventi, come l'inizio della demolizione del mitico stadio in cui si esibiva il Grande Torino. Davanti a mille persone (qualcuno sventola la bandiera del Borussia Dortmund, nel ricordo della finale di Coppa campioni vinta contro la Juve), c'e' il sindaco Castellani, c'e' il presidente della fondazione "Filadelfia", Diego Novelli, il quale illustra un'idea che pare un sogno: "Vorremmo inaugurare lo stadio ricostruito il 4 maggio '99, a cinquant'anni dalla tragedia di Superga, con un torneo cui dovrebbero partecipare pure Juve, River Plate, Benfica e Inter". La struttura attuale del "Filadelfia" sara' interamente demolita, ma la ristrutturazione dovra' tener conto dei vincoli imposti dalle Belle Arti. La squadra attuale, che in serata ha fatto passerella al "Delle Alpi" davanti a tifosi che stanno recuperando entusiasmo, ruota inevitabilmente tutta intorno a Lentini, tornato a Torino dopo cinque anni di Milan e gia' protagonista da giovanissimo di una promozione, nella primavera del '90: "In effetti mi pare che qui si respiri un clima simile a quello di otto anni fa, quando, con Fascetti, vincemmo il campionato. E d'altra parte non possiamo nasconderci: anche stavolta deve finire cosi". Lentini definisce il Milan "una societa' di signori: me ne sono accorto in queste ultime vicende". Attorno a lui per cercare la promozione, dopo un nono posto in B che e' il peggior risultato della storia granata, si muovono gli stranieri: il tecnico scozzese Graeme Souness, ma anche il centrocampista ungherese Sandor, annunciato come un talento, che pero' non potra' essere tesserato se prima non verranno ceduti gli altri extracomunitari Karic e Florjancic.
Agresti Stefano

17-07-1997, Colpo di piccone sul Filadelfia. Rinasce il campo del vecchio Torino

STAMPA, TORINO, pag.35

Domani il via all'abbattimento dell'impianto per la ricostruzione

Piu' nostalgie (di amicizie, atmosfere, vecchi muri) che sogni, pensando a domani. Quando, alle 11,30, un pezzo di FILADELFIA crollera' sotto il colpo del maglio sganciato da una gru. L'avvio di un abbattimento quasi totale, poi la ricostruzione. A centro campo, sotto un grande gazebo, un plastico spieghera' il futuro. "Credo nel programma della Fondazione, voglio morire qui". Si commuove, Carla Marchetto. Dopo otto anni a stipendio, dedicati al vestiario del settore giovanile, nel giugno '94 (FILADELFIA chiuso, Toro a Orbassano) licenziamento e liquidazione. "Che ho gia' speso negli ultimi tre anni passati nel vuoto, a sorvegliare marocchini e albanesi che si infilavano saltando il muro. Pero' avevano i documenti. Il FILADELFIA piaceva anche e loro...". Alla signora Marchetto hanno fatto compagnia i figli Marco e Stefania, quindici gatti, e i due cani che ha sguinzagliato ogni notte a far da guardia. "La speranza e' che i lavori siano rapidi. Ci terrei a far ancora da guardiana, adesso che comincia ad arrivare gente a lavorare". Ricordi di gente del FILADELFIA che cade? "I tanti giovani che sono nati qui: dico soltanto Lentini, perche' in granata e' tornato. Tra gli stranieri, l'educazione di Martin Vazquez". "Fra venire, andar via e tornare al Toro ho passato qui dentro quasi vent'anni". Giorgio Puia guarda le crepe del FILADELFIA e sospira. Arrivo' come mezz'ala e deluse. Nereo Rocco, l'allenatore-mito, gli spiego': "Puoi migliorare, basta giocare come Valentino Mazzola". Cosa accadeva, Puia, al FILADELFIA negli Anni Sessanta? "Si stava qui dalle dieci a tardi. Al mattino si leggevano i giornali, come fossimo al bar. Poi l'allenamento. A mezzogiorno pochi andavano via. Nel pomeriggio altro lavoro, palestra, parole". In uno dei cameroni, Rocco teneva un barbera da sballo. Giocatori e giornalisti invitati, quando veniva sera. Puia e Roberto Salvadori hanno provato ieri l'emozione di salire l'ultima volta sul prato dalla vecchia scala dello spogliatoio. Salvadori parla autorizzato da dieci anni e 264 presenze in granata: "Non l'ho piu' vissuto come STADIO da gara domenicale. Sempre negli altri sei giorni. Mi commossi quando Arpino lo defini' una culla. Lo era, il FILADELFIA. Sentivamo il contatto continuo con i tifosi, accettavamo le loro critiche, nascevano amicizie destinate a durare a lungo". Dal '62 tuttofare della societa', dagli Anni 80 l'uomo dell'erba e delle attrezzature. Mario Lorenzelli sogna di rifare al FILADELFIA il fondo verde e soffice che ora prepara, in altra sede, per le squadre giovanili. "Per tanti di noi il FILADELFIA e' stato una seconda casa. Per qualcuno la prima. Che dire. So bene che l'abbatterlo e' indispensabile, per farlo risorgere. Ma sara' duro, domani, quel primo colpo di maglio".
(b. p.)









by Route66 - Luglio 1997

06-07-1997, IL 18 LUGLIO Prima picconata al Filadelfia

STAMPA, TORINO, pag.35

Il tifo granata tornera' al FILADELFIA il 18 luglio, con forti speranze. Al mattino, primi colpi di maglio alle gradinate del glorioso STADIO (da rifare anche, e soprattutto, per ragioni di sicurezza), nel pomeriggio la presentazione della nuova squadra ricostruita attorno a Gigi Lentini, con buone possibilita' di ritorno in serie A. L'invito per il 18 luglio sta per partire. Lo firmano Diego Novelli per la Fondazione FILADELFIA e il neopresidente Vidulich per il Torino Calcio Spa. Sara' una giornata piena, tanta gente e molti nomi importanti. Veltroni, Castellani, Bresso, Ghigo, e per il calcio di vertice Nizzola (Figc) e Carraro (Lega). Un colpo di cannone, forse soltanto un fuoco d'artificio dai colori granata, per accompagnare la prima mazzata alle gradinate. Al centro del campo un gazebo ospitera' il plastico del ricostruendo STADIO. Il progetto base e' quello di un nuovo FILADELFIA da 25 mila posti. La Fondazione ha gia' aperto le pratiche con il Credito sportivo, il Torino Calcio e' disponibile per onorare gli impegni del mutuo. Il progetto prevede piu' soluzioni. Se dovesse verificarsi per la Rube (punta sul Comunale) e Toro una possibilita' Delle Alpi a costi accettabili, il vecchio "Fila" potrebbe limitare la capienza al primo studio. Che prevedeva 7 mila posti, per gli allenamenti della prima squadra e le partite della Primavera. Il maxiprogetto vale 50 miliardi, il minimo una decina.
(b. p.)












by Route66 - Luglio 1997

21-06-1997, Dal Duemila i bianconeri potrebbero giocare al Comunale, i granata al Filadelfia

STAMPA, TORINO, pag.35

Rube e Toro al Delle Alpi per 3 anni
La Publigest ricevera' 25 miliardi

Fumata bianca. Rubentus e Torino giocheranno allo STADIO Delle Alpi fino al Duemila. Ad annunciare l'accordo, un comunicato stampa della prefettura di Torino, la sede dove da un paio di mesi si era trasferita la trattativa tra le societa' di calcio, il Comune e la concessionaria dell'impianto. Un comunicato di poche righe ma che riassume i termini della vicenda. Il primo: la "lunga trattativa". Il secondo: la "determinante mediazione del Prefetto di Torino, Mario Moscatelli, e dei presidenti della Regione, Enzo Ghigo, e della Provincia di Torino, Mercedes Bresso". Il terzo: l'"accordo tra il Comune di Torino, le societa' di Rubentus e Torino, e la Publigest per l'utilizzo dello STADIO Delle Alpi per il triennio 1997-2000". Per questi tre anni la Publigest ricevera' 21 miliardi dalle societa' sportive (suddivisi in modo paritetico tra bianconeri e granata) piu' altri 4,5 miliardi da Regione, Provincia e Comune. Soldi che andranno a coprire le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria dell'impianto. I fondi degli enti locali - un miliardo all'anno lo dovrebbe mettere a disposizione la Regione, il resto Comune e Provincia di Torino - non sono un contributo alle societa' sportive ma servono a pagare l'acquisizione di servizi da definire nelle prossime settimane con la Publigest. Fin qui l'accordo economico. L'altra parte dell'intesa riguarda gli impianti in cui le squadre giocheranno i campionati successivi a quello 1999-2000. Da questo punto di vista il comunicato del vice-presidente del Consiglio, Veltroni che ha sostenuto l'opera di mediazione del Prefetto e' indicativo: "E' un fatto positivo per lo sport e per la comunita' piemontese e si inscrive coerentemente nella nuova politica di utilizzazione degli stadi che il governo ha voluto promuovere, d'intesa con le istituzioni locali e le societa' calcistiche". Insomma, sembra aprirsi la strada al passaggio del vecchio Comunale alla Rube e del FILADELFIA al Toro. Lo conferma l'assessore all'urbanistica del Comune, Franco Corsico: "L'accordo, raggiunto grazie all'opera determinante del Prefetto, ci permettera' di lavorare ai progetti per la realizzazione degli stadi sociali per le due squadre. Le ipotesi di lavoro come stabilito dalla delibera approvata dal Consiglio comunale restano due: il FILADELFIA e il vecchio STADIO di corso Sebastopoli che, grazie alla legge Bassanini, adesso potra' essere ceduto alla Rubentus". Il percorso non sara' facile. Prima si dovra' procedere ad una valutazione dell'area che riguardera' l'isolato compreso tra corso Agnelli, via FILADELFIA e corso Sebastopoli ad eccezione della piscina (data in concessione ad una societa' di nuoto) e dell'ex palazzina Aem che diventera' un teatro. A questi di potrebbe aggiungere anche i campi Marchi e Combi (o una loro parte) da destinare a parcheggio. Poi si dovra' procedere al confronto con i quartieri, infine, per quanto riguarda i fondi da destinare alla Publigest il voto dei Consigli comunale, provinciale e regionale. Insomma, l'iter sembra sbloccato. La societa' bianconera esprime cauta soddisfazione: "Si tratta di un primo passo verso la soluzione strutturale della questione STADIO. Era importante che cadesse il vincolo che ci impediva di giocare in strutture diverse dal Delle Alpi", ha spiegato ad alcuni giornalisti il vice-presidente Roberto Bettega. Positivo anche il commento del presidente della Regione, Enzo Ghigo: "Penso che l'intesa si sia conclusa con la soddisfazione di tutte le parti. L'azione sinergica degli enti locali permettera' alle due squadre di giocare a Torino venendo incontro alle richieste dei tifosi e permettera' di mantenere gli introiti economici derivanti dalle attivita' indotte".
Maurizio Tropeano

09-05-1997, L'epoca del Grande Torino nel vivo ricordo di un nonno "La monetina di Castigliano"

STAMPA, TORINO, pag.93

SCRIVERE IL GIORNALE

Sentir parlare di Grande Torino sembra quasi utopistico considerando l'odierna avventura calcistica che i granata stanno vivendo. Condannati alla serie B, continuamente in balia di cambi nelle file del direttivo come in quelle di allenatori ed atleti, i torinisti sembrano ancora rincorrere un grande sogno, una chimera forse, che li porta a rivolgere lo sguardo verso i tempi che furono e che nessuno ha saputo dimenticare. Mentre i piu' giovani vivono di "sentito dire", antiche memorie narrano storie e vicissitudini che rasentano la fantasia, che si mescolano con la storicita' dei fatti, ma soprattutto con l'amore e con la fede che ogni granata conserva nel profondo del proprio cuore. Per quanto la vita prosegua e "lo spettacolo debba continuare", il ricordo di quel Grande Torino non viene meno ed alimenta la speranza che tutto un giorno tornera' come a quei tempi. Mio nonno stesso, che ha vissuto l'epopea del Grande Torino in prima persona, guarda a quei lontani momenti con nostalgia, con lo sguardo vagante che sembra cercare dentro di se' ricordi remoti e, quasi volesse raccontare una fiaba, inizia a parlare: "Conoscevo un giocatore del Grande Torino, Eusebio Castigliano. Era un ragazzo che amava la compagnia, la buona cucina e il buon vino. C'e' un particolare di lui che non dimentichero' mai: Eusebio salutava sempre i suoi amici con un giochetto simpatico, lanciava in aria una monetina, la colpiva al volo con il tacco della scarpa e la faceva ricadere nel taschino della giacca". "A quel tempo - prosegue il nonno - i giocatori erano soliti conversare e giocherellare con i tifosi e con i ragazzini che li attendevano all'uscita dello STADIO di via FILADELFIA, dopo gli allenamenti". Sembra quasi incredibile, oggi, parlare di atleti di fama mondiale che si intrattengono cosi' con i loro fans.

Liceo europeo Vittoria, Ivrea

29-04-1997, E per i 50 anni dalla tragedia di Superga, torneo-super del Toro Filadelfia, il via a luglio Uno stadio da 20 mila posti

STAMPA, TORINO, pag.38

"Il 4 maggio 1999 il Toro tornera' a giocare al mitico STADIO FILADELFIA, a 50 anni esatti dalla tragedia di Superga. La ricorderemo con un torneo al quale parteciperanno anche Inter, Benfica, Rubentus e River Plate. Il cantiere che, con 40 miliardi e 18 mesi di lavoro, trasformera' questo glorioso impianto in uno STADIO di almeno 20 mila posti e' pronto a scattare". Parola di Diego Novelli, ex sindaco di Torino, questa volta in veste di presidente della "Fondazione FILADELFIA", l'ente proprietario dello STADIO ideato nel 1926 dall'architetto Miro Gamba, su incarico del conte Enrico Marone Cinzano, allora presidente del "Foot ball Club Torino". Da tempo si parla di recuperare quest'impianto, che il tempo ha profondamente minato, con il cemento che si stacca dalle vecchie armature portanti. I soldi infine ci sono? "Il Credito Sportivo ci ha gia' assicurato il mutuo necessario" annuncia Novelli. Anche il progetto d'intervento, affidato agli architetti Riccardo e Roberto Renacco, sembra ormai chiaro. Ieri mattina e' stato illustrato sul posto all'architetto Daniela Biancolini, direttore della Soprintendenza ai Beni Architettonici, che vigila sulla tutela delle parti monumentali del vecchio "FILADELFIA". Al sopralluogo hanno partecipato anche Novelli e l'assessore all'Assetto urbano Franco Corsico. Riccardo Renacco ha proposto uno STADIO di "quattro piani al posto degli attuali tre". "Non avra' piu' tribune con posti in piedi" ha aggiunto Novelli. "Tutti potranno sedere in aree coperte". L'idea sottoposta al giudizio della Soprintendenza prevede di "conservare le vecchie curve ai lati della facciata e lo scalone storico d'ingresso, da integrare nelle nuove strutture, realizzate sempre in mattoni e cemento armato. La vecchia facciata verra' invece ricostruita piu' avanti di circa 12 metri, mentre la tribuna opposta sara' riedificata a filo di via Giordano Bruno. Mentre il campo da gioco sara' ribassato di un paio di metri al fine di guadagnare spazio per il pubblico". Al posto del vecchio campetto d'allenamento, antistante la facciata, verranno scavati "garages di servizio, coperti da un grande giardino aperto al quartiere. Sara' compreso fra le vecchie biglietterie di via FILADELFIA 36 e una nuova manica di edifici che su via Spano ospitera' il "Museo del Torino", la biblioteca storica e un laboratorio per giovani". Si ipotizza anche l'inserimento di "attivita' commerciali, nelle nuove ali o nei sottospalti". L'approccio pare sia piaciuto alla Soprintendenza. "Vorremmo avviare il cantiere a luglio", incalza Novelli. "Il Comune - gli risponde Corsico - avviera' subito le procedure". "Anche noi saremo rapidi", assicura Biancolini. "La settimana prossima verificheremo i rilievi. Una volta identificate le parti da tutelare integralmente si potra' procedere, a patto che le opere siano avviate dopo un'attenta campagna fotografica, in grado di documentare tutti i particolari del vecchio STADIO. Bisogna essere certi che non andra' perduta nessuna testimonianza architettonica degna di nota".
Maurizio Lupo

25-04-1997, Uno stadio, un amore Il cuore sceglie il mitico Filadelfia

STAMPA, TORINO, pag.69

SCRIVERE IL GIORNALE
Iniziativa de La Stampa in collaborazione con Premio Grinzane, Provincia di Torino.
Rai Sogni e progetti per far rivivere, in versione moderna, il teatro di un'epopea calcistica

Il mitico STADIO FILADELFIA, teatro delle gesta del Grande Torino, e', come tutti sanno, spettatore illustre della crescita, non piu' di grandi campioni, ma di erbacce ed affini. Realizzato tra il 1924 ed il 1926 in un'area a quel tempo periferica, divenne ben presto punto di riferimento di eccezionale valore per la sempre calda tifoseria granata e fu testimone di due scudetti e di un secondo posto tra il 1926 e il 1929. Successivamente vennero apportate, all'interno dell'impianto, modifiche strutturali, per un pubblico sempre piu' esigente e numeroso, fino al 1963, anno in cui dovette chiudere i battenti al campionato. Per un certo periodo l'impianto venne riservato agli allenamenti, sino a che, cessate le opere di manutenzione, raggiunse uno stato di totale degrado ed abbandono cui segui', purtroppo, il completo inutilizzo. I tifosi del Torino inseguono ora una grande speranza, che a molti appare una vera utopia, ovvero ammirare undici casacche granata onorare quello che e' stato il vecchio Torino e la citta' di Torino in quello STADIO, vero tempio del Cuore Granata. La "Fondazione Campo FILADELFIA" s'impegna ogni giorno affinche' il grande sogno diventi realta'. Il progetto, assai ambizioso, non riguarda solamente il campo da gioco, ma tutto il quartiere circostante. I modelli sono lo "Highbury" di Londra, campo di gioco dell'Arsenal, il "Louis II" di Montecarlo, STADIO del Monaco, e L'"Ulleval" di Oslo. Il campo non sarebbe solo luogo di prestazioni sportive, ma parte di un complesso edilizio comprendente anche il museo del Torino Calcio, negozi, sede sociale e, nella zona adiacente, un albergo ed altre numerose attivita', affinche' il quartiere sia un punto di riferimento per gli appassionati del vero sport, non solo il giorno della partita, ma per tutta la settimana. E' necessario e doveroso tornare con i piedi per terra e constatare che le effettive condizioni del campo sono in mano a due guardiani tanto pericolosi quanto inesorabili: abbandono e degrado. In primo luogo sulle gradinate si possono trovare inquietanti buchi e vegetazione spontanea. Impalcature poco sicure sormontano la tribuna centrale, ruggine e legno marcio riposano felici un po' dappertutto. Se la situazione non e' per niente rassicurante per quanto riguarda le gradinate, nulla cambia alla vista delle sottogradinate, dove si puo' scorgere l'intonaco completamente staccato, cosi' come negli spogliatoi. Per far tornare a battere il cuore granata nel FILADELFIA lo sforzo economico sara' inevitabilmente notevole e francamente e' poco probabile che un giorno il leggendario campo da gioco riassaggi i tacchetti dei giocatori e le urla di gioia dei tifosi. C'e' pero' gente molto volonterosa che lavora alacremente affinche' cio' accada, per trasformare un'utopia in un sogno realizzabile.

Liceo classico Principessa Clotilde Torino

26/03/97 - Rube PIU' VICINA A TORINO

Repubblica — 26 marzo 1997 - pagina 45

TORINO - Aumentano le possibilità che la Rubentus non abbandoni Torino, che rinneghi il suo progetto di fuga in giro per l' Italia.
Aumentano, le possibilità, soprattutto dopo l' intervento del governo, che ha deciso di realizzare l' ultimo desiderio bianconero.
Per restare a Torino, in sostanza, la dirigenza Rubentina aveva chiesto la cessione definitiva del vecchio stadio Comunale. Una richiesta apparentemente inaccettabile, poichè il terreno è area demaniale e quindi non privatizzabile: al massimo, poteva essere ceduto in concessione, una formula giudicata insufficiente dalla Rubentus. Ma governo e Comune hanno cominciato a trattare con il ministero delle Finanze l' abolizione del vincolo demaniale. E a questo punto, la Rubentus dovrebbe cedere, e restare. Nel frattempo, il Coreco ha approvato la delibera che prevede - a partire dal 2000 - l' abbandono del Delle Alpi e il trasferimento della Rubentus al Comunale e del Torino al Filadelfia. La situazione s' è sbloccata dopo una telefonata di Veltroni al prefetto di Torino, che ha convocato le due società per oggi pomeriggio. Anche la presenza del prefetto - che nella vicenda prende il posto di mediatore-garante del sindaco Castellani, ora impegnato in campagna elettorale - è stata gradita ai bianconeri, che tuttavia non si sbilanciano, nè fanno promesse: "L' unica cosa certa è che vogliamo essere messi in condizione di restare a Torino". In ogni caso si lascia intuire che la soluzione "è vicinissima". E l' annuncio ufficiale potrebbe arrivare prima di Pasqua: per domani è previsto l' arrivo a Torino di Mario Valitutti, l' inviato di Veltroni, che garantirà finanziamenti a tasso agevolato del credito sportivo per la ristrutturazione di Comunale e Filadelfia.
- e.g.

20/03/97 - BANCHE & BORSA ECCO L' AFFARE TORO

Repubblica — 20 marzo 1997 - pagina 49

TORINO - Buongiorno, siamo i signori del calcio del 2000. Alle spalle non abbiamo televisioni nè fabbriche, non vendiamo latte nè pelati: ci sono le banche d' affari, quelle che vivono facendo scommesse finanziarie. Non promettiamo scudetti: prima viene il marketing, di questo siamo specialisti. L' obiettivo è arrivare in Europa entro il 2000. In Coppa Uefa? No, alla Borsa di Londra. Siamo i nuovi padroni del Torino - Massimo Vidulich presidente, Davide Palazzetti amministratore delegato e Renato Bodi (forse) vice-presidente - e abbiamo un grande progetto: importare il modello del calcio inglese, azionariato diffuso e pay-per-view. Viaggerebbero con soldi americani, i tre genovesi titolari di una società, la Hsl (hic sunt leones, vuol dire), che ha un capitale sociale di cento milioni.
Spendono il nome di due banche d' affari - due colossi, la Merrill Lynch e la Bankers Trust - azioniste, con il 33 per cento ciascuna, della Bullfin, la finanziaria creata per acquistare il Torino. Però dietro c' è qualcosa, qualcuno. "Non direttamente noi", dice Richard Silverman, vice-presidente della Merrill Lynch a Londra. "La parte che ci viene attribuita appartiene a un conto fiduciario, formato da un numero imprecisato di investitori privati, che risiede presso la nostra banca". E allora quella della multinazionale che sbarca in Italia è una storia imprecisa: semplicemente, la banca gestisce i soldi, e mette il nome, per conto di qualcuno che non vuole apparire.
I nuovi padroni ribattono: "A Londra non ne sa nulla, noi ci siamo mossi a New York. E oggi, vedrete, arriveranno i comunicati delle banche, a conferma della regolarità dell' operazione. I soldi ci sono, comunque, e i finanziatori anche". Subito un sospetto, un mistero? Calleri, per prevenire, comunica di "non aver mai avuto conti bancari presso la Merrill Lynch". Altri indizi segnalano che il nome sconosciuto potrebbe essere quello di Roberto Regis Milano, figlio di quel Luigi travolto, con la Cameli, in un crack da 1000 miliardi. Regis Milano junior (che fa affari con l' Indonesia) figura fra i soci della Hsl, ma è l' unico di loro che - benchè sia il più noto e il più facoltoso dei quattro - non compare nell' organigramma granata. Il Toro futuro comincia così, con un dubbio e un progetto: tirare la volata alla grande rivoluzione del football scatenata dalla legge 589/96, quella che ha trasformato le vecchie spa calcistiche in società a scopo di lucro. Partono da Torino e dal Torino, dopo aver corteggiato il Genoa e sondato la Reggiana. I signori del calcio del 2000 - i tre che si sono fatti conoscere - sono tre yuppies genovesi, età tra i 37 e i 38, linguaggio futurista: lavorano nello shipping (settore marittimo), pensano al low profile (stile inglese), presentano il plain business (progetto economico, sono assistiti da un account executive (addetto stampa). All' inizio quelli del vecchio Toro - abituati a tradurre in piemontese anche tackle, cross e stopper - hanno ascoltato perplessi, temendo di essere più cavie che pionieri. "Il merchandising sarà fondamentale: in Inghilterra, una società di medio livello ricava dal marketing 17 miliardi l' anno".
In Italia, soprattutto nel Toro malato e calpestato dai suoi ex presidenti, quasi zero. Dicono che hanno pronti venti miliardi da spendere nella prossima campagna acquisti, "e forse ci siamo tenuti stretti". Il primo obiettivo: ingaggiare un direttore sportivo di grande affidabilità, si parla del sampdoriano Borea. A parte il business, i nuovi padroni hanno detto che non uccideranno il calcio romantico: "Puntiamo molto sulla rinascita del Filadelfia. E sappiamo che la prima cosa è riportare la gente ad amare il Toro. Vogliamo giocatori di grinta e cuore, vogliamo essere faziosi e riscaldare la rivalità con la Rube. A proposito, noi da Torino non ce ne andremo, a qualunque costo". Anzi: se i bianconeri emigrano tanto meglio, sarà più facile riconquistare alla causa granata la perplessa Torino, che chiede risposte ed è costretta a farsi domande.
- Emanuele Gamba

19-03-1997, Soddisfazione per l'acquisto del club al gruppo sostenuto da una banca americana

STAMPA, TORINO, pag.31

La Torino granata adesso spera
Novelli: la nuova societa' si ricordi della nostra tradizione
Direttore generale il figlio di Bodi, che gioco' al Filadelfia

L'idea la da' subito con una battuta Bruno Gambarotta: "E' come se il Toro l'avesse comperato Cuccia". La citta' granata ha appreso con piacere la notizia della scesa in campo della Merrill Lynch, banca mondiale. "E' buffo - continua Gambarotta -, e' strano che un colosso di quel genere si leghi alla mia squadra del cuore. Chissa' che non ridia vita al nostro STADIO all'inglese". Il regista-presentatore, tra il serio e il faceto, puo' dire la verita'. "Mi auguro che sia una soluzione buona per il Torino. E' un gruppo solido" commenta Diego Novelli, ex sindaco, e soprattutto promotore di quella Fondazione FILADELFIA che ha la proprieta' dell'impianto e che ha ottenuto in regalo dal presidente uscente Gian Marco Calleri il 2,78 per cento delle azioni. Vengono resi noti i nomi dei titolari della societa' Hsl, operante nel settore della comunicazione, che detiene la maggioranza della "Bullfin", la finanziaria che ha acquistato il Torino. L'amministratore delegato e' Davide Palazzetti, il direttore generale e' Renato Bodi. Bodi? E' il figlio di un ex calciatore del Toro, Gigi Bodi, attualmente allenatore della Sestrese. Novelli lo ricorda con affetto. Istriano, immigrato a Torino, cresciuto in borgo San Paolo, passato per le giovanili del Barcanova, Bodi arrivo' al FILADELFIA nel '55, gioco' 22 partite al fianco di Jeppson, Fogli, Castelletti. Una stagione sola. Poi, al suo posto arrivo' nientepopodimenoche' Enzo Bearzot. Bodi e' rimasto legato alla maglia, al vecchio cuore granata. In occasione del novantesimo anniversario della nascita del Torino, nell'autunno scorso, era in prima fila, al Piccolo Regio. Ma la notizia-regina e' che dietro Hsl, dietro Bullfin, dietro Bodi, dietro tutti, c'e' la banca d'affari piu' importante del mondo, la Merrill Lynch. L'impero finanziario e' nato in Usa, e si e' allargato in tutto il mondo. Ha la sede europea a Londra, e in Italia (per ora) a Milano. Per simbolo ha il Toro rampante, sinonimo di Borsa al rialzo. Si dice che nell'ufficio del presidente a Wall Street ci sia una preziosa raccolta di centinaia di tori, grintosi ovviamente. La Merrill Lynch al calcio professionistico guarda con attenzione. Alla Borsa inglese e' esploso il boom delle azioni delle societa' di calcio. Sono ipotizzabili sviluppi in Italia, Germania e Spagna. Toro internazionale, dunque. Un'idea che piace. "Della Merrill Lynch - aggiunge Gambarotta - ho letto molto sulle pagine economiche, non sapevo di queste attitudini sportive. Speriamo". E' finita ormai da oltre un decennio la dinastia dei presidenti-industriali, degli Orfeo Pianelli, dei Sergio Rossi. Inutilmente il Toro ha cercato il condottiero subalpino, ha trovato, purtroppo, solo avventurieri (Borsano e Goveani), che l'hanno spremuto. Ma non domato. I tifosi granata, quelli storici, fanno appello al nuovo gruppo perche' sappia dare ancora spazio alla torinesita', a quella autentica, sanguigna. "Con la presenza della Fondazione nella nuova societa' - sostiene Novelli - cercheremo di rappresentare questo legame con la citta', con la tradizione". Si respira aria di rilancio nella sede di piazza San Carlo. Arriva un toro anche di borsa nella Torino del cavallo (di bronzo), e della zebra. Una bella gara. "Ansioso" di conoscere tutti i protagonisti del futuro e' un altro granata doc, lo scrittore Alessandro Baricco. "E auguriamoci - sorride Baricco - che la Rube non se ne vada altrove, cosi' almeno, con il ritorno in serie A, potremo riassaporare il gusto delle vittorie dei derby". Gia', il "derby della Mole" rischia di cambiare nome se non si risolve la questione-STADIO. Anche il giorno dopo la delibera approvata dal consiglio comunale, la Rubentus tace. Si sa di contatti con altre citta', della proposta di Reggio Emilia a ospitare le partite dei bianconeri per 500 milioni l'anno, lasciando al club Rubentino la gestione degli spazi pubblicitari. Proprio nel giorno in cui il Toro si accasa, Peruzzi e compagni potrebbero dare l'addio al Delle Alpi.

Luciano Borghesan

19/03/97 - CALLERI VENDE IL TORO A UN GRUPPO SCONOSCIUTO

Repubblica — 19 marzo 1997 - pagina 47

TORINO - Il Torino cambia padrone, cambia vita. Dopo tre anni di insuccessi e contestazioni, Gian Marco Calleri cede la società granata - rilevata nella primavera del '94 direttamente dal tribunale fallimentare - a una finanziaria (si chiama Bullfin - bull vuol dire Toro - ed è stata creata qualche giorno fa) che fa capo a una società genovese di pubbliche relazioni, la Hsl. E alle spalle della Hsl? Un mistero, che verrà risolto soltanto questa mattina con la presentazioni dei nuovi signori del calcio granata. Si parla, in ogni caso, di multinazionali desiderose di investire nel calcio italiano, interessate a una società di grande prospettive perché - unica in Italia insieme alla Reggiana - in grado di avere uno stadio privato, il vecchio e glorioso Filadelfia che oggi appartiene a una fondazione presieduta dal deputato Diego Novelli. Addirittura, si vocifera di un petroliere indonesiano (Nirvan Bakri) che a suo tempo tentò di entrare nel cda della Sampdoria. Noti, al momento, sono soltanto i nomi delle tre persone che hanno condotto la trattativa, ovvero i tre soci della Hsl, e la banca d' affari che ha garantito la trattativa, l' americana Merril Linch. Calleri incasserà venticinque miliardi, cinque in più di quelli offerti dall' unico pretendente alla presidenza granata che fino a ieri era uscito allo scoperto: l' imprenditore Antonio Boiardi, proprietario della Logos tv, società che produce video-cassette e commercia diritti televisi. La Logos s' era affidata proprio alla mediazione di Novelli, ed è stata bruciata sul traguardo: il finale è stato a sorpresa, un classico colpo di scena. Il nuovo presidente del Torino sarà (dovrebbe essere) Massimo Vidulich, genovese, titolare della Hsl. Verrà affiancato da Davide Palazzetti (futuro amministratore delegato) e da Renato Bodi, figlio di un ex calciatore del Torino (e del Bologna) degli anni '50. Questa mattina, i nuovi padroni - tutti fra i trenta e i quarant' anni - daranno di sé notizie più dettagliate. E riveleranno chi sono i finanziatori dell' iniziativa. Secondo Calleri si tratta di una soluzione "che garantisce al Torino un luminoso futuro. E' gente giovane, seria e in grado di assicurare un futuro importante alla società. Ora voglio dimenticare Torino, la città che mi ha contestato. Infatti, per trovare un nuovo presidente siamo dovuti andare a Genova". E fors' anche oltre, a quanto pare.
- a.g.

18-03-1997, Il Consiglio comunale vota la delibera per evitare che la citta' resti senza il grande calcio

STAMPA, TORINO, pag.36

Stadio, l'ultima offerta di Castellani
Ora si aspetta la risposta della Rube

L'ultimo atto del Consiglio comunale e' stato dedicato a Rubentus e Torino. La delibera per affidare il Comunale alla societa' bianconera e, in attesa della ristrutturazione del FILADELFIA, al Torino, e' stata approvata dalla sola maggioranza. Gran parte delle opposizioni (lega Nord, an, Forza Italia) hanno abbandonato l'aula criticando il documento perche' pre-elettorale, illegittimo, dannoso. Per motivi diversi, cdu e rifondazione comunista hanno votato contro. Risultato: 28 si', 6 no. In piu' di ieri, c'e' un programma d'intenti, che ha bisogno di molte tappe, del consenso di tutte le parti interessate e che potrebbe verificarsi solo dal 2000, allorche' scadra' la concessione del Delle Alpi al gestore Pubbligest e potra' essere svolta una gara internazionale d'appalto dello STADIO. L'assemblea dei cinquanta consiglieri comunali si e' trovata unita solo nell'appello introduttivo del presidente Domenico Carpanini. "Torino rischia di perdere un'altra parte della sua storia. Facciamo appello al senso di responsabilita' delle due societa' di calcio verso Torino, citta' che da Rube e Toro molto ha avuto, ma che a loro molto ha anche dato", ha detto Carpanini. Oggi ci saranno le risposte ufficiali, ma il silenzio del club bianconero non fa ben sperare. Nella sede di piazza Crimea sarebbero gia' pronti contratti pluriennali con le amministrazioni di impianti di altre citta'. Contratti che potrebbero essere scissi unilateralmente da parte della Rubentus qualora venissero accolte le sue richieste per restare a Torino. La delibera cosi' com'era stata presentata dalla giunta comunale alla dirigenza bianconera non era piaciuta. Ieri, a Palazzo Civico, per alcune ore si e' parlato di un possibile emendamento. Lo stesso assessore regionale allo Sport, Antonello Angeleri, ha chiesto al sindaco Valentino Castellani di fare uno sforzo economico in piu'. Invece, il documento e' rimasto quello di partenza. Vediamo. Fino al 2000: gestione del Delle Alpi alla Pubbligest; utilizzo per Rubentus e Torino a fronte del versamento del 7% degli incassi per le partite di campionato e del 4% per quelle di Coppa. Dal 2000: utilizzo del Comunale per la Rubentus e del FILADELFIA per il Torino; il Delle Alpi tornera' al Comune che svolgera' una gara internazionale d'appalto. La Rubentus, in particolare, sostiene che non si tiene conto di tutti gli altri introiti che ruotano attorno al calcio: dalla pubblicita' alle attivita' commerciali. Tra percentuali da pagare ed entrate cui rinunciare, una stagione al Delle Alpi per Rubentus e Torino costerebbe circa 17 miliardi, mentre altre citta' (Reggio Emilia in primis) chiedono 500 milioni per un anno, ed e' la stessa cifra che i dirigenti bianconeri chiedono di pagare (con impegno fino al 2020 per restare a Torino), mantenendosi le mani libere per la gestione di spazi pubblicitari ed attivita' collegate all'uso dell'impianto. Anche per la ristrutturazione del Comunale, la Rubentus vuole garanzie di ottenere in concessione tutta l'area, da corso Galileo Ferraris a corso Agnelli. Posizioni distanti da quelle indicate dal Comune. Eppure per Agostino Ghiglia (an) gia' cosi' "la giunta cede su tutto". Per l'ex sindaco Diego Novelli, invece, "di fronte all'arroganza e alla prepotenza della dirigenza bianconera la Citta' fa bene a rispondere con una delibera di intenti, praticabile, seria" . Ma "e' inutile" per il capogruppo della lega Nord, Pietro Molino: "A Milano si e' stabilito l'obbligo di giocare al Meazza. Questa delibera non risolve nulla e la Citta' rischia di pagare per voler tenere qui la Rube". Per Emilia Rossi (Forza Italia) "l'atto e' illegittimo, non si e' sentito il parere delle circoscrizioni". Eleonora Artesio, di rifondazione comunista, ha chiesto il referendum consultivo: "Non si puo' condizionare la futura amministrazione in scelte anche urbanistiche per il 2000". Voto contrario dei cdu Mauro Battuello, Paolo Chiavarino e dell'indipendente Giovanni Zanetti: "La delibera non affronta i nodi di equilibrio economico per la gestione degli impianti". Si e' astenuto Giorgio Siniscalco. A favore Paola Pozzi (pds) e Silvio Viale (verdi): hanno ricordato gli errori fatti dalle amministrazioni del passato e hanno promesso coinvolgimento delle circoscrizioni nelle decisioni per il 2000.
Luciano Borghesan

18-03-1997, Una societa' (straniera?) puo' beffare la Logos

STAMPA, TORINO, pag.32

La lunga trattativa sembra in dirittura d'arrivo, ma con un colpo di scena nella coda
Mister X domani acquista il Torino

TORINO. Domani conosceremo i nuovi padroni del Torino. La LogosTv, che secondo un'agenzia quest'oggi aveva gia' fissato l'appuntamento dal notaio con Gian Marco Calleri, sembra invece aver perso molte delle chances di successione. Come pensavamo, in una lotta sul filo del miliardo e della solvibilita', il presidente granata aveva un'altra carta, gia' da tempo sul tavolo delle trattative. Ieri Calleri aveva il sorriso aperto del venditore contento, ma era un atteggiamento falso. Diciamo che non e' affatto contento perche' lo conosciamo bene. Ha venduto la Lazio dopo averla risanata e portata all'onore del mondo calcistico, ha salvato il Toro ma lo vende in serie B e fra le polemiche. Non e' quanto pensava e voleva. Potesse salutare LogosTv e "Company X", chiamiamo cosi' il pretendente ancora nascosto ma favorito nella corsa alla successione, spedire in Sudamerica gli ultras che come ultima prodezza hanno sparato petardi da squalifica del campo, fondare un giornale cittadino che catturi la maggioranza dei lettori, non avrebbe dubbi. Resterebbe. Invece se ne va. La LogosTv ha perso colpi perche' e' entrata in pista solo da una ventina di giorni, quando Calleri aveva gia' iniziato un contatto interessante con riflessi sul mercato calcistico internazionale. Ma era comunque giusto sentire anche le offerte della Logos. La "Company X" lavorerebbe in Italia su capitali stranieri. La possibilita' nel prossimo futuro della quotazione in Borsa dei club apre situazioni nuovissime. E che il Torino possa avere uno STADIO tutto suo (come i club inglesi) e adattissimo al calcio televisivo, semplicemente pagando un affitto corretto del campo (e avendone la piena disponibilita') alla Fondazione FILADELFIA, e' altro elemento che arricchisce la valutazione del club granata. Uno stile di vita da club britannico e' eccitante. Se si pensa che l'architetto Renacco, pensando alla ristrutturazione del FILADELFIA, ando' a vedere subito lo STADIO dell'Arsenal... Ieri mattina, intanto, Diego Novelli ha relazionato i componenti della Fondazione sul tema FILADELFIA. Dopo una breve premessa in chiave granata: "Con la presentazione della LogosTv e delle sue possibilita' a Calleri, una quindicina di giorni fa a Roma, ho chiuso la mia iniziativa. Adesso tocca a loro". Quanto alla Fondazione, Novelli ha precisato che dopo un lungo iter di contatti, era stato presentato al Comune il 9 agosto dello scorso anno un progetto di ricostruzione del FILADELFIA con 15-17 mila posti a sedere e tutto coperto. Proposta respinta: capienza non accettata per il problema parcheggi. La Fondazione presenta un secondo progetto: 7 mila posti, nessuna copertura confidando in una riapertura della possibilita' di arrivare almeno a 15 mila. Adesso, pero', il colpo che cambia la situazione. Nel quadro della querelle Delle Alpi, alla Fondazione FILADELFIA e' addirittura proposto un progetto da 20 mila posti. Una improvvisa situazione di vantaggio. Il Toro puo' davvero contare di avere uno STADIO tutto suo, il mitico STADIO anche se con linee piu' moderne, nel quadro della risistemazione del quartiere. E un contatto romano Novelli-Veltroni ha dato la consistente speranza di ottenere un finanziamento non a fondo perduto, certamente, ma a tasso agevolato e pagamenti a lunga scadenza. Il nuovo progetto tecnico e finanziario sara' pronto al piu' presto, anche alla luce delle decisioni definitive del Comune sul fronte stadi cittadini. La vendita, il FILADELFIA, momenti chiave per il Toro. Il cambio di proprieta' arriva nel momento in cui le societa' stanno gia' tirando le fila dei programmi per la prossima stagione. Il club granata e' condizionato dal risultato in campionato, ma almeno un ripasso delle situazioni contrattuali di tutti gli elementi tesserati (vedi tabella) e' opportuno. Dei giocatori in comproprieta' altrove, sono previste le cessioni definitive di Falcone (Fiorentina) e Milanese (Napoli via Parma, Ferrante confermato in granata). Per Mezzano, avverra' presto il colloquio con l'Inter.
Bruno Perucca