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martedì 18 agosto 2009

«Io respiravo bene, pulito, soltanto quando ero al Fila»

Sembrava che a Torino dovessero stare solo loro.
Sembrava che fosse vietato anche solo esistere, lottare, sfidarli.
Sembrava che la Juve non dovesse avere rivali.
Non solo dovevano vincere sempre loro, ma noi non si poteva nemmeno combattere.

Sembrava che fosse illecito dire: «Ci siamo anche noi del Toro, perché anche noi siamo forti».
Sembrava che a Torino dovessero respirare solo loro. Ci toglievano anche l'aria quelli della Juve, e io la loro aria non volevo respirarla.

Io respiravo bene, pulito, soltanto quando ero al Fila.

Ma gli arbitri, certi giornalisti, certi manager che giravano nel calcio, certi poteri più o meno oscuri in città. Ecco: con tutti i suoi tentacoli la Juve cercava di non farci respirare. E quelli del suo entourage non avevano nemmeno bisogno di essere comandati: sapevano da soli come muoversi per ingraziarsi la famiglia. reale.
Nella vita ci sono i servi che sono obbligati a fare i servi e quelli che scelgono di diventarlo: il potere questo lo sa.

Il 9 dicembre del '73 abbiamo il derby con la Juve. Al 74' Cuccureddu segna il gol della vittoria. Causio si avvicina alla nostra panchina e comincia a prendermi per i fondelli.
Mi alzo e gli faccio: «Gira al largo».
Ma lui continua e mi manda a quel paese.
Non ci vedo più. Scatto verso di lui, un guardalinee cerca di fermarmi, ma io riesco a raggiungerlo e gli mollo un pugno con tutta la forza e la rabbia che avevo in corpo.

Il giorno dopo presi il primo aereo per Olbia e scappai dai miei.
Rimasi chiuso in casa a pensare e a mordermi le unghie. La mano si era gonfiata incredibilmente, mi faceva un male cane. Mi sentivo in colpa, ero confuso, in trance. Mia madre approvò, mio padre mi criticò.

Al martedì tornai sul continente.

L'autista del Toro venne a prendermi all'aeroporto per portarmi al Fila.
Temevo la reazione della gente, dei giornalisti. Pensavo: è finita, adesso mi distruggeranno per sempre.
Arrivai all'allenamento che tremavo. E quando vidi una folla enorme di tifosi davanti al campo, mi spaventai. Scesi dalla macchina che ero un cencio.
Ma appena la gente mi vide, cominciò a inneggiare, a battermi le mani, a sollevarmi di peso. Mille persone in tripudio per me e solo perché avevo steso uno juventino.
Mi commossi.
Oggi 25 anni dopo, dico: rifarei tutto, gli ridarei quel pugno. Perché quando ci vuole, ci vuole.

Gustavo Giagnoni


Fonte: Tuttosport, 21 gennaio 1999

http://oldblog.aruba.it/user/torovox/200410archive001.html

sabato 27 giugno 2009

16/03/1999 - ELETTI I RAPPRESENTANTI DELLA CITTA' NEL CONS.D'AMMINISTRAZIONE E NEL COLLEGIO REVISORI DEI CONTI DELLA “FONDAZIONE CAMPO FILADELFIA”




Il sindaco ha designato Valentino Castellani e Giovanni Zanetti quali rappresentanti della Città nel Consiglio di amministrazione della “Fondazione Campo Filadelfia”.
Ha inoltre nominato rappresentante della Città nel Collegio dei Revisori dei Conti della Fondazione, Domenico Pizzala. (p.c.)

Torino, 16 marzo 1999

martedì 26 maggio 2009

giovedì 16 aprile 2009

31-12-1999, STADIO: LA REPLICA DI VIDULICH

STAMPA, NAZIONALE, pag.29

TORINO. I giudizi di Giraudo sull'atteggiamento del Torino riguardo alla questione dello STADIO hanno colpito il presidente granata Vidulich. «Giraudo non puo' dire che non capisce il nostro comportamento, ne' sostenere che non vogliamo ricostruire il FILADELFIA - risponde Vidulich -. Lui sa benissimo che esiste un progetto, che i nostri tifosi hanno potuto vedere, e che saremmo pronti a partire domattina con i lavori se ci concedessero il terreno senza imporci fidejussioni e altre assurdita'. Sa anche che da nove mesi c'e' un gruppo, rappresentato da Aghemo, che dice di voler costruire il nuovo STADIO, percio' sono io a non capire cosa Giraudo pretenda da noi. La Rube vuole l'area del Comunale ma se non l'ha avuta e' per l'opposizione della Circoscrizione e non del Torino».

24-12-1999, Il Torino aspetta con impazienza il nuovo attaccante, mentre valuta le offerte della Fondazione Filadelfia

STAMPA, NAZIONALE, pag.30
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Vidulich e il FILADELFIA: si apre un nuovo capitolo dopo che la Fondazione ha fatto pervenire una nuova offerta al Torino per la costruzione dello STADIO. Il presidente granata commenta: «Se sono progetti seri e fattibili, ci siederemo attorno ad un tavolo senza preclusioni». Ma in ambienti vicini alla societa' c'e' chi ritiene che le proposte della Fondazione siano tutt'altro che convenienti. E' cosi' difficile un accordo? Al Duemila l'ardua sentenza.

23-12-1999, La Fondazione ha offerto a Vidulich uno stadio «quasi gratis» Filadelfia, non e' piu' una favola

STAMPA, NAZIONALE, pag.29

FORSE la sofferta vicenda del FILADELFIA e' a una svolta. Il gruppo d'intervento che deve, per conto della Fondazione proprietaria del terreno e con il denaro - 70 miliardi gia' «pronti» - di Aghemo e C., provvedere alla ricostruzione dello STADIO, demandando i lavori a una fiduciaria, ha formalizzato ieri un'offerta speciale alla dirigenza del Torino Calcio: lo STADIO, di 31.000 posti (spesa di costruzione prevista di 60 miliardi, cioe' poco meno di 2 milioni per ogni posto a sedere), viene offerto in vantaggiosissimo affitto alla societa' per tutte le partite ufficiali della squadra. Ecco i termini della proposta: chi costruisce tiene per se' i diritti della gestione dell'impianto, ovviamente consistente anche in altre costruzioni, nonche' dispone, a ogni incontro, del 12 per 100 dei biglietti, suddivisi nei vari ordini di posti, da destinare a sponsor e a gestori associati, per iniziative perticolari che non diano vita a biglietterie parallele e concorrenziali a quelle del club, e che potrebbero addirittura tradursi in richiami allo STADIO di un pubblico ora come ora non «toccato» dall'evento calcistico. Sembra proprio un'offerta di quelle che non si possono e soprattutto non si devono rifiutare, anche perche' risponde a una volonta' di ripresa del dialogo da parte di Fondazione e gruppo Aghemo. Il Torino Calcio si e' piu' volte lamentato della pesantezza del canone del Delle Alpi, sopra i 3 miliardi a stagione, e ha chiesto che la condizioni di affitto del nuovo FILADELFIA fossero bene precisate, non bastandogli la generica assicurazione che comunque si sarebbe trattato di un canone inferiore a quello da pagare attualmente. Ora ci siamo. Sino al 18 gennaio 2000 il Torino Calcio, come ribadito anche di recente nel Forum a La Stampa fra Vidulich presidente granata e Aghemo rappresentante del gruppo che intende ricostruire il FILADELFIA ed eventualmente acquistare la societa', il Torino Calcio dicevamo ha tempo per sostituire, ovviamente presentando tutte le debite garanzie finanziarie, il gruppo d'intervento nella costruzione dello STADIO. La Fondazione FILADELFIA e' pronta in questo caso a passare l'incombenza dei lavori a Vidulich e al suo gruppo. Da rilevare che la Fondazione intende, a lavori eseguiti, trasferire ai costruttori le azioni di proprieta' del terreno, il che significa la proprieta' piena dello STADIO. La societa' granata dovra' ora valutare la nuova offerta, pervenutale ieri. Perche' le cose ormai sembrano essersi chiarite: c'e' il terreno disponibile, ci sono i soldi per la costruzione, c'e' una offerta di affitto di formulazione nuova e conveniente, intanto che rimane al Torino Calcio sino alla data di scadenza dell'opzione, cioe' ancora per tre settimane e rotti, la possibilita' di subentrare nell'impegno di costruire e gestire lo STADIO, se si hanno per questo le possibilita' economiche. Staremo a vedere, anzi a sentire.
Gian Paolo Ormezzano

21-12-1999, Il giudice Caselli interviene sulla crisi granata

STAMPA, NAZIONALE, pag.29

TORINO
GIANCARLO Caselli e' un giudice, ha tenuto la procura di Palermo, dirige le carceri italiane, sa un sacco di cose, non riesce a capire niente della situazione attuale del Torino, della squadra e della societa' a cui e' legatissimo, da tifoso ex di curva, personalmente o incarnato nei figli, specie nel minore.
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La nuova dirigenza e Aghemo. Lei e' uno di quelli della Fondazione FILADELFIA. Cosa ci dice?
«Da una parte ci sono i soldi per rifare lo STADIO, dall'altra ancora niente di tangibile. Non esiste un obbligo di essere ricchi, ne' di cedere cosa si possiede. Ma esiste il dovere di far sapere, se si opera in un certo contesto, di non avere i mezzi necessari per stare all'altezza delle esigenze. Pero' manco si sa di chi e' veramente il Torino. Io ricordo un grande presidente, Sergio Rossi, contestato mentre stava facendo forte la societa', in una maniera che mi indigna e mi inquieta ancora. Ricordo anche l'agire valido del primo Borsano. Questa dirigenza ci ha riportati in A, evviva, vorrei che la bella strada continuasse".
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G.P.O.

17-12-1999, I tifosi stanno con Vidulich «Ma al Toro servono fatti»

STAMPA, NAZIONALE, pag.33

FORUM LA STAMPA.
Vip e ultras si schierano: Aghemo in minoranza

TORINO Limitata fiducia a Vidulich, bocciato Aghemo. Dopo il «forum» organizzato da La Stampa, i tifosi granata, eccellenti e non, si schierano dalla parte dell'attuale dirigenza, a patto pero' che il Toro ridiventi grande. Pretendono chiarezza, correttezza e onesta', ma soprattutto una squadra in grado di poter competere ai massimi livelli. Di chiacchiere ne hanno sentite abbastanza, di promesse pure; adesso chiedono fatti: dalla campagna acquisti al futuro societario, al FILADELFIA. Piero Chiambretti, una volta tanto, non ha voglia di scherzare: «Fatti, non parole. Dico questo e mi fermo qui, perche' tutti capiscano che l'importante sono gli interessi societari non quelli dei singoli. Vidulich lo vedo qualche volta allo STADIO: e' di poche parole e non ha il volto televisivo, questo non lo aiuta di certo, ma adesso deve pensare solo al Toro e a rinforzare la squadra. Aghemo? Non lo conosco». Piu' chiaro e' Gianni Mina': «Vidulich e soci hanno preso il Toro dopo mille disgrazie e solo un palo impedi' loro di salire subito in serie A. Devono pero' fare chiarezza su quel che di nebuloso si sente intorno a loro. In quanto ad Aghemo ribadisco che si e' proposto malissimo. E dal forum non mi pare che sia uscito bene. Lasci lavorare gli altri, a meno che non si presenti con una situazione economica tale da dover convincere l'attuale dirigenza granata a farsi da parte». Simona Ventura e' lapidaria: «Prima vorrei sapere chi e' il vero presidente del Toro e poi si potra' discutere sul forum. Occorre chiarezza da parte di tutti perche' mi sembra di rivivere film purtroppo gia' visti in passato». Il mago Berry, che lavora con la Ventura fra le Iene, pensa solo al bene del Toro: «Questi teatrini mi fanno ridere. Basta prendere per i fondelli noi tifosi che troppo spesso abbiamo dato fiducia incondizionata per poi ritrovarci sistematicamente beffati. E basta con la farsa del FILADELFIA: c'e' uno che vuole costruire e l'altro che non sa se andarci a giocare». Dai tifosi vip a quelli che seguono la squadra in trasferta e in Maratona. Fausto Brofferio, capo storico degli Ultras, critica Aghemo e sta con Vidulich: «Non c'era bisogno del forum per capire chi avesse ragione tra i due. Tempo fa noi abbiamo incontrato questo signor Aghemo e gli abbiamo detto in faccia che era un ciarlatano. Vidulich, a parer nostro, continua a essere coerente con la sua linea e i suoi progetti, non certo ambiziosi ma seri. Un altro bell'elemento e' Cimminelli: prima fa l'offeso e si fa da parte, poi torna annunciando la lieta novella. Ridicolo. L'unica cosa che possiamo dire ad Aghemo e' questa: finche' ci saranno gli Ultras in Maratona, lui non sara' mai il presidente del Toro». Decisamente piu' cauto e sereno il giudizio di Ginetto Trabaldo, leader dei Fedelissimi: «Ne abbiamo le scatole piene di chiacchiere. C'e' chi continua a vendere giocatori, chi parla di 70 miliardi e poi invece sono 20: insomma, ci lascino in pace tutti. Noi vogliamo solo il bene del Torino. Se rimane Vidulich ci sta bene, l'importante e' che si prenda le sue responsabilita'». Elena Bosio, fondatrice del club Girls, sta dalla parte di Vidulich: «Quello di Aghemo non e' stato l'atteggiamento giusto per avvicinarsi al Toro. Abbiamo un presidente che non sara' ricchissimo, ma e' pur sempre serio e onesto. Quel che ha detto lo ha mantenuto e noi ci fidiamo». Emiliano Saracco, presidente del Club PMG di Nole, chiede invece un segnale forte per i tifosi: «Stanno tutti facendo i loro interessi e chi ci rimette siamo sempre noi. Ci stiamo stufando, la gente non va piu' allo STADIO e purtroppo si perdono anche quei valori storici che si erano consolidati nel tempo. Aghemo al forum ha fatto una figuraccia, gli consiglio di occuparsi del Moncalieri: quella e' la sua dimensione». Chiude Fabrizio Viola, dei Granata Korps: «Da una parte c'e' una societa' che non ha soldi, dall'altra un gruppo che vuole fare l'affare. Questa e' l'unica cosa che abbiamo capito tutti. Tante parole, niente soldi e parecchi debiti. Cosi' non si puo' certo accogliere nel migliore dei modi il 2000».
Aurelio Benigno

16-12-1999, Per la prima volta Massimo Vidulich e Giuseppe Aghemo si sono confrontati in pubblico TORO I duellanti alla resa dei conti

STAMPA, NAZIONALE, pag.30

UN'ORA e mezzo di confronto, a tratti anche duro, per tutto quanto il presidente del Torino, Massimo Vidulich, e Giuseppe Aghemo, l'imprenditore che guida la cordata dei possibili acquirenti, non avevano mai trovato modo di dirsi in faccia. Si sono lasciati con una stretta di mano che forse e' stata soltanto un gesto di cortesia ma potrebbe diventare qualcosa di piu', magari per il futuro del «FILADELFIA». Un'ora e mezzo di botta e risposta, senza che fossero necessarie troppe domande a stimolarli, ciascuno pronto ad esibire i documenti in possesso: si sono confrontati sulla vicenda delle trattative, sulla questione dello STADIO, sugli acquisti. Oltre ai due «contendenti», e' intervenuto nel Forum l'amministratore delegato del Torino, Davide Palazzetti. Nel testo, che proponiamo nell'indispensabile sintesi, si citano tra gli altri Franco Cimminelli, industriale e uomo forte della cordata Aghemo; il presidente della Fondazione FILADELFIA, Diego Novelli, e i legali cui si sono affidate le parti. LA STAMPA. E' l'occasione buona per fare chiarezza, nell'interesse della citta' e dei tifosi granata. VIDULICH. Il Torino e' l'unica societa' continuamente messa in discussione, qualunque sia il presidente e il risultato ottenuto. Purtroppo, pare che questo sia il destino di chi guida il Toro: lavorare sempre fra le difficolta', pensando a cose che distolgono tempo, attenzione ed energie da quella che e' la gestione del club. AGHEMO. Questa e' l'occasione per un chiarimento definitivo. Confermo che c'e' stata una trattativa per acquistare la societa' granata, poi le due parti hanno convenuto in lettere scambiate da illustri professionisti che non c'erano le condizioni per dare la spallata finale ai colloqui. Ma di qui a dire che non c'e' stata trattativa ne passa. VIDULICH. Ci e' stato chiesto se era possibile aprire un tavolo di discussione. Noi abbiamo indicato il nome del nostro legale, senza aver manifestato l'intenzione di cedere. C'e' stato uno scambio di informazioni, ma non si e' mai arrivati a un'offerta. Se lei ha un'offerta scritta me la faccia vedere, perche' non l'abbiamo mai ricevuta. Sui giornali lei ha parlato di un'offerta di 70 miliardi che non esiste. Vi siete fermati a un'esplorazione, non ci siamo mai seduti a un tavolo. LA STAMPA. Aghemo, perche' tanta insistenza nel voler acquistare il Torino? E' un affare? AGHEMO. Io non sono diventato calciatore del Toro perche' non so giocare, ma quando ho contattato alcuni imprenditori ho visto l'opportunita' di realizzare il sogno della mia vita: diventare presidente. Ci siamo proposti come una cordata di imprenditori seri in alternativa a questa gestione, e lo diciamo ai tifosi. Rispettiamo i proprietari: Vidulich e' liberissimo di dire no ma credo che, come c'e' una disponibilita' a non vendere, ci sia anche la giusta ambizione di chi vuole comprare. Forse se la nostra offerta fosse stata piu' alta, la risposta sarebbe stata diversa. Presidente, se lei mi dice oggi che il Torino assolutamente non e' in vendita, noi ci ritiriamo in buon ordine. VIDULICH. Nessuno vi nega il diritto di venire ad esplorare in modo riservato, come abbiamo sempre chiesto. Uno puo' dire no, si', mi sta bene, sediamoci, and iamo avanti. Ma se si dice no, e' finita. Non e' che il giorno dopo si va sui giornali a dire: avevo 80 miliardi per la Coppa Uefa, 70 miliardi li ho offerti per la societa'. Io e' li' che l'accuso di cose non vere. AGHEMO. Se vuole, l'assegno glielo portiamo domattina. VIDULICH. Le ho gia' detto che le trattative le conduco in un altro modo. Abbiamo comprato in 4 mesi il Torino e nessuno sapeva nulla perche' avevamo degli interlocutori seri. LA STAMPA. Vidulich, di fronte a un interlocutore e a una trattativa seria, sarebbe disponibile e perche'? VIDULICH. Noi abbiamo un progetto e lo vogliamo portare avanti. Se qualcuno ha intenzione di far meglio di noi, di accelerare determinate cose, venga in modo serio. Se poi invece e' il tentativo di far stancare Vidulich e di portarlo a vendere a qualche soldo di meno, allora il discorso e' diverso. Io sto andando avanti tranquillamente in linea con i miei obiettivi sportivi, quindi non ho alcun tipo di problema. Lecitamente una cordata ha voglia di comprare il Torino. Benissimo. Contatti il mio legale, veda i numeri, faccia un'offerta. Ma qui non si e' arrivati alla spallata finale. AGHEMO. La cordata che rappresento e' sempre piu' forte, sia dal punto di vista finanziario che per la passione. Anche se il gruppo Ergom si e' ritirato, ho appena ricevuto una lettera in cui il dottor Francesco Cimminelli riconferma il suo sostegno personale. VIDULICH. Comunque chi decide sul Toro e' seduto qui, anche se lei una volta disse di aver incontrato due «simpatici indonesiani» a Londra. AGHEMO. E allora, lo dica chiaramente: vuole vendere? VIDULICH. Non ne ho alcuna intenzione, alle condizioni e con le modalita' vostre. LA STAMPA. Un chiarimento: Cimminelli si era ritirato dalla trattativa, ma e' cambiato qualcosa in questi giorni? AGHEMO. C'e' un sostegno personale di Cimminelli nei miei confronti, sotto tutti i punti di vista. Si', effettivamente e' cambiato qualcosa. Non c'era ancora questa lettera. LA STAMPA. Questo tiramolla che dura da mesi ha influito sui programmi della societa'? VIDULICH. Si e' lavorato con meno tranquillita'. Credo che noi abbiamo ottenuto i risultati, abbiamo cambiato molte cose, abbiamo dato di nuovo dignita' a questo marchio. Il danno creato e' all'immagine della societa'; e' la confusione nei tifosi, che mi sembra stiano reagendo nel migliore dei modi. La voglia e' di andare avanti, con la forza degli obiettivi che ci prefiggiamo: quotazioni in Borsa, discorso STADIO, e via discorrendo. E portare a Torino una squadra che conta nel campionato italiano. LA STAMPA. Presidente, tuttavia la sensazione e' che la vostra scalata difficilmente possa continuare. VIDULICH. Non capisco da quali informazioni nasca questa idea. Abbiamo una squadra che due settimane fa era considerata da Uefa, e adesso rischierebbe la retrocessione. E' un mondo isterico nel giudicare. E' ovvio che c'e' l'obiettivo di rafforzarla e puntare a mete piu' importanti nel secondo anno in A. In due anni di B sono stati investiti oltre 50 miliardi, tirati fuori, spesi. Pero' nonostante questo da un anno siamo quelli che sbagliano e che vendono i giocatori, che poi sono due mezzi giovani. LA STAMPA. Presidente, una volta per tutte: di chi e' il Toro? VIDULICH. E' un discorso vecchio a cui abbiamo gia' risposto il primo giorno che ci siamo presentati.

16-12-1999, VIDULICH contro AGHEMO «Da lei solo parole e nessun fatto» «Come presidente le do un sei scarso"

STAMPA, NAZIONALE, pag.31

FORUM LA STAMPA.
Un'ora e mezzo di acceso dibattito ha ribadito quanto distanti restino le posizioni

IL CASO FILADELFIA «Cerchiamo un'intesa»

LA STAMPA. Se domani il gruppo Aghemo rifa' il FILADELFIA e lo mette a disposizione del Torino, a una lira di meno dell'affitto del Delle Alpi, qual e' la posizione della societa'? VIDULICH. Quando, a marzo, c'e' stata la famosa lettera dei 70 miliardi messi a disposizione come contributo gratuito alla Fondazione per fare lo STADIO, noi abbiamo detto: ci andremo. Da marzo ad oggi pero' non abbiamo ravvisato le condizioni di analisi per poter dire se al Torino conviene andare. Non e' sufficiente dire «a una lira in meno del Delle Alpi», parliamo di stadi completamente diversi. Non abbiamo visto un progetto, un'ipotesi di canone. A gennaio c'era un progetto quasi definitivo, sul quale eravamo d'accordo, noi e la Fondazione, per il piano finanziario. Invece ieri ho ricevuto dall'avv. Martini la lettera in cui si dice che entro il 20 gennaio non sara' possibile sottoporre alla nostra attenzione una bozza di contratto definitivo. Se non so quanto costa, non so nemmeno se mi conviene costruirlo o affittarlo... LA STAMPA. E' cosi' difficile una sinergia? VIDULICH. Me lo chiedo da mesi. Forse sul FILADELFIA qualche diritto lo vantiamo, visto che quando arrivammo dicemmo: facciamo il FILADELFIA. Abbiamo lavorato un anno e mezzo con la Fondazione per avere il terreno. Anche con Novelli nessun tipo di problema. Davanti al Sindaco abbiamo firmato un accordo che cedeva l'area temporaneamente al Torino, con sei mesi di tempo per presentare progetto e piano finanziario; lavoriamo tre mesi con l'architetto Renacco, andiamo al Credito sportivo a febbraio, addirittura si parla di progetto pilota; a marzo apprendiamo che qualcuno regala 70 miliardi alla Fondazione per costruire lo STADIO e il Torino puo' solo dire grazie. Noi sullo STADIO abbiamo cercato qualunque tipo di sinergia. AGHEMO. Io vorrei sapere se lei ritiene di far giocare il Torino al FILADELFIA costruito da Aghemo. VIDULICH. Bisogna vedere che impianto mi da'. PALAZZETTI. Il progetto e' pronto da gennaio '99, con 32 mila posti, e ci sono i preventivi di tre aziende edili. Aghemo, mi spiega perche' non abbiamo ancora visto il progetto e il costo? Allucinante. Per arrivare a 32 mila posti, a noi venne l'idea di sovrappassare via Giordano Bruno e allargarci, con una piazza, negozietti, bar e altro nella zona Dogane. Recentemente abbiamo saputo di un decreto legge del '96, il quale dice che uno STADIO e' riedificabile se attorno c'e' un'area pari a 1 metro quadro ogni due posti: vuol dire per noi 16 mila metri quadri. Per ricostruire il FILADELFIA serve dunque l'area delle Dogane. AGHEMO. Io ho fatto l'errore di presentare prima il supporto finanziario e poi ho parlato di progetto. Non credo che sia una colpa. E' stato l'unico atto concreto, visibile, di tutta la questione-FILADELFIA. Il Torino, sino al 23 giugno, poteva portare avanti un suo progetto e anche col supporto finanziario, quindi il mio intervento non gliel'ha impedito, ho detto che in questo caso mi sarei messo da parte. In realta' ho lavorato sul progetto STADIO solo dal 24 giugno. Mi fu detto che la costruzione dello STADIO non sarebbe piu' costata 70 miliardi ma 77. Risposi: va bene. Ai primi di ottobre mi e' stato richiesto dalla Fondazione, su invito di Vidulich, di aspettare fino al 18 gennaio, per scegliere tra tre opzioni: la prima e' che il Toro assuma in proprio la costruzione dello STADIO depositando la garanzia di 70 miliardi; la seconda: stipulare un contratto d'affitto; la terza, che il Torino vada a fare uno STADIO da un'altra parte. Ma io lo costruisco solo se ci va a giocare il Toro. Quindi adesso si tratta di mettersi attorno a un tavolo, con uno spirito costruttivo e concordare un affitto. Non e' cosi' facile, pero' bisogna parlarne. Bisogna magari stare sette giorni, sette notti. Sara' comunque una cifra di molto inferiore a quella del Delle Alpi, anzi le diro' che potremmo anche affittarlo gratis se si faranno certi discorsi sulla gestione e manutenzione nostra. Abbiamo costituito una societa' composta dal sottoscritto, dal dottor Cimminelli e da un altro imprenditore di Chieri, di cui conoscerete il nome tra un paio di giorni, quindi noi siamo pronti a partire con una proposta d'affitto non contestabile. Sullo STADIO siamo piu' vicini a un accordo con Vidulich che non sulla proprieta' del Torino. VIDULICH. Lei fece una dichiarazione: metto la prima pietra al FILADELFIA il 4 maggio. A marzo noi siamo stati completamente esautorati dal portare avanti qualunque tipo di trattativa, perche' non avevamo piu' l'area donata a dicembre e che ci era stata poi tolta dalla Fondazione. L'altra cosa curiosa e' questa fideiussione famosa dei 70 miliardi: da dove nasce? Per quale tipo di STADIO? Quel terreno era del Torino, e' patrimonio del Toro, che ci sia Vidulich, Aghemo o un altro. Se la proprieta' fosse di una societa' che lo affitta al Torino, da tifoso non sarei tranquillo: quanto dura questo affitto, 10 anni, un anno, trent'anni? Lo STADIO perche' convenga, deve autofinanziarsi. Il Torino paga 3,5 miliardi di affitto annuo al Delle Alpi: senza contare altri ricavi eventuali derivanti dal nuovo STADIO, il FILADELFIA rifatto verrebbe su da solo... Poi c'e' il discorso di un'unica presidenza: be' era palese il tentativo di usare lo STADIO come cavallo di Troia, pensando di rendere piu' facile prendere la societa'. Per quantificare l'affitto, si puo' arrivare all'arbitro, ma andiamo a vedere cosa pagano le altre societa' di puro affitto. Il Genoa e la Sampdoria 5 o 600 milioni in due. A Napoli penso che glielo regalino, a Palermo pure. Per evitare polemiche sullo STADIO, siamo disponibili a qualunque cosa: trattiamo. Pero' nell'unica riunione con l'avvocato Martini, non sapeva da che parte si iniziasse a parlare di STADIO. Polemica? No, un dato di fatto. Intanto il Comune deve dire chiaramente, per scritto, se questo STADIO si puo' fare o no. Il sindaco, tutte le volte che ha detto una cosa, e' stato poi smentito da vari assessori... AGHEMO. Il problema e' che ci sia tra di noi una volonta' di trovare l'accordo. Forse, avessimo fatto prima questo confronto sarebbe stato meglio. Ci siamo conosciuti, siamo tutti e due vaccinati, quindi sappiamo modi, tempi e regole per trovare una soluzione. I RINFORZI «La verita' su Baggio» LA STAMPA. Sotto l'albero, per i tifosi del Toro ci sara' qualche novita'? VIDULICH. I nomi non si fanno. C'e' l'intenzione di rafforzare la societa', nell'interesse di tutti, qualora si trovassero gli elementi giusti. La squadra che viene giudicata da retrocessione, ha avuto la sfortuna di affrontare un ciclo duro di partite con l'assenza anche di sette titolari, recuperabili tutti dal 6 gennaio contro la Reggina. Quindi io credo in questi ragazzi, possono dare molto. Ci muoveremo se esiste veramente il giocatore che ci puo' far fare il salto di qualita'. Escludo gli stranieri, perche' in sei mesi non si ambienterebbero, come e' successo lo scorso anno alla Rube. Bisogna vedere cosa offre il mercato italiano, ne parleremo con Mondonico. LA STAMPA. Avete parlato di Roberto Baggio? VIDULICH. Era gia' stato contattato dal Toro a giugno, a quel tempo aveva fiducia nel suo allenatore, adesso sembra che sia cambiato qualcosa. Se e' un giocatore che serve, chi lo sa? LA STAMPA. Da giugno a oggi non sara' cambiata l'idea su Baggio. VIDULICH. No, pero', e' arrivato anche qualche giocatore importante. LA STAMPA. Pinga e' vostro? VIDULICH. Si', e' nostro. Per lui non ci sono trattative. A volte vedo notizie, mi dispiace dirlo, strumentali. Non e' che facciano il male di Vidulich o di altri, ma noto che non si sostiene il Toro. E'assurdo avere il consenso fuori dal Piemonte e non averlo in casa. Il successo di una squadra e' fatto da tanti elementi: la citta', l'ambiente, i tifosi, la stampa, la squadra stessa e la societa'. Se c'e' sinergia, arrivano i risultati. Noi questa sinergia non l'abbiamo mai trovata. Il Torino ha sempre avuto questi problemi, magari con me, perche' vengo da fuori, un po' di piu'. AGHEMO. Sono d'accordo. La citta' e' molto importante, poi i mass media, la tv, i giornali. VIDULICH. Da quando e' stato scritto che siamo una societa' che ha tanti rigori a favore, una societa' molto forte, ci danno un sacco di rigori contro. E ci hanno massacrato. AGHEMO. Ci sono tre societa' in Italia che sono speciali: Toro, Genoa e Palermo, che hanno tre modi speciali di essere. E' molto difficile essere presidenti. E' piu' semplice esserne tifosi: io allo STADIO purtroppo vado poco, perche' devo seguire il mio Moncalieri e poi da quando sono uscito allo scoperto, non ho piu' avuto biglietti, LA STAMPA. Vidulich, che voto si darebbe come presidente? VIDULICH. Me lo devono dare gli altri. I voti non li sopportavo a scuola, figurarsi qui. LA STAMPA. Aghemo, e lei quanto darebbe a Vidulich? AGHEMO. Come persona raggiunge l'8, l'8 e mezzo, con la presidenza andiamo verso il 6 scarso. Ma diamogli anche le attenuanti.

14-12-1999, BASTA PAROLE VOGLIO ASSEGNI

STAMPA, NAZIONALE, pag.29

MENTRE le maglie granata affondano nel pantano della classifica, proprietari e acquirenti del Toro continuano a farsi i dispetti. A noi tifosi non interessa chi ha ragione, interessa che il Toro ritorni a essere una «grande» del calcio italiano. E in fretta, perche' diventa sempre piu' difficile convincere i nostri figli e nipoti a innamorarsi di una squadra che non vince mai. Per tornare grandi ci servono 100 miliardi da investire nel 2000 (inteso come anno solare, non come millennio). Il signor Regis Milano, che gestisce il Toro per interposto Vidulich, ha questi miliardi? Li tiri fuori. Altrimenti ci venda a chi li ha. Aghemo e Cimminelli dispongono di quel capitale, ma intendono spenderlo solo per rinforzare la squadra? Impossibile: prima bisogna alzare l'offerta d'acquisto e liquidare Regis Milano. E bisogna farlo in silenzio. Quando arrivo' Pianelli, non rilascio' mica dichiarazioni: ando' in sede con un assegno. Gli dissero che era poco. Era troppo, invece, ma lui raddoppio' lo stesso la cifra, purche' i vecchi padroni si levassero subito dalle scatole. Questo era Pianelli: non a caso l'ultimo presidente con cui abbiamo vinto lo scudetto. Se Aghemo vuol essere il prossimo, sa cosa fare. Stesso discorso per lo STADIO: l'altra settimana sono passato in aereo sopra Torino e con gli occhi ho cercato il Tempio: che tristezza vedere dall'alto quella spianata deserta in fondo a via FILADELFIA, mentre a poca distanza gli omini della Rube si allenavano al Comunale sotto la «nostra» Maratona! Aghemo cominci a rifare il FILADELFIA e poi voglio vedere se Vidulich avra' il coraggio di dire che lui il Toro li' dentro non ce lo porta. I tifosi stanno dimostrando una maturita' e una pazienza che sconfinano nella rassegnazione. Meritiamo di non affogare nel solito mare di chiacchiere.

Massimo Gramellini

04-12-1999, Tra «Filadelfia» e Torino le paure del tifo granata

STAMPA, NAZIONALE, pag.29

Novelli: tutto ok, dal 18 gennaio si parte. Vidulich: potrebbero esserci grosse novita'

TORINO In parole povere e percio' ricchissime di significato la tifoseria del Toro teme che: 1) la Rubentus faccia sul serio con il progetto dello STADIO a Borgaro e il Comune imponga al Torino il Delle Alpi; 2) la Rubentus finisca per ottenere quello che vuole, cioe' STADIO suo e annessi e connessi alla Continassa e, demolito il Delle Alpi, il Comune riscopra il Comunale e lo ammolli al Torino; 3) il Comune comunque non dia il permesso per ricostruire il FILADELFIA, e a maggior ragione non lo dia se la Rube va a Borgaro, per non avere in citta' tre stadi di cui due inutili; 4) in ogni caso il Torino sia fregato. Sui timori secondo noi comprensibilissimi dei tifosi granata intervengono Diego Novelli presidente della Fondazione FILADELFIA e Massimo Vidulich presidente del Torino Calcio. Novelli: «Impensabile che il Comune si opponga al nostro progetto che e' bene finanziato, e' aderente al piano regolatore che vuole li' un'area sportiva, e' perfettamente a posto come infrastrutture, accessi e sbocchi, per i quali possiamo acquistare 20.000 metri quadrati dal demanio, e' voluto non solo dalla circoscrizione, ma dalla citta' tutta, e' perfettamente sincronizzato nella nuova destinazione della zona, che verra' coinvolta anche da opere per i Giochi invernali del 2006. Imporre il Delle Alpi? Ma come si fa, con quel che costa di manutenzione? Il 18 gennaio, se il Torino Calcio non si sara' proposto seriamente per finanziare la costruzione, procederemo con il gruppo di Aghemo». Vidulich: «Mi rendo conto di cosa puo' pensare il tifoso del Torino, ma come possiamo noi procedere con un'offerta di affitto alla Fondazione, se non conosciamo il progetto anche nelle sue estensioni extraSTADIO, e se non conosciamo i prezzi di un eventuale affitto? La Fondazione ha detto che in ogni caso il nuovo STADIO costera' alla societa' granata meno del Delle Alpi. Ma dovra' costare molto di meno». Novelli: «Mi pare che siamo stati assai chiari e solleciti nel presentare il progetto, nel garantire uno STADIO da Toro. Se il 18 gennaio il Torino Calcio si presenta con le stesse garanzie finanziarie offerteci da Aghemo, siamo pronti a passargli il terreno per fare il nuovo STADIO». Vidulich: «A me sembra che il gruppo finanziatore non sia stato ben chiaro: il 18 gennaio e' insieme vicino e lontano, per quella data potremmo aver preso nostre decisioni nuove e importanti». Detto che i soldi garantiti da Aghemo presso la «Crt» sono gli unici veri finora visti, aggiungiamo che i due a noi sembrano D'Alema e Veltroni in una splendida recente vignetta di Ellekappa dove si dice, a proposito della grande sintonia fra i due: «Pensano esattamente le stesse cose, soprattutto uno dell'altro».

Gian Paolo Ormezzano

06/11/99 - Torino, di nuovo febbre derby

Repubblica — pagina 48

TORINO - Dopo tre anni di digiuno, la Torino del calcio si riaccende di passione e di rivalità per il ritrovato derby di domani sera. Al Delle Alpi sono attesi domani sera 60 mila spettatori, un numero quasi da record se si tiene presente che giovedì, per Rubentus-Levski, i paganti sono stati 2681. Il fascino della sfida fra il Torino e la Rube, che mancava dalla stagione ' 1995-' 96 per la permanenza dei granata in serie B, coinvolge naturalmente anche i giocatori-simbolo: da capitan Lentini ("Pur stimando Ancelotti, la Rube mi è antipatica anche ci fosse Gesù Cristo") a Del Piero, che ammette di essere emozionato. Toro-Rube, però, potrebbe essere l' ultimo derby, insieme a quello di ritorno, disputato al Delle Alpi, lo stadio costruito per i Mondiali del ' 90. Proprio il giorno dopo la partita, infatti, il consiglio comunale di Torino dovrà sciogliere gli interrogativi sull' utilizzo dell' impianto al termine della stagione. Il contratto stipulato dalle due società scade a fine giugno 2000 ed entrambe hanno manifestato l' intenzione di giocare in impianti di loro proprietà. Il Toro vorrebbe ricostruire il leggendario Filadelfia, mentre la società bianconera otterrebbe dal Comune il Delle Alpi, con mano libera per abbatterlo e farne uno nuovo, oppure per ridurne le dimensioni. Intorno allo stadio, Giraudo e soci vorrebbero poi realizzare campi di allenamento, il museo Rubentino e la sede della società. Il condizionale è d' obbligo, tuttavia, in quanto l' operazione potrebbe essere messa in discussione dalla volontà della Rubentus di ottenere anche 40 mila metri quadrati per edificare 20 sale cinematografiche multiplex, un albergo, ristoranti, un centro commerciale. Ma la risposta del Comune, che verrà discussa lunedì, è stata netta: le leggi non permettono la concessione ad un privato di spazi così elevati, pertanto bisogna fare una gara pubblica. La replica della Rube non si è fatta attendere. Da piazza Crimea, quartier generale bianconero, si è fatto sapere che verranno cercate altre soluzioni nei comuni dell' hinterland torinese. Su questo contrasto si è dunque scatenato un balletto di ipotesi. Tra tante voci, ha preso forza quella riguardante il comune di Borgaro, distante poco più di un chilometro dal Delle Alpi. I manager bianconeri si sono fatti avanti per acquistare dalla società "Borsetto", di proprietà tra gli altri della Lega della Cooperative e del costruttore Salvatore Ligresti, una parte dell' enorme area agricola alle porte di Torino. Sembrava quasi fatta. Ieri pomeriggio, invece, il consiglio d' amministrazione della Borsetto ha stoppato la richiesta Rubentina: "Non ci sono le condizioni per vendere". Si ritornerà allora al Delle Alpi? Pare di no. Giraudo continua ad ispezionare la cintura di Torino, alla ricerca di aree. E questo in una città che, oltre al Delle Alpi, ha uno stadio Comunale vuoto da nove anni e le rovine del glorioso Filadelfia.
- di GINO LI VELI e MASSIMO NOVELLI

27-10-1999, Stadi, Castellani sgrida Rube e Toro «Sono pronto a uscire dalla Fondazione Filadelfia»

STAMPA, TORINO, pag.36

Vertice dei capigruppo in Comune: l'8 novembre il caso in Consiglio

In attesa del dibattito in Consiglio, previsto per l'8 novembre, ieri nuovo vertice sugli stadi, presente, oltre al sindaco, il referente per la Fondazione FILADELFIA, Giovanni Zanetti. Quest'ultimo, su richiesta di Silvio Viale (Verdi), Mario Contu (Rc) e Daniele Cantore (FI), ha illustrato ai capigruppo quali siano gli sviluppi della questione che vede la Fondazione, proprietaria dell'area del mitico STADIO granata, intenzionata a costruire un nuovo impianto. Il Torino calcio, contestualmente, avrebbe un proprio progetto in merito e comunque non ha dato il proprio benestare per giocare nello STADIO quand'anche fosse realizzato. Il professor Zanetti, fra l'altro, ha riconosciuto che lo statuto della Fondazione deve essere rivisto. Cosi' com'e', infatti, non potrebbe ottenere da Palazzo Civico la concessione dei permessi per costruire la nuova struttura. E di qui e' partita la richiesta del capogruppo dei Verdi, Silvio Viale, affinche' la Fondazione elimini ogni sorta di ambiguita'. «Ambiguita'», spiega l'esponente dei Verdi, che potrebbe addirittura pregiudicare «la presenza del Comune nell'organismo, visti i nuovi obiettivi di un ente nato come promotore di un'iniziativa che adesso vorrebbe realizzare in proprio. Viale ha anche sollecitato il sindaco ad uscire dalla Fondazione (Castellani ha risposto di non avere problemi a farlo) e ha aggiunto che «il Torino deve costruire un proprio STADIO in un'altra area». Perche', diversamente, rischia di essere compromessa «l'intera vicenda stadi» con l'atteggiamento delle due squadre che «continuano a comportarsi come se fossero l'unica della citta'». Venerdi', intanto, si terra' l'assemblea del Torino, societa' che avrebbe un passivo pesante. «Se la realta' e' questa - ha commentato il sindaco Castellani - e' davvero tragica e non c'e' bisogno di essere un economista per rendersene conto».

19-10-1999, E Aghemo ieri ha avuto il via libera dalla Fondazione per ricostruire la mitica arena granata

In Comune vertice sugli stadi Delle Alpi e Filadelfia sotto esame

STAMPA, TORINO, pag.38

FILADELFIA e Delle Alpi. Ovvero, gli enigmi in perenne attesa di soluzione. Talvolta sembra un poco piu' vicina, ma se guardi bene e' sempre avvolta dall'incertezza, sfumata da mille ombre, garbugli. Prendiamo, ad esempio, la questione «Torino e rinascita del suo mitico STADIO oggi ridotto a desolata radura». Ieri, allo Sporting, s'e' riunito il consiglio d'amministrazione della Fondazione proprietaria del terreno sul quale sorgeva l'arena: con 5 si' e 1 astenuto ha deciso di trasferire al gruppo d'intervento capeggiato da Giuseppe Aghemo l'impegno di ricostruire l'impianto in cui gioco' lo squadrone di Valentino Mazzola. Dunque, un passo decisivo verso la ricostruzione? Si'. Anzi, forse si'. O, forse no. Della Fondazione fa parte anche il sindaco. Non ha partecipato alla riunione, era occupato da altri impegni. In Comune i capigruppo, prima del Consiglio, gli hanno chiesto di spiegare che cosa era accaduto, Castellani non ha risposto. O meglio, ha risposto di non essere informato «perche' ero altrove: festeggiamenti di Bobbio, conferenza sull'acqua». Il verde Viale ha di nuovo osservato «che il primo cittadino non puo' continuare a stare nella Fondazione, non puo' essere arbitro e giudice al tempo stesso» e Ventriglia, di An, ha ripetuto che «Castellani deve uscire da una posizione ambigua». Rifondazione comunista ha presentato l'interpellanza: «Il progetto del nuovo FILADELFIA risponde ai criteri normativi? Cioe', disporra' dell'area di parcheggi prevista dalla legge?» Il sindaco, su tutto e a tutti, rispondera' venerdi'. Nell'attesa, i capigruppo ricordano che e' sempre valida la mozione «due stadi per due squadre»: che, dunque, Fila e nuovo STADIO per la Rube alla Continassa sono strettamente legati. Questa mozione, dunque, diminuisce l'importanza della decisione presa allo Sporting dalla Fondazione. Insomma, siamo sempre all'enigma e alla soluzione vicina-lontana di cui sopra. Dicendo si' ad Aghemo, la Fondazione ha investito l'uomo che ha forti ambizioni di diventare presidente del Torino della reponsabilita' di far rinascere il FILADELFIA facendone uno STADIO da 32 mila posti, all'inglese, sul modello del londinese Highbury, la stupenda casa dell'Arsenal. Aghemo potrebbe forse (ovviamente, il condizionale e' d'obbligo) cominciare a chiedere licenze e concessioni edilizie solo dopo il 18 gennaio. Sino a questa data, il Torino ha tempo per subentrargli, tirando fuori subito i 70 miliardi che lo stesso Aghemo, con mossa clamorosa, annuncio' di aver trovato il 27 marzo. Allo stato attuale, e' improbabile che il club granata possa sborsare, sull'unghia, 70 miliardi. Tant'e' che il presidente Vidulich da due anni parla di «un nostro progetto per il Fila» ma alle parole non ha mai fatto seguire un atto concreto che e' uno. Per incominciare a costruire, ad Aghemo sara' necessario l'impegno che il Toro giochera' nel nuovo impianto, pagando un affitto. Al riguardo Novelli, presidente della Fondazione, allo Sporting ha detto che «non e' un problema, l'accordo si trovera'». Mormorio d'assenso da parte di Palazzetti, l'amministratore del Torino che rappresenta la societa' nella Fondazione. Non a caso, e' lui l'astenuto nella votazione pro Aghemo. «Posizione logica la mia. Entro il 18 gennaio vedremo il da farsi, abbiamo sempre un nostro progetto edilizio». Insomma, l'enigma-Fila continua.
Claudio Giacchino

19-10-1999, Ma gli ultras non sognano Quei soldi li vorrebbero spendere per avere un giocatore fenomeno

STAMPA, TORINO, pag.38

Cantava giusto Achille Togliani buonanima in «Addio sogni di gloria»? Citiamo: «Meglio scordar le memorie, vecchio cuor mio». Cuore granata, in questo caso. Pare proprio che ai giovani tifosi del Toro, anche a quelli della curva Maratona, soprattutto ai piu' accesi di loro, ultras e affini, della ricostruzione dello storico caro FILADELFIA non importi assolutamente nulla. Lo hanno anche fatto sapere, in termini nudi e crudi, ad Aghemo che ha trovato per la bisogna 70 miliardi. Quei soldi li vedrebbero meglio spesi in un giocatore di nome: mettiamo un Anelka, l'ultimo fenomeno mediatico, l'ultimo attaccante virtuale. Anelka al posto del FILADELFIA, i 70 miliardi di Aghemo potrebbero bastare per cartellino e ingaggio biennale. Ennesima e percio' ormai classica frattura generazionale? Possibile. C'e' una Torino - e andando in giro per la citta' ne collezioniamo ogni giorno le domande, le speranze, le invocazioni, i sospiri - che sogna il quando e il come potra' tornare in quello STADIO, non importa se di architettura duemillesca: bastera' respirare una certa aria, sostare con gli occhi su un muro di allora, conservato come reperto. Qualcuno, vecchio, ha vissuto il FILADELFIA negli anni del Grande Torino. Qualcuno e' debitore alla tradizione orale ed a quella scritta (c'e' poco, pochissimo quanto a immagini), giornalistica, paraletteraria. Qualcuno ha addirittura «ereditato» il FILADELFIA del padre, dal nonno. E dunque ci sono anche dei giovani, fra quelli che sospirano. Ma tutti giovani sono sicuramente quelli ai quali del FILADELFIA non importa niente, e non sopportano piu' il modo di tifare, di essere granata degli anziani, dei vecchi: li rinnegano, quando non li insultano. Non c'e' niente da fare, e' la storia, anzi e' il divenire della storia. O meglio, c'e' da fare il FILADELFIA. Perche' anche chi gli dice di no ha bisogno di una casa calda per il tifo. Al Delle Alpi i granata hanno inventato la casa Maratona, trasposta dal Comunale come la casa della Madonna a Loreto, i bianconeri la casa Scirea. Ma per andarli a trovare a fare festa da vicino dopo il gol, un loro calciatore deve beccarsi l'ammonizione. Diciamo agli ultras, cari sempre, per quanto vogliamo loro bene e per quanto ci costano in rapporti vari e difficili, di pensare a quando il trentaquattrenne Semioli, magari tornato al Toro con l'eta' di Silenzi dopo un bel vagabondare mercenario, segnera' un gol granata al FILADELFIA e sara' subito li', croccante da amare, diviso soltanto da una rete.
Gian Paolo Ormezzano

18-10-1999, I verdi: serve chiarezza Stadio Filadelfia da oggi la parola al gruppo Aghemo

STAMPA, TORINO, pag.24

Il capogruppo dei Verdi Silvio Viale ha chiesto al sindaco Castellani di fare una comunicazione urgente nel Consiglio di oggi sulla questione stadi. «E' per evitare - ha detto il consigliere - mosse azzardate, che occorre verificare che l'accordo fra Aghemo e Novelli non sia di ostacolo all'individuazione di una soluzione che risponda agli interessi dei cittadini». Intanto ieri al Circolo della Stampa-Sporting la Fondazione campo di via FILADELFIA ha approvato all'unanimita' l'accordo, presentato dal presidente Diego Novelli, che trasferisce ad un gruppo d'intervento, capeggiato da Giuseppe Aghemo, l'impegno di ricostruire lo STADIO granata, per il tramite di una fiduciaria che, a consegna della costruzione avvenuta, trasferira' la proprieta' dell'impianto al gruppo d'intervento. Oggi il consiglio di amministrazione della Fondazione rendera' esecutivo il voto. Per avviare la costruzione, permessa dai 70 miliardi di Aghemo e C., si dovra' attendere il 18 gennaio, termine concesso al Toro per subentrare, con denaro e garanzie, ad Aghemo.

17-10-1999, NUOVO STADIO Filadelfia Ricostruzione piu' vicina

STAMPA, AOSTA, pag.32

Oggi, alle 11, al Circolo della Stampa, viene presentato alla Fondazione Campo di via FILADELFIA 17, il contratto con il gruppo d'intervento di Aghemo che si e' impegnato a ricostruire lo STADIO con un intervento di 70 miliardi di lire.
-> A PAGINA 34
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17-10-1999, Filadelfia, Aghemo entra in campo Ricostruzione piu' vicina
STAMPA, TORINO, pag.34

Oggi presentazione ufficiale del contratto con il «gruppo d'intervento»

Questa mattina alle 11, presso il Circolo della Stampa-Sporting di Torino, in quel club che un tempo la citta' chiamava "la Rubentus" perche' il presidente, Dusio, era anche presidente bianconero, viene presentato alla Fondazione Campo di via FILADELFIA (17 persone: Berrino, Bo, P. Bonetto, G.M. Calleri, Caselli, Castellani, Cottino, Dardanello, Defilippis, Ferreri, Novelli, Ormezzano, Pacifico, Perucca, Rabino, Re, Rossignolo) il contratto con il gruppo d'intervento di Aghemo e C. , che si e' impegnato per ricostruire lo STADIO con annessi e connessi. Sara' lo stesso presidente della Fondazione, Diego Novelli, a illustrare l'accordo, che domani verra' discusso dal consiglio d'amministrazione, dove ci sono, con lui, Ferreri, Rabino e Re per la Fondazione, Castellani e Zanetti per la citta', Palazzetti e Vidulich per il Torino Calcio. Dice Novelli: «La ratifica mi pare fuori di dubbio. Verra' dato mandato della costruzione, con i 70 miliardi messi a disposizione dal gruppo d'intervento, ad una societa' fiduciaria espresso dal gruppo stesso: la Fondazione trasferira' la proprieta' al gruppo d'intervento quando questa fiduciaria dara' il nuovo FILADELFIA, da 32 mila posti, finito, pronto, chiavi in mano». C'e' una condizione sospensiva, pero'. Novelli: «Il Torino Calcio ha tre mesi di tempo, sino al 15 gennaio del 2000, per subentrare al gruppo Aghemo, offrendo le stesse condizioni, cioe' gli stessi soldi ora a nostra disposizione presso la Crt e ritenuti bastanti per STADIO e primi servizi, restando comunque apertissima la finestra del credito sportivo per altri costi». Se la societa' granata, il cui ruolo dunque rispettiamo in pieno, non si fara' avanti, il programma diventera' subito azione concreta, e una commissione paritetica - un esponente del Torino, uno del gruppo Aghemo ed un terzo scelto di comune accordo - fissera' i parametri, indicizzati e assortiti, per determinare il costo dell'affitto che il Torino dovra' pagare per l'impianto: in ogni caso la cifra annuale non dovra' superare, indicizzata, i 3 miliardi e mezzo pagati ora per lo STADIO delle Alpi». Cosa fara' il Torino Calcio di questi tre mesi? Lo abbiamo chiesto al presidente granata Massimo Vidulich: «Speriamo di poter finalmente vedere bene progetto e contratto d'affitto, per decidere se intervenire nella costruzione o affittarla. Non intendiamo toglierci di mezzo, anzi, benche' ci sia in giro gente che ferisce noi e i tifosi parlando di crisi, e grave». Novelli pare ad un altro traguardo di una durissima corsa a tappe: «Abbiamo dovuto demolire il FILADELFIA, due anni fa, cioe' circa tre anni dopo averlo rilevato dal Torino di Calleri, perche' ormai l'impianto, scelto come ricovero da tanta gente in difficolta', era vicino al crollo: potevano anche scapparci dei morti. Le dure giuste notifiche del Comune erano piu' che allarmanti, divennero vincolanti. Non abbiamo mai fatto passi indietro, in cinque anni, mai». E' l'ennesimo impegno della sua vita, gli sta a cuore come forse nessun altro prima. Tutto adesso sembrerebbe bello, bene lubrificato, scorrevole, solare, elementare. Gli avvocati Franzo Grande Stevens e Moreno Martini, per la Fondazione e per il gruppo Aghemo, hanno messo a punto i dettagli. Il progetto dei fratelli Renacco e' quello diciamo «antico», ritoccabile, per uno STADIO all'inglese. Ma c'e' quell'eterno caro tremendo problema che si chiama Torino Calcio, con i suoi guai, le sue dolenzie, i suoi affanni, che finiscono anche per riverberarsi sulla situazione del FILADELFIA: cosi' e', anche se non vi pare. E' quasi impossibile,in effetti, separare freddamente le due situazioni. Voci e non solo voci dicono infatti che il Toro - «nelle cui vicende non voglio assolutamente entrare», fa Novelli, che pure e' socio del club - e' in forti difficolta' economiche, o quanto meno finanziarie: le prime di solito sono assolute, le seconde relative al momento. Il 29, all'assemblea dei soci granata, si parlera' di abbattimento del capitale sociale. Gli stessi tifosi piu' accesi sono divisi nel modo di ardere, di consumarsi. Nostro parere giornalistico personale: se si fosse mosso diversamente, forse Aghemo sarebbe gia' presidente del Torino; se si fosse mosso diversamente, Vidulich sarebbe uscito dal Torino con pochi danni. Adesso Aghemo per comprare e assumersi la responsabilita' del Torino deve esporsi di piu', se davvero la situazione debitoria del club si e' fatta assai pesante. Adesso Vidulich rischia di dover vendere con l'acqua alla gola. Sarebbe una normale o comunque fisiologica situazione del mondo degli affari, se non ci fosse di mezzo quella entita' autenticamente spirituale che si chiama Torino Calcio, e se non ci fosse una squadra che deve scendere in campo senza conoscere cosa sia la tranquillita' sociale. Paradossalmente, piu' e' forte il coinvolgimento sentimentale di Mondonico e dei suoi giocatori, piu' ogni crepa nella serenita' sociale diventa un abisso in cui puo' sprofondare un atleta, una squadra, una partita, una situazione di classifica.
Giampaolo Ormezzano

05-10-1999, Caso FILADELFIA. Presidente, fuori la verita': quando rinascera' finalmente lo STADIO granata?

STAMPA, NAZIONALE, pag.32

«Stiamo aspettando dalla Fondazione la proposta per l'affitto. Nei tre mesi che ci separano dal Duemila proporremo anche una nostra alternativa, in modo che sia il Toro a riedificare il FILADELFIA. E' giusto parlare di futuro. Ma l'avvenire lo si costruisce con un presente di risultati, di fatti e non di parole. E il Toro non e' in crisi di risultati, ne' con l'allenatore che gode della nostra fiducia, ricambiandola, ne' sotto altri aspetti».

25-09-1999, Filadelfia: entro tre mesi l'intesa fra Torino Calcio e Fondazione

STAMPA, TORINO, pag.35

Riunione di maggioranza col sindaco, mentre Rifondazione chiede di salvare lo stadio dei Mondiali Delle Alpi, tra 10 giorni sentenza in Sala Rossa
La sentenza per il Delle Alpi sara' emessa lunedi' 4 ottobre. Cosi' vorrebbe il sindaco che sta svolgendo consultazioni a raffica per rispettare i tempi sollecitati dalla Rubentus. Sara' una scadenza difficile da raggiungere. Lungo il percorso, ogni giorno, viene posto un problema nuovo. Proprio ieri a poche ore da due importanti riunioni, Rifondazione Comunista ha piazzato tre interrogazioni-mina sulla strada di Castellani e del consiglio comunale che dovranno decidere se accogliere le richieste delle societa' di calcio o salvare l'impianto dei Mondiali '90. Mario Contu, capogruppo del partito di Bertinotti, e i suoi tre colleghi della Sala Rossa, Daniela Alfonzi, Ennio Avanzi e Marco Revelli sostengono che: 1) i costi di manutenzione (40 miliardi) indicati dai tecnici comunali per la manutenzione e la gestione dello STADIO di qui al 2006 sono inspiegabilmente raddoppiati rispetto a quelli indicati dalla Pubbligest, l'attuale concessionario (21 miliardi); 2) l'eventuale nuovo FILADELFIA non sarebbe agibile perche' intorno alla struttura non ci sarebbero i metri quadrati richiesti per legge per garantire un corretto deflusso; 3) la scelta della Rubentus di disputare partite di Uefa in altre citta' italiane (Cesena e Palermo) viene meno agli impegni assunti con la Citta' e rischia di comportare per il Comune un danno economico onde evitare che ricadano sul Torino maggiori esborsi per l'uso parziale del Delle Alpi. Osservazioni da verificare, e' stato detto ieri sera nel vertice di maggioranza con il sindaco e l'assessore Ugo Perone. Ma anche osservazioni che non intimoriscono il verde Viale e il diesse Borgogno, i quali hanno gia' espresso la loro volonta' di comprendere le esigenze della societa' bianconera. Ricordano un'altra lettera di due anni fa della Pubbligest che sosteneva una spesa annuale di 6,5 miliardi (di qui il calcolo di 40 miliardi fino al 2006), mentre si dicono interessati ad approfondire le altre due questioni. Per i Comunisti Italiani, invece, il problema e' politico: ai venerdi' (un appuntamento fisso, ogmi settimana) del centrosinistra non si vedono piu' i Popolari e il verde Viale partecipa solo dal punto di vista ''tecnico'', «eh no - avverte Mariangela Rosolen - dobbiamo esserci tutti, e non solo per la questione-STADIO». Alleanza per Torino (presente con Michele Paolino e Paola Monaci) ha gia' ripetutamente dichiarato che preferirebbe si parlasse in modo globale degli impianti, «C'e' pure il Comunale». Del FILADELFIA, invece, gia' ieri sera, nel secondo incontro presso l'ufficio del sindaco, ne hanno parlato Massimo Vidulich e Davide Palazzetti, presidente e amministratore delegato del Torino Calcio, e per la Fondazione Campo FILADELFIA, proprietaria dell'area, l'on. Diego Novelli e l'avvocato Franzo Grande Stevens. Castellani e l'assessore Perone hanno detto ai dirigenti granata che la ricostruzione dello STADIO sul glorioso terreno in cui vinsero scudetti a ripetizione Mazzola e compagni puo' avvenire solo se la societa' di calcio lo dichiarera' suo STADIO sociale. La Fondazione ha gia' raggiunto l'intesa con il finanziatore Aghemo per realizzare l'opera, mentre Vidulich, ieri, ha assunto l'impegno di trovare un accordo entro tre mesi, «e non e' detto - ha aggiunto - che non troveremo noi stessi come Torino Calcio le disponilita' finanziarie per rilevare l'impianto».
Luciano Borghesan