lunedì 9 marzo 2009

13/02/88 - IL SALOTTO LIBERTY DEI PROLETARI

Repubblica — pagina 21
sezione: GLI STADI DELLA NOSTRA MEMORIA

TORINO - Il Filadelfia è uno di quegli stadi all' inglese che dall' esterno sembrano tanto una fabbrica. La facciata è di mattoni rossi scandita dai finestroni con gli infissi bianchi sporcati dal tempo che aprono su un lungo ballatoio con la ringhiera di ferro. Roba da casa popolare ma il Torino si compiace sempre di questa sua anima proletaria; e il piccolo stadio questo ancora lo vuole in qualche modo ricordare, che nella vita si produce e quando ci si diverte si produce ancora qualcos' altro, anche se dai contorni indefiniti e dal fascino che non muore mai. Davanti all' ingresso della tribuna c' è ancora, separato da uno slargo ghiaioso, un altro campo da gioco. Su quella ghiaia scivolavano le Sertum 250 e le Dkw di Gallea e le Guzzi di Rigamonti. Su quel campo si allenavano i ' Balon boys' , agli inizi degli Anni 30, il primo vivaio costruito da una società professionistica italiana. Il nome è un tributo al grande Baloncieri. Il vanto del Torino, di crescere ogni gioventù del suo tempo secondo le sagge regole del football, e distribuirla in giro per l' Italia quasi fosse un surrogato del servizio militare, nasce da questo prato e dagli allenatori della prima squadra che allora mettevano le mani anche nelle squadre giovanili. Uno di questi era un austriaco dal carattere severo che non gli procurò molte simpatie, Karl Sturmer. Era un uomo rigido, che finì ad allenare a Cesena e che la guerra fermò a Faenza, ammazzato da una pallottola tedesca, forse per qualche dissidio più serio sui fatti della storia ma che ugualmente doveva riguardare una qualche moralità. C' era allora tra i ragazzi del Torino una grande promessa, Mongero. Sturmer lo faceva palleggiare per ore, cercando di educare il suo spirito ribelle. In una partita tra le riserve del Torino e la Nazionale, Mongero si ritrovò davanti al grande Luisito Monti. Giocò contro di lui alla pari e a momenti lo sovrastò. "Guarda, Pozzo, il nuovo mediano della Nazionale" gridavano i tifosi granata. Mongero non aveva perso la testa per il pallone ma per una signora di Torino. Il suo battaglione degli Alpini lo mandò a Susa ma lui scappava continuamente; allora la società decise di rinchiuderlo in una delle stanze sotto la tribuna centrale. Ma lo stesso lui si affacciava al ballatoio e la notte si calava lungo la grondaia. Sotto la tribuna, sulla sinistra, c' era una palestra dove facevano ginnastica i Balon boys d' inverno. Oggi ci sono calcinacci, vecchi bauli e assi fradice. Lo stadio conserva vecchi rottami con grande noncuranza. All' imbocco della scala che porta alla tribuna c' è un' elica contorta sulla sinistra e sulla destra una ruota d' aeroplano. Stanno lì sotto un telone, abbandonati senza cerimonie, non ci sono cartellini o targhe che dicano il perchè di quegli oggetti rotti. Forse è un' involontaria grandezza d' animo che ha creato questo clima, la coscienza che tragedia più grande di quella della morte dei giocatori non ci potesse essere e che nessuna cerimonia ricordo potrà esserci dopo lo schianto di Superga. Sulla sinistra c' è una lapide nera dell' Atletico River Plate che parla de ' los caidos' ; di fronte un' altra lapide inneggia a ' los hermanos' ; questa seconda è del Racing Club. Quel giorno sulla balaustra della tribuna furono appoggiate le undici maglie dei giocatori, i numeri rivolti in basso; la gente aveva mazzi di fiori e li depositava vicino alle porte. C' erano altri fiori all' inaugurazione del Filadelfia, sfilarono i ragazzi di tutte le squadre di Torino, poi scese in campo la Fortitudo di Ferraris IV e fu battuta per 4-0. Era il 17 ottobre 1926, seconda di Campionato. Il campo era della Società Civile Campo Torino, costruito dall' ingegner Filippa, uno dei soci, con i soldi del conte Cinzano. Dalle poltroncine, numerate, di legno si alzava l' avvocato Dal Fiume che sfoggiava eloquenza e diceva la sua sul gioco; intanto il signor Bormida, capotreno, impugnava la sua tromba d' ordinanza delle Ferrovie per suonare la carica degli attacchi granati. E correva, seguendo l' attacco come fosse un' ala destra distaccata in tribuna. Era un salottino per vedere il calcio quella tribuna: ma era uno stadio dove potevi afferrare la caviglia dell' arbitro. Il Filadelfia è lo stadio dove nacque la ' zona Cesarini' , il 13 dicembre 1931. All' ultimo minuto, sul 2-2 con l' Ungheria, fu visto Cesarini spostare Costantino dalla palla, come colto da un' ispirazione improvvisa, guardare il portiere, fintare un passaggio a Orsi e segnare d' astuzia. Dalle curve per il tripudio i tifosi precipitavano su sè stessi fino ad addossarsi alla rete. Il solito pubblico ' caldo' , quello che ' dà tre punti di più alla squadra' , quello che conserva il carattere di comunità paesana anche quando ci sono semidei in campo. Ma erano i giorni di Libonatti e Rossetti, quando il Torino segnava 14 gol alla Cremonese e si faceva togliere lo scudetto del ' 27 per colpa di Allemandi. L' anno seguente i granata andavano male, poi giunse la punizione della Figc e si svegliarono. Si fa un volantinaggio all' ingresso dello stadio per invitare gli spettatori a sostenere il Toro. Ma nei derby a scontrarsi non era la tecnica ma la filosofia, di qua le fabbriche di là le ville, i torinisti a rimproverare l' anima sparagnina dei bianconeri, la psicologia di chi deve difendere il proprio patrimonio contro l' allegria di chi non ha nulla da perdere. Borel II, in un Torino-Juventus del quinquennio ' 30-35, partì da metà campo lanciato da un ' half' e andò a segnare. Da ragazzo aveva vinto uno scudetto con i Balon Boys, ma si sapeva che sarebbe tornato alla Juve a fine stagione: allora nella foto celebrativa lo tagliarono via, inquadrando un altro ragazzino dall' altra parte della foto, Raf Vallone. Qualche anno dopo Grezar avanzò con la palla al piede dal centrocampo, e mentre avanzava la difesa avversaria retrocedeva spaventata, finchè il mediano non fu davanti al portiere, lo scartò e segnò il quinto gol. Era Torino-Alessandria 10-0, il massimo punteggio del girone unico. Mazzola stava giocando male, di quei tempo aveva problemi familiari. Qualcuno in curva cominciò a beccarlo, così, tanto per dare fastidio. Mazzola lo individuò, tentò di raggiungerlo scavalcando la recinzione, fu fermato dai compagni e dagli avversari. Ritornando a centrocampo aveva i denti stretti e minacciò con il pugno un amico che voleva calmarlo. Ma altre volte si rimboccava le maniche e dava il via alla rimonta, in quei cinque anni di felicità che ripagarono delle amarezze dei cinque anni juventini. Il Filadelfia restò imbattuto per sei anni, dal 17 gennaio 1943, 1-3 con l' Inter, a un derby del novembre ' 49: 93 partite fino a Superga (83 vinte e 10 pareggiate), più le 3 giocate dai ragazzi, più 3 vittorie e un pareggio della stagione seguente. Ritornarono le sconfitte anche se le bombe erano già cadute e durante la guerra bruciarono l' archivio della società. Pochi giorni dopo l' entrata in guerra si aspettava l' arbitro Ciamberlini da Genova che non arrivò mai. Torino e Bologna si misero d' accordo per giocare con arbitro trovato in tribuna. Il pubblico rubava i palloni perchè pensava fosse un' amichevole, poi la partita fu sospesa e ci fu un' invasione di campo. La gente voleva i soldi indietro, gli alpini erano tra i primi a reclamare le 2 lire di rimborso. Si alzò a parlare il Federale di Torino, lo zittirono al grido di ' Imboscato' . Qualcuno sparò in aria, ci furono botte da orbi. Il Filadelfia è stato anche campo di gesti violenti: qui Levratto ruppe la rete con un tiraccio, nessuno capì cosa fosse successo, l' arbitro era indeciso se dare il gol. Qui sono nate tante leggende del calcio italiane, su questo campo Gabetto sospendeva per un istante le sue partite di poker. Mancò la festa dello scudetto del ' 42-' 43, vinto a Bari con un gol negli ultimi minuti, dopo un viaggio in vagone letto. Per evitare l' assalto di viaggiatori e tifosi si disse che trasportava ammalati contagiosi. Ora il Torino vuole comprarlo dalla Federazione, cui appartiene da decenni e ristrutturarlo. Si aspetta, l' arrivo di qualcuno un po' malato capace di fare cose strabilianti. E si aspetta che i ragazzini tornino con le loro moto, da appoggiare al muro di mattoni rossi.
- dal nostro inviato CORRADO SANNUCCI



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