martedì 2 giugno 2009

20/04/01 - Cimminelli: senza di me il Toro sarebbe morto

Repubblica — pagina 12

In principio erano Mondonico, la bassa serie A, il presidente Aghemo, tanti debiti, Ferrante e il fantasma del Filadelfia. Oggi sono Camolese, l' alta serie B, Romero, un portafoglio decisamente più leggero, il quartetto SchwochArtisticoColomboCalaiò e la solita e scomoda presenza di un morto che fatica a risorgere. In principio era il 19 aprile 2000, giorno dell' avvento di Francesco Cimminelli (64 anni) al Torino; oggi è un anno e un giorno, tante partite, una retrocessione e molte facce nuove dopo. Ha preso la società in A e là la vuole riportare, dopo aver conosciuto anche i brividi della zonaC. Cimminelli e il suo arrivo. Nella salacomandi di piazza San Carlo si è insediato da profondo esperto di plastica e affini (la sua azienda, la Ergom, è un colosso in questo campo), ma da perfetto estraneo al mondo del calcio. Le sue conoscenze si limitavano alla Rubentus, per la quale e non ne ha mai fatto mistero nutriva e nutre grande simpatia. All' acquisto del Torino è arrivato solo dopo che la cordata di imprenditori interessati all' acquisizione ha smarrito per strada tutti gli altri componenti, spaventati da una situazione economica disastrosa. Mandando allo sbaraglio l' industriale Aghemo, alla fine di una lunga trattativa con il vecchio proprietario Regis Milano, il presidente Vidulich e tutti gli altri «genovesi», è riuscito a rilevare la società pagandola 29 miliardi e scoprendo, più tardi, che i debiti ammontavano a 144 miliardi. Li ha ripianati tutti. «Se avessi aspettato ancora un po' ha detto ieri per l' ennesima volta il Torino sarebbe fallito e io avrei tirato fuori meno soldi. Non ci fossi stato io, però, ora la squadra sarebbe in C2» . Cimminelli e le rivoluzioni. Gli piace comandare, e per questo chi lo ostacola ha vita - professionale breve. Appena arrivato ha nominato presidente l' ex ariete Aghemo e amministratore delegato Marangio. Entrambi sono durati poco: al primo ha dato del «matto» e lo ha sostituito con il placido Romero, mentre al secondo ha dato il benservito e lo ha sostituito con se stesso. In ambito dirigenziale, sono cadute altre teste, ultima delle quali quella del responsabile marketing Fassone. A livello di squadra, invece, dopo aver cacciato Mondonico retrocesso in B alla fine della passata stagione, in panchina ha messo Simoni, che però non gli è mai andato a genio. Il suo reale obiettivo era infatti Mazzone, uno focoso come lui. Alla prima occasione buona - il 29 ottobre, dopo l' 13 di Piacenza - ha cacciato il tecnico mal sopportato e si è affidato a Camolese, diventato poi l' uomo dei miracoli. Come ds (Pavarese è andato subito a Napoli) voleva Pieroni, ex Perugia e nemico giurato del Torino: dopo averlo messo sotto contratto, è tornato sui suoi passi, «convinto» dalla rivoluzione dei tifosi, e ha chiamato Mazzola. È stata la sua mossa più saggia. Cimminelli e i giocatori. Più sono giovani, più gli piacciono. Ha capito ben presto, però, che per risalire dalla B ci vuole gente esperta. Nonostante questo, ha sempre odiato i rappresentanti della vecchia guardia, Ferrante in testa (soprattutto dopo le lamentele fatte, in estate, a pochi giorni dal rinnovo del contratto). Non è un caso se, dei calciatori retrocessi dalla A alla B, al momento solo due giocano titolari: Bucci un altro che non gli sta simpatico e Galante. Vuole ricostruire il vivaio, ma gli sforzi maggiori, per ora, sono stati rivolti alla prima squadra. Sedici i calciatori nuovi, compresi i cavalli di ritorno (Asta, Semioli, Cudini, Delli Carri, Fattori, Venturin). Cimminelli e il Filadelfia. La ricostruzione dello stadio, che alla lunga avrebbe portato parecchi soldi, è uno dei motivi per cui ha comprato il Torino. Il sogno dei tifosi e il suo grande piano si sono arenati nei 537 emendamenti presentati dal consigliere comunale Viale. Ora si dedica al centro sportivo di Borgaro (su 530mila metri quadrati), la futura casa granata: la prossima settimana inizierà il primo lotto dei lavori, quello che comprende due campi da calcio in cui la squadra si potrà allenare dal prossimo 30 agosto gli spogliatoi e le attività commerciali. È l' unico per il quale esista già un progetto esecutivo. «Una volta c' erano i figli del Filadelfia - dice da agosto ci saranno quelli di Borgaro». È molto furbo: scommettiamo che ci saranno, di nuovo, anche quelli del Filadelfia?
ALESSANDRO ALCIATO

Nessun commento:

Posta un commento