giovedì 27 dicembre 2012

27/12/12 - TORO, lo scrigno con 30 mila cimeli

IL GRANDE TORINO E LA LEGGENDA GRANATA.
Esiste dal 2002 ed è gestito dai tifosi: caso unico in Italia.
Tutto cominciò tra le rovine del Filadelfia
 
MARCO BONETTO
 TORINO. Con legittimo orgoglio il presidente della Memoria Storica Granata sottolinea che «il museo del Grande Torino e della Leggenda Granata è un caso più unico che raro». Perché, ricorda Domenica Beccaria, «è stato fondato ed è gestito esclusivamente da un gruppo di tifosi, tutti volontari e senza fine di lucro, come da statuto. Ed è stato anche il primo museo del calcio nato a Torino». Era il 2002. E aveva sede a Superga, a pochi metri da dove si schiantò l’aereo del Grande Torino. Dal 2008 il museo si è trasferito a Grugliasco, hinterland di Torino. In una storica dimora, Villa Claretta (via La Salle 87), dagli spazi espositivi molto più grandi rispetto alla sistemazione originaria: 650 metri quadrati tra piano terra (scelte tematiche) e il primo piano (percorso cronologico: oltre un secolo di storia). Spazi molto ampi, ma che non bastano comunque per ospitare contemporaneamente tutti e 30 mila i cimeli a disposizione dei responsabili del museo. Che, di conseguenza, con ciclica cadenza fanno ruotare alcuni oggetti tra vetrine e magazzini, pur di far vivere l’intero patrimonio di storia. E’ uno splendido scrigno, quello di Villa Claretta. Un altro mondo: di gloria, innanzi tutto. Ogni oggetto è un personaggio che parla col cuore e al cuore. Numerosi pannelli esplicativi aiutano il visitatore. Tutto cominciò 15 anni fa, quando iniziò la demolizione del Filadelfia. Tra le rovine dell’antico stadio Beccaria e i suoi soci, con sensibilità e lungimiranza senza pari, salvarono tutto ciò che trovavano e poteva avere un interesse storico e sentimentale: trofei, scarpe, divise, foto, documenti... Una nuova svolta si registrò quando al museo venne concessa la celebre tromba di Bolmida, che risuonava al Fila ai tempi del Grande Torino: la prima donazione.
DONAZIONI CONTINUE «Ormai non si contano neanche più i tifosi e i parenti di ex giocatori che aiutano il museo a ingrandirsi sempre di più - dice Beccaria -. Sono un numero impressionante, è un successo nel successo. Hanno messo a disposizione di tutti i loro cimeli, la loro generosità viene da noi ricordata nelle targhette»: è una splendida corsa ad arricchire sempre più queste sale in cui meraviglia e commozione, fascino e gloria, leggenda e tragedia si mescolano in una continua esplosione di emozioni. «Il museo ospita anche mostre temporanee, approfondimenti (su Valentino Mazzola, in questi giorni fino al 17 febbraio; poi toccherà a Giagnoni, dalla settimana successiva; ndr). I rapporti stretti, di amicizia, con i musei della Fiorentina, del Genoa, del Barcellona, del Benfica e del River Plate ci hanno consentito di varare molte altre sorprese. Il nostro museo è anche tra i soci fondatori della Federazione italiana musei sportivi». Nonostante la dislocazione lontana dallo stadio Olimpico o dal centro di Torino, ogni anno si annoverano 6 mila visitatori. Un numero eccezionale. Con, al fianco, le iniziative volte a coinvolgere le scolaresche. Nella speranza che un giorno questo scrigno possa trasferirsi nel nuovo Filadelfia, il futuro prossimo del museo (Beccaria è il presidente, Giampaolo Muliari l’altrettanto apprezzato direttore) continuerà a offrire un’inimitabile passeggiata tra sale in cui gli oggetti dei pionieri di inizio Novecento fanno da cornice ai tanti oggetti del Grande Torino (compreso quelli trovati sul luogo della tragedia), ai ricordi di Meroni, Ferrini e dello splendido ciclo di Pianelli, ai cimeli dello stadio Filadelfia o della storia più recente. Ricchissima anche la parte fotografica e dei vecchi giornali (
info@amsg.it ; il biglietto costa 5 euro, ma gli under 12 e i possessori della tessera dei musei piemontesi non pagano).
Foto: Il tecnico Giampiero Ventura durante la visita al museo (M. Dreosti) La celebre Balilla appartenuta allo sfortunato fuoriclasse Gigi Meroni

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