domenica 17 febbraio 2013

16/02/13 - ...E dovrebbe bastarci una lettera?

La Città di Torino non deve dare niente per il Filadelfia se non quanto dovuto
 
Agli sgoccioli di una campagna elettorale quanto mai poco sentita, si assiste al montare di quel sentimento definito “anti-politica” che tende ad associare le caratteristiche peggiori del malgoverno italiano a tutti i facenti parte dell'ambiente, indistintamente.
Riesce difficile dunque immaginare che una lettera, una semplice lettera, venga sbandierata - da parte di uomini politici - come fosse un editto da strillare in piazza con sigillo imperiale in bella vista a garantirne imperitura validità. Eppure é così: incalzati in merito all'evolversi (o involversi?) della questione Filadelfia, diversi amministratori pubblici torinesi hanno usato “la lettera di Fassino” come inattaccabile vessillo della propria buona fede; “
di cosa dubitate, c'é la lettera di Fassino!”, “Ma come, non avete visto la lettera di Fassino?”.
Ma cos'é, questa lettera, diffusa ieri mattina in tempo reale su queste pagine?
Innanzitutto sì, é la promessa scritta di un politico. Bene.
Pecchiamo forse della suddetta “anti-politica” se diciamo che normalmente in Italia chi al potere fa a gara con i colleghi a chi si rimangia più promesse, e che la data da segnarsi sul calendario sarà eventualmente quella in cui un impegno verrà invece mantenuto? Specie sul Filadelfia.
Andando comunque ad analizzare l'oggetto delle righe vergate dal Sindaco o da chi per lui, non scorgiamo nulla di nuovo, se non il ribadire una promessa già infranta (il milione da accreditare entro il 31/12). Vengono ricordati il totale di 3,5 milioni che verranno (forse) versati dalla Città, l'analoga cifra da parte della Regione, il milione promesso da Cairo in merito al quale si fa notare che ancora manchi la “formalizzazione” (giusto: presidente...?), e poi eccola, la novità: “Per questo – continua il primo cittadino - ho sollecitato il presidente Chiabrera a che la Fondazione presenti il progetto definitivo e il relativo piano finanziario entro il 15 maggio per passare così successivamente al più rapido avvio delle procedure operative”.
Paragrafo, questo, che da più parti stamani é stato definito “ultimatum” di Fassino.
“Ultimatum”? Ma un ultimatum non é, per sua natura, un ennesimo avviso, una richiesta che é stata preceduta da molteplici analoghe, di norma non risposte?
Domanda che ci poniamo legittimamente, questa, dal momento che di “progetto definitivo” e “piano finanziario” non era mai stata fatta né domanda né anche solo menzione, fino a ieri. E adesso, d'emblée, ecco una condizione definita necessaria per avere quanto spetta di diritto da anni allo stadio Filadelfia, alla tifoseria del Toro e alla cittadinanza torinese.
Già, perché non ci stanchiamo mai abbastanza di ripeterlo: i soldi che il Comune deve riconoscere per uno dei monumenti dei quali dovrebbe andare più orgoglioso non sono soldi pubblici, sono soldi del Filadelfia, che la Città di Torino tiene in ostaggio e che deve sbloccare.
Invece, ora una nuova trovata, per ritardare anche solo quell'elemosina promessa entro lo scorso 31 dicembre.
E' del tutto evidente che la Fondazione non può produrre un piano finanziario in assenza di un bando di concorso per il progetto e del relativo vincitore, perché non conoscerebbe troppi dettagli dell'opera, che avrebbero il loro bel peso sul piano stesso (materiali, manutenzione etc).
Se qualcuno, giunto fin qui, volesse ancora provare a credere alla buona fede di chi é preposto a sovrintendere alla storia del Filadelfia, potrà fare il confronto con l'analoga lettera di richieste che venne indirizzata alla Juventus FC quando si trattò di porre mano ai lavori dell'altro stadio: non vi troverà condizioni quali piano finanziario etc, né scadenze tanto inverosimili, perché in effetti...non troverà alcuna lettera di richieste.

(foto da Tutto_FILA)
Scrivi a Alessandro Salvatico
 
http://www.toro.it/press/view/2040

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